Linfodrenaggio: tecniche, benefici e controindicazioni

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Il linfodrenaggio per ripristinare il corretto circolo linfatico.

Quella del linfodrenaggio è una tecnica di massaggio esercitato su specifiche aree del corpo, nelle quali il circolo linfatico risulti ridotto.

Attualmente, si ricorre al linfodrenaggio per favorire la circolazione linfatica e l’espulsione dei liquidi dai tessuti.

Le nostre gambe sono sottoposte a molti tipi di stress nel corso degli anni e, se non curati, gonfiore e ritenzione idrica possono anche peggiorare con il passare del tempo. 

Il massaggio linfodrenante è una soluzione a questi problemi e può aiutare le gambe gonfie a drenare i liquidi. 

Scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere.

Sistema linfatico

Sistema Linfatico

Poco conosciuto, ma molto importante, il sistema linfatico consente alla linfa di fluire nei tessuti corporei, drenando ogni angolo dell’organismo, prima di riversarsi nelle vene toraciche. 

Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti ed è considerato il baluardo di difesa del nostro organismo. 

Lungo le vie linfatiche, infatti, esistono degli organi, chiamati linfonodi, capaci di produrre i cosiddetti linfociti, ossia una serie speciale di globuli bianchi deputata all’eliminazione dei microrganismi ostili. 

Quando l’organismo sta combattendo un’infezione, i linfonodi accelerano la sintesi e la trasformazione di questi linfociti, aumentando così di volume e diventando apprezzabili e dolenti al tatto: da qui, l’espressione “avere i linfonodi ingrossati”.

Il sistema linfatico è costituito da un articolato sistema di vasi, molto simile a quello circolatorio venoso e arterioso. 

A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi, mossa dall’azione dei muscoli: contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. 

Quando tale azione viene meno, ad esempio a causa dell’eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti: ecco spiegato come mai piedi e caviglie si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. 

Per lo stesso motivo, quando la gamba è immobilizzata da un’ingessatura occorre mantenerla sollevata al di sopra del livello del cuore, proprio per fare in modo che la forza di gravità agevoli il drenaggio linfatico. 

Similmente a quelli del sistema cardiocircolatorio, i vasi linfatici più piccoli, detti capillari, si trovano nelle regioni periferiche dell’organismo e, riunendosi tra loro, danno origine a vasi sempre più grandi, fino a riversarsi nel dotto toracico. 

A differenza di quelli sanguigni, i capillari linfatici sono a fondo cieco e sono dotati di una parete ancor più sottile, formata da cellule separate da ampie aperture. 

Unendosi alla linfa presente nei vasi provenienti dalla parte superiore del corpo, la linfa trasportata dal dotto toracico si riversa a livello della congiunzione tra vene succlavie e vena giugulare.

In corrispondenza di alcune giunzioni tra i vari dotti linfatici, situate in punti strategici dell’organismo, troviamo vere e proprie stazioni di filtraggio, dette, appunto, linfonodi

Lungo il sistema linfatico incontriamo anche i cosiddetti organi linfatici, deputati a produzione e purificazione della linfa, ossia timo, milza e midollo osseo. 

Di colore trasparente, giallo paglierino o lattescente a seconda dei casi, la linfa contiene zuccheri, proteine, sali, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine, globuli bianchi ecc. 

Rispetto al sangue, la linfa è particolarmente ricca di lipidi

I vasi linfatici di maggiori dimensioni si caratterizzano per il susseguirsi di restringimenti e dilatazioni a cui si associano vere e proprie inserzioni valvolari, che, similmente a quelle del sistema venoso, impediscono il reflusso della linfa, obbligandola a scorrere in un solo senso; la parete di alcuni di questi vasi ha anche capacità contrattile. 

Tutte queste peculiarità anatomiche sono fondamentali per consentire il passaggio unidirezionale della linfa: dal liquido interstiziale dei tessuti verso la circolazione sistemica, anche contro gravità.

La linfa deriva direttamente dal sangue ed ha una composizione ad esso molto simile, nonostante sia più ricca di globuli bianchi e poverissima di quelli rossi. 

Circolando negli spazi interstiziali, ossia quegli spazi compresi tra una cellula e l’altra, ha lo scopo di riassorbire il plasma, cioè la parte liquida del sangue, presente in queste zone. 

Le sottilissime pareti dei capillari sanguigni sono, infatti, permeabili all’acqua e a varie sostanze; proprio grazie a questa permeabilità, può avvenire il passaggio di ossigeno e sostanze nutritive dal sangue ai tessuti, che, dal canto loro, riversano nel torrente ematico anidride carbonica e prodotti di rifiuto. 

La linfa rappresenta un efficace sistema attraverso cui l’organismo raccoglie liquidi e materiale di scarto dalla periferia per poi veicolarlo agli organi di depurazione, quali fegato, reni, polmoni, linfonodi. 

Da questo punto di vista, la funzione del sistema linfatico è, quindi, molto simile a quella del circolo venoso.

Quando il prezioso sistema di drenaggio linfatico va in tilt, si possono accumulare notevoli quantità di liquidi negli spazi interstiziali a causa del gradiente osmotico sfavorevole (passaggio di acqua dalla soluzione a concentrazione minore a quella a concentrazione maggiore, cioè dal sangue agli spazi interstiziali). 

Questa condizione è definita edema e, come ricordato, è la tipica conseguenza dell’immobilizzazione prolungata

Oltre che da un inadeguato drenaggio linfatico, l’edema può essere causato dall’aumento della filtrazione capillare rispetto al riassorbimento: questa condizione è tipica di alcune malattie, come l’insufficienza cardiaca e la malnutrizione calorico proteica, il kwashiorkor.

Funzioni del sistema linfatico

  • Riportare in circolo il liquido e le proteine filtrati dai capillari sanguigni; 
  • trasferire i grassi assorbiti a livello dell’intestino tenue nella circolazione sistemica;
  • catturare e distruggere patogeni estranei all’organismo, producendo e trasformando le cellule deputate alla loro neutralizzazione.

Per mantenere in salute il sistema linfatico, è molto importante svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire l’azione della pompa muscolare. 

Quando questa sana abitudine si associa ad un’alimentazione equilibrata, le difese immunitarie massimizzano la loro efficacia, impedendo così che il sistema linfatico vada in tilt per il troppo lavoro.

Esistono, inoltre, particolari tecniche di massaggio, che aiutano il sistema linfatico a drenare più efficacemente il liquido che ristagna nelle zone periferiche: si parla di linfodrenaggio manuale.

Storia

La scoperta del linfodrenaggio e la coniazione del nome “Drenaggio Linfatico Manuale” o DLM vengono ascritte al fisioterapista danese Emil Vodder e alla moglie Estrid

Tuttavia, le basi di questa tecnica di massaggio risalgono a tempi precedenti.

Difatti, alla fine del XIX secolo, fu il dottor Alexander Von Winiwarter a introdurre per primo una particolare e nuova metodica di massaggio allo scopo di contrastare il linfedema: tale metodica prevedeva l’esecuzione di un massaggio leggero, seguito da compressione e, infine, dall’elevazione delle estremità del paziente allo scopo di favorire il deflusso dei fluidi linfatici.

Tuttavia, questo tipo di massaggio non ebbe grande successo, fino a quando non fu perfezionato dal dottor Vodder, che lo rese pubblico nel 1936: a partire da questa data e per i 40 anni successivi, i coniugi Vodder continuarono la loro attività di fisioterapisti, effettuando dimostrazioni e insegnando il loro metodo. 

Con il passare del tempo, il numero di medici, massaggiatori e fisioterapisti interessati a questa innovativa tecnica di massaggio aumentò sempre di più, fino a quando, nel 1967, venne fondata la Società per il Drenaggio Linfatico Manuale del Dott. Vodder.

Linfodrenaggio cos’è

Il linfodrenaggio è una particolare tecnica di massaggio, esercitata nelle aree del corpo caratterizzate da eccessiva riduzione del circolo linfatico

Come preannuncia la parola stessa, il linfodrenaggio favorisce il drenaggio dei liquidi linfatici dai tessuti: l’azione meccanica manuale viene esercitata sulle aree che interessano il sistema linfatico, composto da milza, timo, noduli linfatici e linfonodi, allo scopo di facilitare il deflusso dei liquidi organici ristagnanti. 

Linfodrenaggio indicazioni

Come accennato, lo scopo del linfodrenaggio è quello di far defluire, quindi drenare i fluidi linfatici

Per tale ragione, questa particolare tecnica di massaggio è indicata e sfruttata con successo per: 

  • favorire il riassorbimento degli edemi;
  • regolare il sistema neurovegetativo;
  • favorire la cicatrizzazione di ulcere e piaghe nei diabetici.

Inoltre, il linfodrenaggio è ampiamente utilizzato anche nell’ambito della medicina estetica: non a caso, sono molte le donne che ricorrono a questo tipo di massaggio per combattere gli inestetismi della cellulite. 

Ancora, il trattamento con linfodrenaggio viene spesso consigliato ai pazienti che si sono sottoposti a interventi di chirurgia estetica, quali la liposcultura e la liposuzione. 

Infine, vista la sua capacità di eliminare il ristagno di liquidi favorendo il riassorbimento degli edemi, il linfodrenaggio risulta essere una tecnica particolarmente utile e indicata anche nelle donne in gravidanza. Per maggiori informazioni in merito, consultate Linfodrenaggio in gravidanza.

Linfodrenaggio benefici ed effetti

Il linfodrenaggio esplica le proprie funzionalità e i propri benefici secondo tre metodiche:

  • azione drenante dei liquidi: favorisce l’eliminazione dei liquidi interstiziali e linfatici;
  • attività rilassante delle fibre muscolari;
  • capacità di introdurre nel circolo ematico leucociti ed immunoglobuline, prodotte negli organi del sistema linfatico.

Il tutto si traduce in un miglioramento della circolazione linfatica e nel conseguente benessere del paziente.

Linfodrenaggio tecniche

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il linfodrenaggio è una tecnica difficile da eseguire: infatti, l’operatore deve conoscere perfettamente il circolo linfatico e le zone da trattare, in quanto, solo in questo modo, il drenaggio dei liquidi interstiziali e della linfa potrà essere favorito dalle giuste manipolazioni. 

Lo scopo è quello di indirizzare la linfa verso le zone linfatiche più vicine all’area massaggiata: in questo modo, la circolazione superficiale della linfa e lo scorrimento della stessa è facilitato.

Nel corso del tempo, si sono sviluppate diverse tecniche al fine di eseguire dei linfodrenaggi efficaci.

Ad ogni modo, possiamo affermare che le metodiche principalmente impiegate sono sostanzialmente due: il metodo di Vodder e il metodo di Leduc

Questi due metodi si differenziano principalmente per il tipo di movimenti eseguiti, pur basandosi sui medesimi principi fondamentali.

La tecnica del linfodrenaggio si attua tramite applicazione di un leggero movimento pressorio sulla cute, che deve essere lento e delicato, avendo cura di applicare spinte tangenziali.

Il linfodrenaggio deve seguire il percorso della linfa: a tal proposito, il massaggio richiede d’iniziare a livello del collo, che è la zona in cui si trovano i linfonodi in cui la linfa si mescola al circolo ematico. 

Solo successivamente, la tecnica procede nelle altre zone del corpo. 

Linfodrenaggio metodo Vodder

Il metodo Vodder prevede l’esecuzione di quattro movimenti tipici: spinte circolari, rotatorie, movimenti a pompaggio ed erogatori.

I movimenti circolari, che devono essere sempre applicati in modo leggero e allo stesso tempo consistente, in genere, si effettuano a livello del collo e del viso: frequentemente, il linfodrenaggio comincia proprio con questo massaggio circolare, in quanto a livello del collo circolo ematico e linfatico si mescolano attraverso i linfonodi presenti in quest’area.

Il massaggio prosegue con movimenti rotatori, in cui l’esperto fisioterapista esegue movimenti con il polso, alzandolo ed abbassandolo e frizionando la mano sulla cute, in modo circolare.

Successivamente, il linfodrenaggio Vodder prevede movimenti a pompaggio: si altera la pressione dei tessuti per permettere una circolazione migliore della linfa, per cui il fisioterapista sposta la pelle del paziente cercando di disegnare una sorta di cerchi ovali e spostando le dita nella stessa direzione. 

Tutti questi movimenti vengono alternati con una frizione erogatrice, che consiste nel movimento rotatorio del polso sulla pelle del paziente.

Linfodrenaggio metodo Leduc 

A differenza del metodo di Vodder, il metodo Leduc prevede l’esecuzione di un minor numero di movimenti rientranti in protocolli terapeutici, che variano in funzione del tipo di disturbo da trattare. 

I movimenti previsti dal metodo di Leduc sono due:

  • la manovra di richiamo, che deve essere effettuata a valle della zona interessata dal disturbo e ha lo scopo di svuotare i collettori linfatici;
  • la manovra di riassorbimento, che viene effettuata in corrispondenza delle aree interessate dalla ritenzione e si prefigge lo scopo di favorire il riassorbimento dei liquidi all’interno dei vasi linfatici superficiali.

Infine, nella metodica di Leduc, l’area interessata dal ristagno di liquidi deve essere bendata: tuttavia, il bendaggio non deve essere compressivo e va effettuato partendo dalla periferia del corpo verso il centro.

L’esperienza del massaggiatore

La manualità del fisioterapista rappresenta sicuramente un fattore importantissimo: infatti, con l’esperienza, lo specialista affina la capacità di applicare il linfodrenaggio.

Il massaggio deve seguire il flusso linfatico e la frizione sulla pelle non deve essere troppo pesante, per evitare che il paziente percepisca dolore; inoltre, la cute non deve arrossare dopo la seduta: non a caso, il linfodrenaggio è spesso definito anche massaggio dolce

Solo nel caso in cui il fisioterapista applichi queste regole base, il linfodrenaggio potrà svolgere gli effetti terapeutici desiderati.

Oltre a tali regole basilari, il massaggiatore deve mettere in pratica anche alcuni piccoli, ma efficaci accorgimenti, in modo che il soggetto possa trarre ancor più beneficio dal linfodrenaggio: 

  • le mani del fisioterapista devono essere calde;
  • l’ambiente dev’essere idoneo: la temperatura non deve essere eccessivamente calda o fredda;
  • il paziente deve stare comodo, i muscoli non devono essere tesi e le aree del corpo non interessate dal linfodrenaggio devono essere coperte;
  • la pressione del massaggio dovrebbe aumentare gradualmente e, a conclusione del massaggio, il soggetto dovrebbe riposare circa 15 minuti.

Inoltre, è fondamentale che il linfodrenaggio sia effettuato direttamente con le mani, senza l’ausilio di oli o creme: il contatto con la pelle del paziente deve essere diretto e l’attrito è fondamentale per spingere pelle e liquidi ristagnanti in modo appropriato, mentre le creme favorirebbero lo scivolamento delle mani lungo il corpo.

La pressione esercitata dalle mani dello specialista sulla pelle del paziente non deve essere eccessiva, per evitare d’incrementare il passaggio di liquidi dai tessuti ai vasi ematici ma favorire, viceversa, il drenaggio dei liquidi linfatici.

Durata del trattamento

È raro che in una sola seduta le manovre del linfodrenaggio possano risolvere completamente l’edema, nonché il ristagno dei liquidi. 

Generalmente, il paziente si deve sottoporre a più trattamenti per ottenere buoni risultati duraturi: ovviamente, la frequenza e la durata delle sedute saranno stabilite in base al disturbo del paziente. 

Linfodrenaggio controindicazioni e consigli

Come tutte le terapie, ci sono controindicazioni: il linfodrenaggio è severamente sconsigliato nei soggetti affetti da infiammazioni acute, tumori maligni, edema cardiaco

Anche chi soffre di alterazioni pressorie, quali ipotensione o ipertensione, non dovrebbe sottoporsi a trattamenti linfodrenanti, così come le persone asmatiche e le donne durante il ciclo mestruale.

È consigliabile praticare sport e seguire un’alimentazione sana e regolare, priva di eccessi e ricca di liquidi, allo scopo di stimolare il metabolismo, riattivare la circolazione e ridurre gli accumuli di grasso, favorendo lo scambio idrico. 

Mettendo in pratica questi semplici accorgimenti, il linfodrenaggio è sicuramente favorito e può dare buoni frutti in tempi ristretti.

Metodica del linfodrenaggio manuale 

Trattare il sistema vasale linfatico non è un’operazione semplice, poiché i vasi linfatici sono sottili come fili di seta ed i capillari linfatici sono ancora più fini e delicati. 

I movimenti devono essere eseguiti con sensibilità dei polpastrelli, in modo da ottenere un rilassamento muscolare e far fluire la linfa: nuovo ossigeno e materiali utili penetrano nel tessuto interstiziale per il nutrimento e la rigenerazione delle cellule. 

I movimenti circolari e a spirale drenanti sono movimenti rivitalizzanti, come tutte le vibrazioni a spirale della natura.

Il movimento cerchiante delle mani con rotazione interna e rotazione esterna, con effetto di pressione in aumento o in diminuzione nel tessuto è simile a quello del cuore con sistole e diastole. 

Com’è noto, il ritmo cardiaco avviene ogni 8 decimi di secondo e il cuore riposa 4 decimi: il cuore alterna in egual misura riposo e lavoro e arriva a lavorare normalmente fino a 100 anni senza stancarsi. 

Diventando padrone del metodo di linfodrenaggio manuale, si riesce ad eseguire trattamenti senza sentire stanchezza: infatti, lavorando in modo armonico, si sente scorrere la naturale fonte di energia, che si potrebbe chiamare forza cosmica. 

ll drenaggio linfatico ha lo scopo di portare al collo i liquidi tissulari utilizzati dalla testa e dalle diverse regioni del corpo, affinché possa scorrere nel tessuto nuova linfa.  

Il drenaggio deve essere delicato, armonico e ritmico e, soprattutto, i polsi devono essere sbloccati: un massaggio duro o una rigida tensione potrebbero causare una chiusura locale dei capillari linfatici con formazione di nuove infiltrazioni. 

Le mani devono essere così vitali e indipendenti, da poter massaggiare una pelle asciutta, ottenendo così un effetto sbiancante e vellutato. 

Il drenaggio linfatico manuale stimola la circolazione dei liquidi del tessuto connettivo, quali linfa e sangue venoso, libera il tessuto connettivo dai residui, alimenta i meccanismi di difesa nel nostro sistema linfatico, induce una situazione nervosa equilibrata e libera da condizioni di ingorgo. 

Le manipolazioni del DLM 

Le manipolazioni del Drenaggio Linfatico Manuale sembrano delle leggere carezze sulla pelle, in realtà si tratta di spinte tangenziali alla pelle fino al limite della sua elasticità, senza frizionarla o scivolare su di essa. 

Le spinte si esercitano soprattutto nella direzione delle ghiandole linfatiche. 

Nelle varie manipolazioni del DLM, occorre adattare al massimo le mani e le dita alla superficie delle diverse parti del corpo, facendo confluire la linfa lungo il suo percorso naturale. 

Con il DLM si influisce direttamente sul drenaggio della linfa e del liquido interstiziale dei tessuti più superficiali, mentre la circolazione profonda si attiva per effetto propulsivo proveniente dalla superficie. 

Spinta massima pressione zero 

Le spinte tangenti alla pelle seguono un determinato percorso semicircolare o a spirale, a seconda dei casi: ad ogni modo, durante la spinta, la mano non eserciterà alcuna pressione, per questo motivo si parla di spinta massima pressione zero. 

Nel DLM, si lavora sempre dalle zone prossimali a quelle distali, dato che, per poter drenare senza trovare ostacoli, conviene sgomberare innanzitutto il liquido accumulatosi nei vasi linfatici e nei linfonodi più vicini alla zona di sbocco

Quindi, prima di iniziare qualsiasi trattamento, occorre aprire il terminus, ossia il sistema ghiandolare, dove tutto il sistema linfatico va a sfociare e che si trova a una certa profondità a livello delle fossette clavicolari. 

Spinte lunghe e leggere 

La pressione del DLM è generalmente di 30-40 Tor, per cui si userà una pressione più leggera del massaggio classico: in questo modo, si riuscirà a drenare la linfa, senza attivare l’irrigazione sanguigna che provocherebbe un maggior passaggio di liquidi nei tessuti.

Durante il DLM, è importante che ad ogni fase di pressione ne segua una di rilassamento, perché, proprio in questa fase, si ha il riempimento dei vasi linfatici.  

Le manovre del DLM si svolgono in tre fasi: spinta; appoggio di mani e dita; rilassamento, staccando leggermente la mano, pelle torna spontaneamente nella posizione iniziale. 

Dunque, esistono una fase attiva, la spinta, e due fasi passive, appoggio e rilassamento. 

Particolarità delle diverse manovre

Le manovre fondamentali sono quattro, con aggiunta di varianti e combinazioni:

  • pompaggio;
  • cerchio fisso;
  • movimento erogatore;
  • movimento rotatorio.

Pompaggio: viene usato nelle regioni curve e lunghe del corpo, quali braccia, cosce e gambe e nelle regioni laterali del tronco. In questa manovra, il palmo della mano è rivolto verso il pavimento, pollice e dita si muovono insieme nella stessa direzione, spostando la pelle in cerchi ovali. Il movimento viene pilotato dal polso, non dalla spalla, le dita sono distese e rilassate. Nella fase di appoggio, bisogna adattare il palmo alla parte più curva; durante la spinta, bisogna sollevare leggermente le dita e, durante il rilassamento, bisogna allentare leggermente il contatto, per far sì che la pelle ritorni allo stato iniziale.

Cerchi fissi: vengono usati nelle zone piccole del corpo, quali viso, testa, collo, stazioni linfatiche, ginocchia, caviglie, piede, gomito, polsi e mani. Sono manovre in cui si spinge la pelle, tracciando dei semicerchi nel medesimo posto; si chiamano fissi perché le mani non si spostano come nelle altre manovre: le mani e le dita restano passivi, l’unica parte mobile è il polso. Il cerchio fisso si effettua con un solo dito, pollice o indice, o con tutte le dita. 

Movimento erogatore o presa che attinge: viene usato a livello della gamba, al braccio e all’avambraccio. A differenza del pompaggio, si effettua con il palmo della mano rivolto verso l’alto e in più prevede una quarta fase, che consiste in un movimento laterale delle dita verso l’esterno, il cui perno è l’articolazione metacarpo-falangea del dito indice. Lo spostamento della mano e delle dita dà una sensazione di movimento a spirale o di avvitamento. Il movimento erogatore si può effettuare con una sola mano, a mani alternate o a mani parallele. 

Movimento rotatorio: viene applicato soprattutto sulle grandi superfici piane del corpo quali e regioni antero-posteriore del tronco. Si appoggiano le mani rilassate con i pollici divaricati a L, le dita distese e rilassate; la spinta sarà sempre data dai polsi verso il pollice e l’indice; nel rilassamento, il pollice si troverà chiuso vicino l’indice; successivamente, si avanzerà con le mani, facendo perno con la punta delle dita fino al punto in cui la mano toccherà nuovamente la pelle e il pollice avrà l’apertura a L. La manovra si divide in: appoggio-spingo-rilasso-punto-scorro-appoggio. Si può effettuare con mani alternate e con mani parallele; è una manovra superficiale, ma può essere anche profonda; il ritmo può essere lento o veloce, a seconda dei casi. 

Movimenti combinati: si tratta della combinazione successiva di un pompaggio e di un cerchio fisso o di un movimento erogatore. 

Linfodrenaggio meccanico

Il massaggio linfodrenante può anche essere eseguito non manualmente: infatti, esistono dei dispositivi meccanici appositi, che si basano su congegni pneumatici, i quali applicano diverse pressioni in sequenza sulla pelle.

I meccanismi pneumatici vanno a stimolare il drenaggio dei fluidi. 

Il massaggio meccanico, spesso, viene consigliato come terapia aggiuntiva al massaggio manuale: infatti, se usato da solo potrebbe anche andare a peggiorare il problema. 

Solitamente, la macchina è meno precisa e attenta: ecco perché viene spesso utilizzata in modo complementare al massaggio manuale.

Linfodrenaggio in gravidanza

Il linfodrenaggio è molto utile anche in gravidanza, in quanto dà risultati sia medici che estetici.

Dal punto di vista estetico, permette un progressivo svuotamento dei vasi linfatici sovraccarichi: migliora, quindi, l’aspetto della pelle, eliminando sia la ritenzione idrica che la cellulite.

Dal punto di vista medico, invece, permette di drenare gli scarti metabolici presenti nella linfa, andando ad alleggerire gambe e braccia.

Inoltre, aiuta in caso di stitichezza e stimola il sistema immunitario sia della madre che del figlio.

Da evitare in gravidanza è il metodo meccanico e, in generale, il trattamento sull’addome.

È importante assicurarsi sempre di essersi affidati a mani esperte: il trattamento va adattato, dev’essere delicato e mirato, visto lo stato interessante della paziente.

È bene ricordare che, oltre a combattere la cellulite, il massaggio linfodrenante ha molti altri effetti positivi; infatti, stimolando la circolazione linfatica, favorisce l’innalzamento delle difese immunitarie, aiuta a liberarsi da scorie e tossine, è ottimo per combattere lo stress mentale e favorisce il rilassamento muscolare.

Ecco perché potrebbe essere utile concedersi ogni tanto un buon massaggio linfodrenante.

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