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Ciglia lunghe: come fare per averle?

Ciglia lunghe: come fare per averle?

Avere ciglia lunghe e sensuali è il sogno condiviso da moltissime donne, ma per alcune di loro riuscire a realizzarlo sembra più difficile rispetto ad altre. 

Se siete tra coloro che fanno fatica a far allungare le proprie ciglia e siete curiose di sapere come avere ciglia lunghe, provate a mettere in pratica alcune di queste tecniche, che vi aiuteranno a migliorarne l’aspetto generale.

In commercio, esistono tanti prodotti specifici, uno dei quali è il siero ÉleverLash, che stimola la crescita dei bulbi delle ciglia. 

L’applicazione diretta di questo prodotto sull’occhio permette ai nutrienti di raggiungere i bulbi dei follicoli piliferi e dare da subito l’effetto di un maggiore allungamento. 

Il siero ÉleverLash cura, rinforza, nutre e rigenera le ciglia e la pelle delle palpebre e stimola la crescita dei peli delle ciglia

Grazie alla sua azione, le ciglia crescono più velocemente, sono più forti, lunghe, spesse e decisamente meno inclini alla caduta e ad eventuali danni meccanici.

Ciglia lunghe come fare

Rimedi naturali

Tra i metodi per migliorare la cura e l’aspetto delle ciglia non mancano i rimedi naturali, come l’olio di ricino, naturale al 100%.

Per renderlo più delicato ed evitare il rischio di irritazioni, potete miscelarlo con altro olio neutro, ad esempio unendo olio di rosmarino e olio di ricino

Applicate questo mix ogni giorno: se sarete costanti, le vostre ciglia cresceranno e saranno più lunghe. 

Al mattino, però, lavate sempre bene il viso per rimuovere i residui.

Un altro miscuglio efficace si prepara unendo un cucchiaio di olio di oliva, un cucchiaio di olio di ricino e uno di olio di mandorle da mescolare bene. 

Questa maschera va applicata almeno due volte a settimana e tenuta in posa per circa mezz’ora.

Un’alternativa è rappresentata dalla vaselina e dal burro di cacao.

Alimentazione

Anche una sana alimentazione vi aiuterà ad avere delle ciglia più lunghe: mangiare in modo corretto e seguire una dieta equilibrata sono alla base di un organismo che funziona in modo sano ed efficiente, anche per quanto riguarda la crescita delle ciglia. 

Per stimolare ulteriormente la crescita, è consigliabile assumere abbondanti quantità di vitamine del gruppo B, in special modo di biotina, contenuta in diversi ingredienti naturali, tra cui cavolfiore, carote, banane, legumi, funghi, lievito, tuorli d’uovo, fegato, sardine e salmone.

Inoltre, i dietologi sostengono che le vitamine del gruppo B possono favorire la crescita sia delle ciglia sia dei capelli. 

Di fatto, alcuni dati suggeriscono che una carenza di biotina possa essere una delle cause della perdita rapida o prematura delle ciglia.

Sempre attraverso la dieta, per promuovere una crescita migliore dei peli in generale, è importante aumentare anche il consumo di siliconi, presenti in asparagi, cavoli, cetrioli, olive, taccole, riso, avena e anche nella birra.

Scegliere il mascara giusto

Come regola generale, per salvaguardare la salute delle ciglia, è preferibile usare poco mascara: meno frequentemente lo usa, più si dà modo alle ciglia di allungarsi velocemente e di diventare forti. 

Nelle occasioni in cui proprio non potete farne a meno, invece, ci sono comunque delle regole da rispettare.

Se avete gli occhi sensibili, ad esempio, dovreste valutare la possibilità di acquistare un mascara ipoallergenico per ridurre il rischio di irritazioni: infatti, quando gli occhi sono infiammati, aumentano le probabilità che le ciglia cadano.

Evitate, inoltre, i mascara resistenti all’acqua, in quanto la loro formula è molto potente e gli ingredienti usati per far sì che rimangano attaccati alle ciglia possono rischiare di danneggiare i peli più deboli.

Se usate il mascara o qualunque altro cosmetico, ricordate di lavare accuratamente gli occhi e il viso prima di andare a dormire, fino a rendere pelle e peli perfettamente puliti e liberi da ogni residuo di trucco. 

In caso contrario, i danni provocati alle ciglia saranno ancora maggiori.

Sempre in tema di make up, gettate il vecchio mascara dopo 3-6 mesi dalla data di apertura per proteggere gli occhi e le ciglia dai germi che potrebbero causare infezioni dolorose e dannose. 

Ricordate, inoltre, che il mascara andrebbe cambiato anche dopo aver sofferto di qualche patologia agli occhi, per esempio in caso di congiuntivite.

Farmaci ad hoc per disturbi e malattie delle ciglia

Un altro alleato per le vostre ciglia può essere un farmaco a base di bimatoprost.

Si tratta di un principio attivo in grado di stimolare la crescita dei peli e approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) statunitense per trattare i casi di crescita anomala delle ciglia, in special modo quando la causa è l’ipotricosi.

Il farmaco va applicato direttamente alla base dei peli, lungo la rima superiore dell’occhio, mai sulle ciglia della palpebra inferiore, per stimolare la crescita di ciglia più lunghe, spesse e scure. 

In generale, i medici consigliano di riapplicare il prodotto quotidianamente per due mesi o più.

I possibili effetti collaterali includono occhi arrossati o prurito, secchezza oculare, possibile aumento della pigmentazione delle palpebre e dell’iride e crescita di peli intorno agli occhi, nel caso in cui il farmaco venga a contatto con quell’area.

Valutate sempre con il medico le possibili cause della perdita delle ciglia.

Esistono, infatti, diversi disturbi e malattie che possono provocarne la caduta. 

In particolare, se si soffre di una di queste patologie, l’unico vero modo per tornare ad avere delle ciglia lunghe e sane è curare la malattia alla base del problema: infezioni agli occhi, ipotiroidismo, malattie autoimmuni, infiammazione delle palpebre e tricotillomania sono tutte possibili cause di problemi alle ciglia.

In caso di infiammazione o di infezione delle palpebre, il medico potrebbe suggerire di eseguire dei lavaggi quotidiani più specifici e, in presenza di un’infezione, potrebbe anche prescrivere un antibiotico.

L’ipotiroidismo deve essere curato con un farmaco che sostituisce l’ormone prodotto dalla tiroide; la tricotillomania è un disturbo ossessivo compulsivo caratterizzato dal bisogno di strapparsi peli e capelli e per la quale tra le possibili soluzioni vi sono la psicoterapia cognitivo-comportamentale e i farmaci stabilizzanti dell’umore.

Per quanto riguarda le malattie autoimmuni, invece, si ricorre ai farmaci immunosoppressori.

Consigli sulla pelle che si spella

Pelle che si spella? Niente paura: ecco come fare

Almeno una volta nella vita, è capitato a tutti di tornare dalle vacanze con la pelle che si spella e si squama, mostrando il nuovo tessuto cutaneo sano, leggermente più chiaro rispetto alla delimitante pelle abbronzata. 

Quando la pelle reagisce così, vuol dire che qualcosa è andato storto. 

Perché la pelle si spella dopo l’abbronzatura?

Quando si abbronza, la pelle produce melanina, una sostanza che scurisce il tessuto cutaneo, per proteggerlo dai raggi UV. 

Al rientro dalle vacanze e quando l’esposizione solare diretta diminuisce, delle cellule chiamate macrofagi eliminano la melanina, riportando la pelle al suo colorito normale. 

È quindi del tutto naturale perdere l’abbronzatura con il passare del tempo. 

Solitamente, la pelle dorata resiste fino ad un mese dopo le vacanze, ma tutto dipende da come abbiamo protetto la pelle dal sole e da quanto è stata idratata.

Se la pelle comincia a spellarsi durante e dopo le vacanze, vuol dire che l’epidermide non è stata sufficientemente protetta e nutrita con un doposole adeguato. 

Quando ci si scotta, bisogna intervenire immediatamente reidratando costantemente la pelle, altrimenti si genera una spaccatura del primo strato corneo, chi si stacca, creando spellature.

È possibile prevenire le spellature?

Prevenire le spellature è possibile seguendo delle piccole regole per preparare la pelle alle diverse ore di esposizione solare. 

Prima di tutto, idrata la pelle, cominciando dall’interno con l’alimentazione o con un trattamento a base di integratori solari

Quando si passa molto tempo al sole e fa caldo, è necessario bere almeno due litri d’acqua al giorno

Integra nella dieta alimenti come meloni, albicocche, peperoni, pesche e pomodori ricchi di betacarotene, una sostanza che aiuta la pelle a difendersi dai raggi UV. 

Non dimenticare di applicare il doposole al rientro dalla spiaggia e di fare sempre la doccia dopo il bagno in mare: il sale marino favorisce la disidratazione cutanea. 

Applica la crema solare più volte al giorno e soprattutto ri-applicala dopo un tuffo in acqua. 

In caso di fototipo molto chiaro, è opportuno individuare una protezione solare alta con SPF 50 o 50+

Per prevenire le spellature, è consigliato esporsi al sole gradualmente, evitando le ore centrali dalle 11 alle 16.

Come togliere la spellatura?

Non appena comincia a intravedersi la pelle spellata, non è possibile tornare indietro. 

Si può intervenire rimuovendo lo strato superficiale attraverso lo scrub, un processo di esfoliazione della pelle. 

Attraverso questa tecnica, si favorisce l’eliminazione delle cellule morte e si stimola la nuova produzione di collagene ed elastina. 

Lo scrub è consigliato anche per chi ha la pelle sensibile, tenendo presenti alcune limitazioni: si può eseguire una volta alla settimana e si devono ricercare prodotti specifici e rispettosi del pH epidermico.

Prodotti per l’esfoliazione

In commercio esistono numerosi rimedi per curare le bruciature e quindi ridurre la spellatura. 

Il gel d’Aloe Vera è un toccasana per le pelli stressate e può essere utilizzato sia come dopo-sole quotidiano sia per curare eritemi, punture ed irritazioni. 

Anche la Calendula è un ottimo rimedio naturale contro le ustioni, infatti gli estratti della pianta sono noti per le proprietà antinfiammatorie, emollienti ed antisettiche. 

Contro le bruciature si può utilizzare anche la camomilla fredda e l’idrolato di lavanda. L’esposizione al sole dopo una scottatura è ovviamente sconsigliata, sarà quindi opportuno indossare cappelli ed utilizzare creme ad alto fattore protettivo.

In mancanza di un prodotto specifico, ci sono moltissime ricette fai-da-te per realizzare uno scrub delicato e con ingredienti molto semplici, presenti in ogni cucina. 

Si può realizzare un impasto fluido con zucchero e miele oppure con olio di oliva e sale da massaggiare sulla pelle sotto la doccia. 

Per un effetto nutriente, oltre che esfoliante, invece, gli ingredienti giusti sono yogurt e caffè

Attenzione, però, perché lo scrub non è per forza la soluzione più indicata: se la pelle sottostante è ancora arrossata e se la zona interessata è dolorante, esfoliare la pelle potrebbe provocare ulteriori irritazioni!

Spellatura sul viso

La zona più fastidiosa dove può comparire una spellatura post abbronzatura è il viso, dove la pelle è particolarmente sensibile. 

Scrub e idratazione – magari con un siero molto nutriente e ricco di antiossidanti – sono la soluzione perfetta anche in questo caso. 

Una delle conseguenze più spiacevoli del rimuovere la pelle morta dopo una scottatura sul viso sono le macchie cromatiche dovute alle differenze di colore tra la pelle nuova non abbronzata e quella vecchia. 

In questo caso, tutto ciò che si può fare è portare pazienza e mascherare il problema con qualche goccia di autoabbronzante da mischiare alla crema idratante per uniformare il colorito della pelle. 

Pelle spellata sul tatuaggio

Il tatuaggio va protetto dal sole con una crema solare con fattore protettivo 50+. 

Indipendentemente che si tratti di inchiostro nero o colorato, i pigmenti utilizzati per il disegno attirano i raggi del sole ed è quindi più facile scottarsi intorno a un tatuaggio

I raggi solari invecchiano la pelle e possono sbiadire e rilassare anche i contorni del tatuaggio, perciò è ancora più importante osservare le buone regole per l’esposizione solare, evitando le ore centrali della giornata e applicando la crema solare dopo ogni bagno e dopo almeno due ore dalla prima applicazione. 

Nel caso in cui ci si dovesse spellare intorno al tatuaggio, si potrà sempre eseguire uno scrub, accertandosi di utilizzare prodotti delicati e leggeri.

Successivamente, sarà necessario applicare una crema idratante e nutriente specifica per il benessere del tatuaggio. 

In commercio esistono molte pomate specifiche per tatuaggi e utili a ripristinare il film idrolipidico.

Bolle d’acqua da scottatura: cosa fare

Se la scottatura è stata particolarmente forte, quasi sicuramente si formeranno le cosiddette “bolle d’acqua“, che, quando andranno a rompersi, creeranno altra pelle morta. 

Ma attenzione: queste bolle non vanno assolutamente rotte e bisogna invece attendere che si rompano da sole. 

Questo perché le bolle rappresentano un meccanismo che il nostro organismo usa per far crescere la pelle nuova in un ambiente protetto.

Colour correcting 

Questa tecnica consiste nel neutralizzare l’iperpigmentazione con un correttore colorato, nei toni del pesca, dell’arancio o del corallo. 

Io trovo molto efficace i correttori liquidi by Gil Cagnè oppure Dermacolor by Kryolan: ne va applicato uno strato sottilissimo sulle macchie scure, picchiettando con le dita o con un blender. 

Lasciate che il correttore si fonda con la pelle, quindi passate alla stesura di un fondotinta effetto nude. 

Per esempio, Flawlwss Gil Cagnè oppure Double Wear Nude di Estée Lauder

Dopo aver coperto le macchie scure con il camouflage o con il colour correcting, è importante che il fondotinta venga steso picchiettando con un blender; stenderlo con un pennello andrebbe a compromettere la copertura delle macchie scure. 

Un altro interessante metodo per coprire le macchie è stendere su tutto il viso il Liquid highlighter oro rosa di Revolution

Tranquille, il viso risulterà completamente metallizzato. 

Successivamente, utilizzate un fondotinta molto leggero applicandolo con un blender: il risultato sarà straordinario.

Fernando Melileo per Pablo Gil Cagnè relatore all'università di Medicina e Chirurgia di Roma

Fernando Melileo per Pablo Gil Cagnè relatore all’università di Medicina e Chirurgia di Roma

Ieri mattina, ero presente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell’università di Tor Vergata, dove ho spiegato l’importanza di fornire un supporto emotivo ed emozionale ai pazienti oncologici, attraverso il make up.

Master di 2° livello di medicina estetica
Master di 2° livello di medicina estetica

«La grande battaglia delle pazienti oncologiche è vincere la malattia e, nel frattempo, riconquistare la normalità. Dal cancro si può guarire, sentirsi bene e vedersi belle, piuttosto che sopravvissute: questo è il primo passo».

Scoprire di avere un tumore, magari al seno, che per le donne, si sa, è la parte del corpo simbolo della propria femminilità, ritrovarsi a dover affrontare il difficile percorso che segue la diagnosi, con intervento, chemio e radioterapia è un percorso lungo e difficile, durante il quale predominano il dolore e la paura della malattia e tutto il disagio che purtroppo comporta la chemioterapia.

Pur essendo spesso necessari, anche a titolo preventivo, dopo la scoperta del cancro, i farmaci chemioterapici, infatti, comportano numerosi effetti collaterali, che complicano la vita di ogni paziente oncologica: dalla caduta di capelli, sopracciglia e ciglia, con conseguente calvizia parziale o totale – e comunque, ricordiamo, temporanea! – alla mucosite, dalla pelle che si secca alle unghie che si macchiano o si rompono più facilmente; il viso si gonfia a causa del cortisone e il colore della pelle cambia, assumendo un aspetto spento, grigio con comparsa di macchie.

È dimostrato che il cambiamento dell’aspetto fisico porta i pazienti a vivere uno stato di rassegnazione e a pensare solo alla malattia.

L’attivazione dei corsi di make-up che effettuiamo nella nostra accademia di trucco, la Face Place make up Academy, con sede a Roma, ha l’obiettivo di fornire ai pazienti oncologici un supporto emotivo ed emozionale.

Il lavoro di visagisti, dermopigmentisti, estetiste e parrucchieri aiuta i pazienti a curare il proprio aspetto fisico: si sentono belli e aumenta la fiducia in sé stessi, riuscendo così ad affrontare meglio la malattia, senza cadere in stati di depressione e credendo maggiormente nella possibilità̀ di guarigione. 

Cura della pelle quotidiana

Il rituale quotidiano deve prevedere tre azioni fondamentali: detergere, lenire e proteggere.

La detersione è il primo passo per contribuire efficacemente alla salute della pelle e a mantenerla più a lungo luminosa, idratata e compatta.

La pelle del viso deve essere detersa 2 volte al giorno:

al mattino, per rimuovere ciò che si è depositato sul viso nel corso della notte;

la sera, per rimuovere il trucco e tutte le impurità accumulate nel corso della giornata.

Esistono molti prodotti diversi: saponi, latte, olio, gel, mousse, salviette struccanti.

Il mio consiglio è quello di utilizzare latte, olio detergente o gel: infatti, il sapone potrebbe essere troppo aggressivo, perché contiene tensioattivi, che tendono a seccare la pelle.

Tutti i prodotti detergenti devono essere risciacquati, usando una salviette, cioè una piccola salvietta di cotone bagnata in acqua tiepida.

Dopo la detersione è consigliabile l’uso di un’acqua termale o di un tonico privo di alcol per ripristinare il corretto pH della pelle.

Se le condizioni della pelle lo consentono, si potrà applicare un siero lenitivo e/o idratante.

Grazie alla sua caratteristica consistenza fluida e leggera, il siero penetra più in profondità della crema e svolge una profonda azione riparativa; questo va utilizzato sotto la crema abituale, sia al mattino che la sera.

Per il giorno, consiglio un cosmetico idratante e protettivo, mentre per la notte una crema più nutriente.

La fase successiva consiste nell’applicare il tonico, rigorosamente senza alcol, o un’acqua termale, che aiutano a riequilibrare il pH.

Siliconi

I siliconi sono presenti in creme, fondotinta, primer, i quali sono spesso fatti di solo silicone, e nei sieri.

Sulla pelle, i siliconi formano un film, che la rende liscia, morbida e uniforme.

Fino a qui, sembra tutto bello.

Tuttavia, un utilizzo troppo frequente o esagerato di più prodotti a base di silicone, magari in sequenza uno dopo l’altro, rende la pelle secca, squamosa e ne impedisce una normale traspirazione.

La bella sensazione di pelle vellutata è solo un’apparenza: il silicone forma una pellicola, che non nutre la pelle, come un buon olio o burro vegetale, ma, semplicemente, la riveste.

Col tempo tende a seccarla, a occludere i pori e a favorire brufoli, punti neri e grani di miglio.

Primer con formula idratante o lenitive

La formula del primer è realizzata con sostanze benefiche per la pelle, quali: acido ialuronico e collagene marino, per una maggiore idratazione della pelle e una migliore tenuta al vostro make up; inoltre, contengono estratto di mirtillo, per contrastarne l’arrossamento, e sericina, che crea un effetto lifting.

Questi semplici accorgimenti conferiranno maggiore idratazione alla vostra pelle e vi permetteranno di realizzare una base ideale sulla quale stendere i cosmetici.

Il colore

Attraverso i colori, riusciamo a correggere le discromie della pelle ed è per questo motivo che, nel trucco, è importante capire il concetto di complementarietà dei colori.

Si chiamano complementari quei colori che, avvicinati l’uno all’altro, si danno risalto a vicenda, mentre, se sovrapposti, si annullano.

Il cerchio di Hitten ci aiuta a capire meglio questo concetto.

Utilizzate un contorno occhi, in crema o in gel a seconda dell’esigenza della cliente:

  • se le occhiaie sono piatte e non troppo marcate, optate per la crema e ricordate di applicarla sempre prima del correttore, picchiettando il contorno occhi con l’aiuto dei polpastrelli e massaggiando dall’interno verso le tempie, senza dimenticare l’area tra le sopracciglia ed evitando la zona delle palpebre. Io opterei per la crema antirughe contorno occhi Centro Mességué Perfection, che previene il prematuro invecchiamento cutaneo, combatte la formazione delle rughe e delle linee sottili e distende e riduce le microcontrazioni della pelle, che sono causa di rughe e segni d’espressione: il vostro contorno occhi risulterà tonificato, rassodato e nutrito e il vostro sguardo più luminoso e profondo;
  • nel caso in cui le occhiaie siano accompagnate da un leggero gonfiore, invece, la scelta ideale è quella del gel, come il gel anti borse e occhiaie Centro Mességué Perfection, che decongestiona, migliora e favorisce la microcircolazione, aumentando l’elasticità dei tessuti capillari e diminuendo la ritenzione dei liquidi, con un forte effetto drenante. Inoltre, questo gel calma le irritazioni della zona perioculare e la rende ben idratata e rivitalizzata: vi basterà applicarlo sul contorno occhi e sulla palpebra con un leggero massaggio, picchiettando così da facilitarne l’assorbimento.

Per entrambi i prodotti, consiglio l’applicazione mattina e sera, dopo la detersione, insieme ad una crema viso, specifica per il vostro tipo di pelle.

Le occhiaie restano un fastidioso inestetismo dovuto alle cause più varie, ma con questi prodotti è possibile contrastarne o ridurne la comparsa!

Il correttore

Il correttore ha la funzione di creare dei punti luce sotto gli occhi, per illuminare maggiormente lo sguardo, ma anche per coprire le occhiaie e i segni della stanchezza, spesso causata dalle terapie.

Ricordate di applicare il correttore prima del fondotinta.

 

  • 210 vanilla (vaniglia): molto indicato per pelli nordiche, dalle quali elimina le ombre violacee sotto gli occhi, questo correttore è arricchito con acido ialuronico, dalle note proprietà idratanti e nutrienti, per garantire elasticità ai tessuti della zona perioculare del contorno occhi;
  • 220 honey (miele): arricchito con estratto di melograno e con notevoli proprietà antiossidanti, questo correttore color miele è stato pensato per le donne dal colorito intermedio, per contrastare il grigiore e i piccoli capillari azzurri;
  • 230 apricot (albicocca): consigliato per le donne dalla carnagione scura e mediterranea, il correttore color albicocca neutralizza le profonde occhiaie bluastre e le macchie brune ed è arricchito con attivo diacetyl boldine, dalle note proprietà illuminanti e uniformanti del colorito.

Il fondotinta

Il fondotinta è fondamentale, perché costituisce un elemento protettivo per la pelle.

Fernando Melileo a lezione di Medicina Estetica a Tor Vergata
Fernando Melileo a lezione di Medicina Estetica a Tor Vergata

Ci sono particolari criteri da seguire anche nella scelta del fondotinta: per chi segue una terapia oncologica, meglio optare per un fondotinta fluido, invece che per uno compatto, dal momento che la pelle può essere più sensibile, delicata e disidratata: il fondotinta in polvere, infatti, tende a disidratarla ulteriormente, mentre quello fluido contribuisce ad idratare.

Il colore deve essere scelto in base all’incarnato: ogni carnagione avrà il fondotinta più adatto.

Per trovare il fondotinta più giusto per voi, è importante provarlo direttamente sul viso, non sui polsi o altrove.

Inoltre, bisogna fare attenzione a non fermarsi solo all’ovale del viso, ma è necessario stendere il fondotinta anche sopra il collo, per evitare antiestetici stacchi netti.

Il fard

Il fard si applica sulle guance, a seconda della forma del viso: se il viso è allungato, è preferibile stenderlo in orizzontale, così da accorciarlo, se, invece, è rotondo si può applicare in diagonale per snellirlo e allungarlo.

Le sopracciglia

Le sopracciglia sono il pilastro del viso, in quanto ne determinano l’espressione.

Non a caso, vengono sfruttate nel teatro, per dare risalto alle espressioni facciali.

Per chi ha conservato le proprie sopracciglia e ha solo qualche diradamento, è sufficiente usare una matita per riempire i vuoti ed infoltire. 

Nel caso in cui le sopracciglia siano cadute quasi tutte, le si può ridisegnare, facendo bene attenzione a tre punti: l’inizio, la fine e l’altezza, che ne determina la forma.

Inoltre, consigliamo la dermopigmentazione.

La matita per occhi

La matita non deve essere waterproof.

Se avete un occhio che lacrima molto, sceglieremo una matita secca, altrimenti potrà andare bene una morbida, un po’ più grassa.

Le matite retraibili con minerali vanno molto bene per chi ha maggiore sensibilità, in particolare consigliamo un prodotto naturale, come il kajal.

Per ricreare le ciglia, la matita va messa proprio all’attaccatura, per dare una sensazione di infoltimento.

L’ombretto 

Per donare tridimensionalità all’occhio, è utile usare 3 colori:

  • Il primo deve essere una tonalità chiara da applicare sulla parte mobile;
  • Il secondo, più scuro, deve essere messo sulla parte più esterna dell’occhio;
  • Il terzo avrà una tonalità avorio e dovrà essere applicato sotto il sopracciglio, sulla parte più esterna.

Infine, i colori devono essere sfumati, per evitare stacchi troppo netti.

Il mascara o le ciglia finte

Il mascara va steso sempre dal basso verso l’alto. Meglio utilizzarne uno per occhi sensibili, contenente cere naturali, senza ingredienti di origine animale e non waterproof, più difficile da togliere.

Se si hanno poche ciglia, c’è la possibilità di utilizzare delle ciglia finte, che hanno un collante senza lattice, in modo da non provocare allergie o altre reazioni.

Queste ciglia hanno una durata massima di 12 ore, trascorse le quali, vanno tolte.

La matita labbra

Il colore della matita labbra va scelto in base al rossetto che si vuole mettere.

La matita si applica sulla bordatura delle labbra, scendendo leggermente per ottenere un effetto di riempimento ed evitando così lo stacco.

Il rossetto

Per quanto riguarda il rossetto, una combinazione di materie prime di ultima generazione, rende la sua texture confortevole, vellutata ed emolliente: sfere di acido ialuronico di ultima generazione, in sinergia con konjac, un polisaccaride ad alto peso molecolare, aumentano la capacità di assorbire l’acqua, con un conseguente effetto volumizzante, anti-rughe e di idratazione a lungo termine.

Avvertenze

Consigli sul trucco dopo la chemio terapia
Consigli sul trucco dopo la chemio terapia

La prima regola è limitare il trucco nelle successive 48 ore la somministrazione di un chemioterapico per via endovenosa, perché i farmaci possono provocare reazioni cutanee ed è importante capire da cosa siano causate.

Lo stesso vale tra il settimo e il decimo giorno dall’infusione, perché in questa finestra temporale le difese immunitarie possono subire un crollo.

Le chemioterapie che si assumono per via orale, invece, presentano meno questo rischio.

La seconda regola è utilizzare solo prodotti e strumenti propri, a esclusivo uso personale, da non scambiare neanche con una familiare.

La terza regola è quella di non usare le spugnette o usare solo quelle usa e getta per stendere il trucco: usare il più possibile le dita, da lavare prima dell’applicazione, o scovolini per il mascara, che è possibile trovare in versione monouso.

Quanto alle matite, il consiglio è di temperarle sempre prima dell’applicazione.

Epilazione e depilazione: quali sono le differenze?

Spesso erroneamente utilizzati come sinonimi, in realtà, epilazione e depilazione costituiscono due differenti modi di rimuovere i peli superflui.

Ecco, allora, che oggi parliamo di epilazione e depilazione: in cosa differiscono questi due metodi?
La differenza tra epilazione e depilazione è abbastanza semplice.
La depilazione è la quella pratica estetica mediante la quale i peli naturalmente presenti sul corpo maschile o femminile sono transitoriamente ridotti nella lunghezza, fino ad asportare tutta la parte esterna alla superficie dell’epidermide.
L’epilazone, invece, consiste nella completa asportazione del pelo nella sua interezza, fino al bulbo, o nell’inibizione della sua crescita o ricrescita.
Nell’ambito medico, viene chiamata tricotomia, utilizzata soprattutto come pratica preoperatoria.
In pratica, la depilazione è un metodo rapido e indolore, mentre l’epilazione, a seconda del tipo, è molto più elaborata.
Una cosa, però, è certa: con la depilazione, entro 3 giorni i peli cominciano a ricrescere, mentre con l’epilazione i tempi sono più lunghi, andando dalle 4 settimane dopo la ceretta fino alla depilazione definitiva, in cui non dovrebbero ricrescere per almeno cinque o sei anni.

Metodi depilazione

Depilazione
Depilaziome. Foto: permanence.com.au

Tra i tipi di depilazione più comuni abbiamo:

  • crema depilatoria, la quale taglia il pelo chimicamente, come un rasoio, ma va assolutamente evitata nella zona delle ascelle, in quanto può far male e favorire l’insorgenza di tumori;
  • rasoio o depilatore, che taglia il pelo dal punto in cui esce dalla cute: dura poco, ma è rapido e indolore;
  • pinzetta, che va bene per le piccole zone di precisione, come sopracciglia, mento e zona superiore del labbro.

Metodi epilazione

Tra i tipi di epilazione abbiamo:

  • ceretta a caldo, che è possibile fare dall’estetista o in casa, provando magari vari tipi di cera fino a trovare quello più adatto a voi; fa un po’ male, ma per almeno tre settimane potete stare tranquille senza pensare ai peli;
  • ceretta a freddo, praticamente identica all’epilazione con cera a caldo, è consigliata per chi ha pelle sensibile o fragilità capillare;
  • silk epil ed epilatori, che, con le sue piccole pinzette che, passando rapidamente, eliminano il pelo dal bulbo, è un metodo efficace, anche se ad alcune persone dà fastidio anche il solo rumore;
  • elettrodepilazione o elettrocoagulazione, che sfruttano la corrente elettrica per rimuovere i peli: i macchinari impiegati in queste procedure sono in grado di emettere una corrente elettrica ad una determinata frequenza, che viene convogliata sulla zona da trattare attraverso l’uso di una piccola sonda aghiforme. Più nel dettaglio, questo sottilissimo ago viene inserito nel canale pilifero fino ad arrivare al follicolo, quindi alla radice del pelo, che verrà distrutta a seguito del rilascio della corrente elettrica da parte dallo strumento.

Ad ogni modo, benché la metodica con cui questi trattamenti vengono eseguiti sia simile, ciascuna tecnica possiede caratteristiche e principi di funzionamento propri.

Elettrocoagulazione

L’elettrocoagulazione è particolarmente consigliata a coloro che hanno i peli chiari ed è richiesta soprattutto da chi ha peli superflui anche su collo e viso. Vediamo nello specifico pro e contro di questa tecnica epilatoria.
Pro:

  • a seguito del trattamento, i peli non ricrescono più;
  • l’ago dà un leggero fastidio, ma non dolore;
  • si possono trattare tutte le zone del corpo, tranne ascelle e contorno occhi;
  • non resta traccia della terapia, se non un leggero rossore, che sparisce in poche ore.

Contro:

  • i peli vengono tolti uno alla volta;
  • il numero di sedute varia a seconda della quantità di peli superflui;
  • richiede molta pazienza da chi vi si sottopone;
  • se fatta male, può provocare dolore e causare inestetismi cutanei.

Luce pulsata

Luce pulsata
Luce pulsata. Foto: permanence.com.au

Detta anche IPL (Intense Pulsed Light), la luce pulsata viene usata anche per il trattamento di inestetismi cutanei, come le macchie, o per il fotoringiovanimento.
Nella trattazione dei peli in eccesso, si frutta l’azione dell’energia termica, che colpisce il follicolo pilifero proteggendo la cute.
Generalmente, si ritiene che, a lungo andare, la luce pulsata possa liberare per sempre dai peli superflui. In realtà:

  • il risultato varia da soggetto a soggetto e c’è bisogno di numerose sedute per bruciare il bulbo pilifero di ogni singola zona;
  • la luce pulsata è un metodo costoso, è bene, quindi, valutare anche l’aspetto economico di questo trattamento.

In ogni caso, la luce pulsata ha i suoi vantaggi:

  • è possibile adeguare la temperatura alle zone trattate, così da eliminare il pericolo di bruciatura cutanea, a meno che non ci si affidi a mani sbagliate;
  • oltre alle gambe, la luce pulsata si può usare su tutto il corpo, inguine compreso.

Laser terapia

La laser terapia è una metodica che ha preso molto piede nell’ambito dei trattamenti estetici ed è molto richiesta per l’eliminazione dei peli superflui.
Grazie a un fascio di luce altamente concentrato, il laser colpisce la melanina contenuta nel bulbo e lo indebolisce al punto da inibirne la crescita.
Come ogni terapia, però, anche l’epilazione laser non ha su tutti gli stessi risultati, possiamo dire che gli effetti migliori si raggiungono su peli scuri con pelle chiara.
Pro:

  • ricrescita estremamente ritardata e, in alcuni casi, del tutto inibita;
  • il laser può essere usato anche per ascelle e baffetti sul viso.

Contro e rischi:

  • l’epilazione laser richiede molte sedute;
  • in ogni seduta, si può trattare una piccola zona;
  • il rischio più diffuso è la comparsa di macchie chiare sulla pelle, soprattutto se si ricorre al laser quando si è abbronzati;
  • se il trattamento è eseguito in presenza di vesciche o altri stati alterati della cute, il laser può provocare infezioni.

Eliminare la cellulite? Si può!

Ogni donna vuole eliminare la cellulite, quella odiosa pelle a buccia d’arancia, che tanto rovina la silhouette anche dei fisici più magri.

Tuttavia, prima di parlare delle soluzioni da adottare per eliminare la cellulite, è importante capire da cosa nasce questa infiammazione e quali siano le abitudini e i comportamenti che la acuiscono.

Cellulite cause

Le sue cause possono essere molto varie e comprendere una casistica molto ampia, coinvolgendo:

  • alimentazione scorretta;
  • fattori ereditari;
  • sedentarietà;
  • accumulo di adipe su fianchi e glutei;
  • condizioni ormonali, dovute a ciclo, menopausa o gravidanza;
  • carente circolazione sanguigna;
  • inefficienza del sistema endocrino.

Risulta subito evidente come la cellulite non crei problemi solo a livello estetico, ma è anzi un segnale del corpo per farci capire che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
Esaminate le cause, cerchiamo ora di capire come fare a combattere la cellulite e a risolvere il problema, in modo più o meno immediato e, soprattutto, alla portata di tutte le tasche.
In prevalenza, la cellulite si localizza su cosce e glutei ed è importante capire a quale stadio di progressione si trovi, così da agire in modo mirato per contrastarla adeguatamente.
Tra le cause, abbiamo indicato alimentazione scorretta e sedentarietà, ragion per cui i primi step saranno quelli di migliorare l’alimentazione e iniziare a fare esercizio fisico, di tipo aerobico.
A questa base di partenza, potete aggiungere rimedi naturali, quali integratori alimentari o cosmetici specifici e abbinare trattamenti professionali anticellulite.
Da più parti, si è sostenuto che anche lo yoga e altre tecniche di rilassamento danno il loro contributo alla lotta contro la cellulite, in quanto rilassano il corpo, distendono i muscoli e regolarizzano l’ossigenazione dei tessuti, alleviando stress e tensione, che ostacolano la respirazione cutanea, possono provocare un’infiammazione e portare alla comparsa della cellulite.
Il mio personale consiglio è quello di eliminare le cellule morte, effettuando un peeling alla pelle prima di procedere ad un trattamento anticellulite, così da agevolare la respirazione dei tessuti.

Mousse Gommante Exquise 412 di Maria Galland
Mousse Gommante Exquise 412 di Maria Galland. Foto: maria-galland.fr

Applicate la Mousse Gommante Exquise 412 di Maria Galland, prima della doccia, su pelle umida o asciutta, due o tre volte alla settimana: questa mousse ha uno stupendo profumo fiorito e fruttato e i suoi principi attivi sono ricchi di minerali, oligoelementi e vitamine; inoltre, le su particelle abrasive eliminano le squamette cornee e lasciano la pelle morbida, mentre cretamo ed olio di semi di girasole decongestionano e trattano la pelle.
Essence Anti-cellulite 401 di Maria Galland
Essence Anti-cellulite 401 di Maria Galland. Foto: maria-galland.fr

Proseguite applicando Essence Anti-cellulite 401 di Maria Galland, un’essenza rinfrescante, ricca di ingredienti stimolanti e pensata per ridurre i segni della cellulite e levigare la pelle: l’elevata concentrazione di estratto di alghe e di fitoestratto riduce il volume delle cellule del tessuto adiposo, mentre la microalga chlorella vulgaris, ricca di oligopeptidi, minerali e proteine, migliora la microcircolazione e riduce le imperfezioni della pelle, stimolando la produzione di collagene ed elastina.
I suoi benefici sono molteplici, in quanto:

  • attenua e previene la cellulite;
  • leviga e migliora l’aspetto della pelle;
  • riduce le smagliature.

Il risultato? Una pelle più soda e senza imperfezioni!

Concentré Minceur Modelant 411
Concentré Minceur Modelant 411

Consiglio di utilizzare l’essenza 401 per circa 20 giorni e proseguire il trattamento con il Concentré Minceur Modelant 411: questo siero anticellulite in gel riduce i cuscinetti e i depositi di grasso, dona alla pelle più energia e rende i contorni del corpo più regolari.
Gel Fraicheur D-tox 430
Gel Fraicheur D-tox 430. Foto: maria-galland.com

L’intervento anticellulite termina con il Gel Fraicheur D-tox 430: un gel refrigerante, realizzato per agevolare la microcircolazione e i processi intrinsechi della pelle e a base di tre essenze ideali nel trattamento contro la cellulite: l’estratto di alga bruna lega le sostanze estranee contenute nella pelle e ne facilita la rimozione; l’estratto di tè verde, dal forte potere naturale antiossidante, protegge le cellule della pelle e ne stimola la rigenerazione; il principio attivo del mentolo dona un piacevole effetto refrigerante.
Abbiamo detto che le parti del corpo più soggette a cellulite sono i glutei e le gambe, ma vediamole più nello specifico.

Cellulite rimedi

I rimedi contro la cellulite glutei

La prima cosa da fare per eliminare la cellulite dai glutei è cambiare regime alimentare e orientarsi su cibi specifici. In particolare, si consiglia di bere almeno 3 litri d’acqua al giorno, ridurre sale, zuccheri e grassi e assumere cibi ad alto contenuto di fibre e verdura con foglia larga.
Inoltre, se siete fumatrici, una buona abitudine sarebbe smettere di fumare o, se proprio non riuscite, ridurre il numero di sigarette e svolgere almeno 30 minuti di attività aerobica, magari indossando pantaloncini o fasce con azione drenante.
Da abbinare alla sana alimentazione e all’attività fisica, ottime soluzioni sono quelle di natura omeopatica, come le gocce da diluire in acqua o da assumere sotto il palato, in particolare quelle a base di tarassaco, ippocastano, ananas e pilosella.
Inoltre, per agevolare l’eliminazione del problema, potete anche sottoporvi a massaggi o automassaggi.

I rimedi contro la cellulite gambe

La cellulite si può riscontrare soprattutto sulla zona delle cosce e, in alcuni casi, anche delle ginocchia, che è in assoluto la più difficile da debellare.
Anche in questo caso, per eliminare la cellulite dalle cosce le regole sono le stesse:

  • sana alimentazione: evitate zuccheri raffinati, carboidrati, frutta secca e sciroppata e salse grasse, mentre potete aiutarvi assumendo succo di mirtillo, alleato poco noto per migliorare la circolazione e ridurre la cellulite;
  • attività fisica, anche come ginnastica dolce, passeggiate o pedalate, da svolgere almeno tre volte a settimana per circa 30 o 40 minuti, in modo da liberare il corpo dalle tossine in eccesso, ma senza fare sforzi esagerati, che aumentano la produzione di acido lattico e incidono negativamente sulla microcircolazione; in definitiva, la frequenza cardiaca va mantenuta bassa, sotto i 130 battiti al minuto; una valida attività sono il nuoto e l’acquagym, dove il movimento avviene in attrito con l’acqua, facendo lavorare tutti i muscoli e riossigenando i tessuti;
  • bere acqua a volontà, almeno 3 litri al giorno.

A ciò, potete abbinare prodotti naturali o cosmetici e massaggi, che diventano fondamentali rispetto al caso della cellulite ai glutei e che richiedono l’utilizzo di creme specifiche.
Inoltre, diminuite l’utilizzo prolungato di scarpe alte ed evitate indumenti troppo attillati, che inibiscono la microcircolazione.

Massaggi anticellulite

Sono alleati formidabili, in quanto aiutano la rigenerazione dei tessuti e riattivano lo strato connettivo della pelle, così da ossigenare, drenare i liquidi ed eliminare le tossine, causa dell’infiammazione.
Ci sono diverse tecniche di manipolazione, che variano da quelle che agiscono sullo strato di pelle più superficiale, attivando il sistema linfatico, passando per quelle che stimolano il sistema connettivo fino ad arrivare a quelle più intense, che puntano a riprendere la circolazione sanguigna.

Massaggio linfodrenante con metodo Vodder

Questo è di sicuro il massaggio anticellulite più efficace, perfetto per coloro che siano ad uno stadio iniziale, libera i linfonodi occlusi e facilita il flusso dei liquidi verso i nodi principali e la loro eliminazione. Si parte dal basso, quindi dai piedi e dalle caviglie, risalendo dai polpacci e arrivando a collo e sterno, seguendo le linee del sistema circolatorio superficiale. Se il massaggio viene eseguito correttamente, una volta terminato, avvertirete l’impulso di fare pipì: il sistema drenante è attivo ed espelle i liquidi in modo corretto.

Massaggio connettivale

Nel caso in cui la pelle a buccia d’arancia sia diventata ingestibile, allora dovrete ricorrete a trattamenti più intensi, che stimolino il tessuto connettivale in profondità.
Questo tipo di massaggio riattiva i tessuti e il metabolismo, sciogliendo i blocchi di cellulite e favorendo la circolazione, attraverso la pressione delle dita sulle zone interessate e l’alternanza di fasi lente e veloci.
Il massaggio non si limita solo alle zone in sofferenza, ma agisce su tutto il corpo, in modo da stimolare la produzione di collagene, rendere i tessuti di nuovo elastici e compatti e ristabilire il metabolismo, per bruciare più grassi.
Un’altra tecnica di massaggio di cui abbiamo già parlato in precedenza è il Cupping massage, che si serve dell’azione meccanica della coppetta in silicone, ossia uno strumento semplice da usare anche in casa.

Cellulite rimedi naturali e oli essenziali

Anche gli oli essenziali svolgono un’azione che aiuta a eliminare l’odioso problema della cellulite e della pelle a buccia d’arancia: i massaggi vanno eseguiti con un olio vettore usati singolarmente o diluiti con olio vegetale, come l’olio di mandorle, e vanno applicati sulle zone interessate, mattina e sera.
È sempre bene testare la vostra tolleranza all’olio prescelto, applicandone un po’ il giorno prima su un piccolo pezzettino di pelle.
Se tollerate bene il prodotto, allora procedete al massaggio, partendo dal basso verso l’alto ed eseguendo movimenti circolari, ogni giorno per circa 10-15 minuti.
Ma quali oli scegliere?
Ecco alcuni degli oli più efficaci:

  • olio essenziale di geranio: è l’ideale nella fase iniziale di sviluppo della cellulite, in quanto riequilibra i livelli ormonali, drena e stimola il ricambio cellulare;
  • olio essenziale di patchouli: perfetto quando si è in presenza di cellulite e capillari e varici;
  • olio essenziale di legno di cedro: in caso di celluliti a stadi più avanzati, smuove i ristagni accumulati, agisce sulla circolazione venosa e linfatica e porta in superficie le tossine situate più in profondità, in modo da eliminarle più facilmente;
  • olio essenziale di cipresso: decongestiona il sistema venoso e linfatico, evitando la ritenzione dei liquidi, stimolando la circolazione e bloccando la formazione della cellulite;
  • olio essenziale di pepe nero: stimola il metabolismo e la circolazione linfatica e sanguigna, facilitando l’eliminazione delle tossine dall’organismo e eliminando i depositi adiposi localizzati;
  • olio essenziale di pompelmo: svolge un’azione drenante e lipolitica, in quanto aiuta la circolazione linfatica e l’eliminazione dei liquidi in eccesso, inoltre, scioglie gli accumuli di grasso e rassoda i tessuti; nel periodo estivo, questo va applicato solo la sera, in quanto ha un effetto fotosensibilizzante;
  • olio essenziale di rosmarino: aiuta il microcircolo e stimola il metabolismo;
  • olio essenziale di cannella: svolge un’azione stimolante della circolazione e favorisce la trasformazione in energia dei grassi;
  • olio essenziale di ginepro: rimuove tossine e liquidi in eccesso, aiutando la circolazione e smuovendo gli accumuli adiposi;
  • olio essenziale di arancio: dall’azione drenante e stimolante della circolazione.

Il mio consiglio è quello di evitare i fai da te, nel caso in cui necessitiate di trattamenti più complessi, e di rivolgervi ad un aromaterapeuta.
In alternativa, potete utilizzarli anche durante il bagno: utilizzate uno o due cucchiai di sale a cui aggiungere 6 o 8 gocce di oli essenziali, eliminate la pelle morta con una spazzola o una spugna per il peeling, entrate in vasca e massaggiate e pizzicate le zone interessate, così da attivare meglio la circolazione.
Eliminare la cellulite, quindi, non è una missione impossibile: servono costanza, buona volontà e i giusti prodotti!

Mal di schiena e intestino: sono collegati!!

Mal di schiena e intestino sono collegati, sia dal punto di vista anatomico che dal punto di vista funzionale ed è per questo che si influenzano a vicenda e in modo molto intenso. 

Proprio questo collegamento tra mal di schiena e intestino comporta che una serie di patologie che interessano il secondo sono una conseguenza, più o meno diretta, del primo.
Tra le patologie o disturbi dell’apparato gastrointestinale, il più comune e capace di provocare dolori che si irradiano fino alla schiena vi è il reflusso gastrico persistente: si crea una sensazione di mal di schiena, che colpisce anche la parte medio-alta della colonna vertebrale, causando il cosiddetto dolore scapolare.

Reflusso gastrico
Reflusso gastrico

Questo, in realtà, deriva proprio dallo stomaco!
Il disturbo più classico è la pirosi, ossia il bruciore di stomaco, che dall’esofago può arrivare fino alla gola e alla quale si accompagnano dolori al petto e allo sterno, spesso confusi con mal di schiena o, nel caso di dolori al petto, con problemi cardiaci.
Anche in questo caso, vi è una causa scatenante diversa, che risiede nel reflusso gastroesofageo.
Tale disturbo si chiama reflusso acido e, in alcuni casi, si configura come una vera e propria patologia, che riporta il contenuto dello stomaco nell’esofago, invece di digerirlo.
Il reflusso acido può cronicizzarsi nel caso in cui vi sia un’esofagite, ossia un’infiammazione della parete interna dell’esofago.
Sia ben chiaro: in ognuno di noi può verificarsi un ritorno di liquido dallo stomaco, tuttavia, in coloro che soffrano di tale patologia, il liquido del reflusso ha un contenuto più acido, che resta più tempo nell’esofago e che, in alcuni casi, arriva anche fino alla gola.
Il mal di schiena può essere dovuto al reflusso gastro-esofageo, che, a sua volta, può essere dovuto sia ad un abuso di alcol, farmaci, cattiva alimentazione, fumo, ansia, sia ad un’alterazione fisica, come un’ernia iatale, che si verifica quando lo stomaco si sposta sul diaframma.
Quando il reflusso gastroesofageo sia in una fase acuta, può verificarsi la comparsa del dolore retro-sternale, che può essere evitata attraverso una serie di cure naturali o farmacologiche, a seconda dei casi, mentre i dolori da mal di schiena, dovuti a mal di stomaco e a reflusso, possono essere tenuti a bada attraverso massaggi decontratturanti e lenitivi.
Un’altra cosa fondamentale è mantenere una corretta postura ed evitare di stare sdraiati o piegati in avanti troppo a lungo o fare pressione sullo stomaco.
Anche dormire è una parte importante della giornata: per mantenere una giusta posizione durante il sonno, una buona abitudine sarebbe quella di dormire sul fianco sinistro, per non comprimere lo stomaco e per tenerlo più in basso, e avere la testa rialzata di circa 10 cm, per cui un letto rialzato sarebbe l’ideale, mentre troppi cuscini potrebbero far aumentare la pressione addominale.

Collegamento anatomico tra mal di schiena e intestino

Tutta la struttura dell’intestino, dall’intestino tenue fino al colon, è in stretto contatto con la colonna vertebrale e con i suoi muscoli: ecco perché un’irritazione cronica dell’intestino può avere un effetto negativo sui muscoli della schiena, rendendoli più contratti.
A subire le conseguenze maggiori di questa situazione è in particolare lo psoas, che vedremo meglio dopo, ma che è uno di quelli più a contatto con l’intestino.

L’intestino incide sulla qualità dei tessuti

Ciò che mangiamo nutre i tessuti, compreso quello muscolare: una dieta carente di nutrienti contenuti nei cibi freschi e un intestino infiammato e cronicamente poco funzionante comportano un cattivo assorbimento dei nutrienti, che, a sua volta, peggiorerà la qualità dei tessuti.

Il microbiota intestinale determina lo stato infiammatorio

Flora Batterica buona e cattiva
Flora Batterica buona e cattiva

Dagli studi condotti dalla ricerca dal 2010, si è scoperto che i batteri che popolano l’intestino sono responsabili di una serie di funzioni indispensabili alla sopravvivenza e che la produzione di alcune sostanze chimiche può avvenire solo in presenza di una flora microbica in buona salute.
Se vi siano problemi intestinali e, quindi, di flora microbica in cattivo stato, si ha una maggiore predisposizione a dolore e ad infiammazione intestinale, che possono propagarsi alla colonna vertebrale.

L’intestino è responsabile del tuo mal di schiena? Quali sono i sintomi

Se i vostri problemi alla schiena sono legati, almeno in parte, all’intestino, riscontrerete questi sintomi:

  • dolore uniforme, non localizzato in un punto preciso;
  • sensazioni di bruciore;
  • gonfiori, stipsi o colon irritabile.

Un metodo molto valido è quello empirico, che consiste nell’impostare un’alimentazione specifica per almeno un paio di settimane, osservandone le reazioni: se si verifica un miglioramento sia delle funzioni intestinali che del mal di schiena allora ci siamo!

Quali esami o valutazioni fare?

Le valutazioni strumentali più funzionali, che possono essere di aiuto in questi casi, pur non essendo però determinanti, sono l’analisi della composizione corporea BIA ACC e l’esame del sistema nervoso autonomo PPG Stress Flow: se questi due esami diano discreti risultati e la persona non abbia sintomi intestinali, si potrà escludere che il problema sia a livello intestinale.

Come migliorare da subito il mal di schiena?

Psoas
Psoas. Foto: nancynelsonyoga.com

Seguite un’alimentazione circadiana, la quale favorisce le funzioni intestinali e gastroenteriche generali, rispettando i ritmi fisiologici del corpo.
Integrate con magnesio supremo, che ha note proprietà rilassanti per i muscoli e anti infiammatorie per l’intestino.
Fate stretching allo psoas e alla colonna in generale: quando sta bene, il muscolo ileo-psoas garantisce un’ottima funzionalità della colonna lombare, tuttavia, è quello più interessato dai problemi intestinali.
Muscolo ileopsoas
Muscolo ileopsoas. Foto: http://theislander.net

Dolore allo stomaco e alla parte sinistra della schiena

Molte condizioni possono causare dolore allo stomaco e alla parte sinistra della schiena, interessando la parte sinistra a causa di problemi a organi addominali o del bacino o di un’area del corpo.
Tuttavia, quello a stomaco e schiena è un dolore abbastanza comune tra gli individui e le sue cause sono da ricercarsi anche nel suo irradiarsi verso la parte bassa della schiena.
La diagnosi solitamente può portare ad evidenziare:

  • malattia infiammatoria pelvica;
  • morbo di Chron;
  • ascessi pelvici;
  • calcoli renali;
  • dismenorrea;
  • colite ulcerosa;
  • crampi mestruali;
  • herpes zoster.

In conclusione, per migliorare il vostro stato di benessere complessivo, è importante lavorare sia sull’aspetto alimentare che su quello fisico, oltre che su quello psicologico!

Mal di testa nei bambini: cosa è importante sapere

Mal di testa nei bambini: cosa è importante sapere

Il mal di testa nei bambini non è un fenomeno insolito e anzi quelli più comunemente osservabili sono di due tipi: da tensione ed emicrania.

Queste tipologie di mal di testa nei bambini sono per lo più legati a tensione, stress e sforzo fisico, che un soggetto può manifestare già in età infantile, anche se spesso i genitori trovano difficile credere che i loro figli possono soffrire di cefalea.

Tipi di mal di testa più frequenti

Emicrania
Gli attacchi di emicrania sono gravi negli adulti e a maggior ragione nei bambini, potendo essere segno di varie condizioni mediche, che potrebbero aggravarsi in futuro.
L’emicrania nei bambini di solito pulsa su entrambi i lati della testa, dura per almeno un’ora e spesso si accompagna ad una sensazione di nausea o vomito.
Aura
Nella maggioranza dei bambini, l’aura si manifesta con la perdita parziale della vista, la comparsa di punti luminosi e linee a zig-zag pochi minuti prima dell’inizio del mal di testa.
Cefalea a grappolo
È una forma molto più grave e dolorosa di cefalea nei bambini, in cui il dolore può essere estremamente insopportabile.
All’esordio, la condizione resta immutata, per poi avvertire una serie di vari mal di testa per settimane o addirittura per mesi e, in alcuni casi, è accompagnato da occhi arrossati, lacrimazione e naso che cola. Ecco perché questo mal di testa è tanto insopportabile per il bambino, pur essendo più comune nei maschietti piuttosto che nelle femminucce.
Quando questo periodo finisce, il paziente trascorre dei periodi di tempo senza mal di testa.
Mal di testa frontale
Cause comuni di forte mal di testa frontale sono senza dubbio le malattie virali, quali l’influenza, e possono riguardare l’alto livello di febbre, ma solitamente durano pochi giorni.

Cause mal di testa nei bambini

Cause mal di testa nei bambini
Le otto cause del mal di testa nei bambini. Foto: uclife.ca

Le cause principali di mal di testa nei bambini sono otto:

  1. Sovradosaggio di alcuni farmaci. I bambini hanno un sistema immunitario in via di sviluppo, sensibile e delicato fino ad una certa età; questo significa che sono inclini a raffreddore, allergie, a malattie esantematiche, febbri diverse. Molti genitori consultano immediatamente il pediatra e, se questo non offre loro una diagnosi che ritengono valida, tendono ad agire con metodi fai-da-te, somministrando ai loro figli un’overdose di farmaci, che possono dare una reazione avversa ed essere uno dei motivi del mal di testa nei bambini;
  2. Improvviso cambiamento del modo di dormire. L’orologio biologico dei bambini più piccoli è regolato per i loro parametri di crescita: questo significa ore di sonno obbligatorie, con conseguente limitata resistenza al sonno in debito. Quando i bambini sono interrotti nel loro modello di sonno o dormono meno, possono avere mal di testa;
  3. Cefalea da stress, ansia e tensione. I bambini tendono a concentrarsi con estrema attenzione su ogni questione che accade nella loro vita e proprio questo a volte può portare ad un eccesso di ansia e stress, che induce mal di testa: un dispiacere in famiglia, a scuola o nel luogo in cui il bambino vive possono essere cause che spesso non sono immediatamente prese in considerazione dai genitori nel giusto modo. Nei casi di emicrania, aura e cefalea a grappolo, la causa principale è in gran parte ereditaria, ma possono anche essere innescati da un trauma cranico grave o da danno emotivo;
  4. Reazioni allergiche. Alcune forme di allergia olfattoria sono causa di mal di testa nei bambini;
  5. Deodoranti, disinfettanti, profumi, air-fresheners possono agire come triggers nelle reazioni allergiche dei bambini. In questi casi, la cefalea è molto severa e basta anche una minima presenza di fragranza a indurla;
  6. Mal di macchina. Questa è una condizione molto comune negli adulti, così come anche nei bambini, che a volte finiscono per avvertire nausea o vertigini durante un viaggio o per soffrire di mal di testa spasmodico, di cui non ci si deve preoccupare inizialmente, ma che può portare a qualcosa di serio, se protratto troppo a lungo;
  7. Il consumo di alcune bevande o prodotti alimentari. Reazioni allergiche verso alcuni cibi comuni, come gelato, yogurt, grassi o fritti, alcuni oli, latte, aspartame, noci, formaggio, cioccolato, caffè, tè, soda, conservanti o additivi;
  8. Cause rare e gravi. In alcuni bambini, il mal di testa può essere la prova per diagnosticare gravi condizioni di salute: a volte, infezioni che interessano le orecchie, i seni frontali, la gola, la S. di Lyme o infezioni virali dovute a influenza, che possono portare a forti mal di testa. In questi casi si dovrebbe consultare immediatamente un medico per ridurne la causa scatenante ed evitare che la situazione viri verso una forma più grave.

Altre possibili cause di mal di testa nei bambini

Mal di testa per fame. Circa il 30% delle persone ha mal di testa forte quando è affamata e passa facilmente se nel giro di 30 minuti si mangia qualcosa.
Mal di testa da gelato. È un tipo di mal di testa che può essere attivato da qualsiasi cibo o bevande ghiacciate e che provoca un dolore a ponte tra gli occhi e il naso.
Ferita alla testa con lesione del cuoio capelluto. Questo porta ad un punto dolente sul cuoio capelluto per qualche giorno.
Infezione del seno frontale. Può causare un mal di testa sulla fronte appena sopra il sopracciglio ed è accompagnata da congestione e gocciolamento nasale. Tale manifestazione è rara prima dei 10 anni di età, in quanto il seno frontale non è ancora formato.
Meningite grave. Si tratta di un’infezione batterica della membrana che riveste il midollo spinale e il cervello e i cui sintomi principali sono torcicollo, mal di testa, confusione mentale e febbre. I bambini più piccoli sono letargici o così irritabili, da non riuscire a tranquillizzarli. Se non trattata precocemente, la meningite può causare seri danni cerebrali al bambino.
Altre cause scatenanti del mal di testa, ma del tutto innocue possono essere il duro esercizio fisico, la luce del sole, il soffiare una gomma da masticare, una tosse forte.

Sintomi del mal di testa nei bambini

Sintomi dei mal di testa nei bambini
Sintomi dei mal di testa nei bambini. Foto: sheknows.com

Tutti i tipi di mal di testa che si verificano più volte in un mese sono dolorosi, ma alcuni di questi possono essere accompagnati da ulteriori sintomi, quali:

  • vomito;
  • diminuzione della vigilanza generale;
  • urla e grida;
  • debolezza;
  • febbre o altri segni di infezione;
  • goffaggine;
  • difficoltà a stare in piedi o a parlare;
  • dolore al collo;
  • urina frequente.

Mal di testa e febbre nei bambini

Spesso la febbre si accompagna a cefalea e in questi casi si consiglia l’assunzione di Ibuprofene, molto efficace nel ridurre la febbre e alleviare il dolore; tuttavia, la cosa migliore da fare è consultare un medico prima, in quanto può causare effetti negativi, soprattutto se il mal di testa e la febbre sono causati da un’infezione virale o batterica grave.
Anche il Paracetamolo è efficace per alleviare la febbre e il mal di testa, ma è spesso usato come complemento all’uso dell’Ibuprofene.
Quando si soffre di cefalea, spesso si ricorre all’applicazione di un impacco freddo sulla fronte, che può servire anche a raffreddare la temperatura corporea del bimbo e alleviarne i sintomi.
In caso di febbre alta, si possono verificare anche forti mal di testa, dovuti a disidratazione: in questo caso, se gli sforzi per reidratare non alleviano il mal di testa, è meglio consultare il pediatra per scoprire se ci sia qualcosa in più dietro questi sintomi: infatti, trattare il mal di testa e la febbre può dare un sollievo temporaneo, ma nei casi in cui vi è una malattia di fondo che causa questi sintomi, attendere a lungo prima di chiamare un medico può portare a complicazioni gravi.
Se si verificano mal di testa con febbre in combinazione con altri, richiedete sempre e subito aiuto a uno specialista del mal di testa.

Trattamento per l’emicrania nel bambino

A volte è difficile individuare l’inizio di un lungo mal di testa nei bambini. Se il vostro bambino si lamenta di questo, non pensate che sia solo un trucco per evitare di andare all’asilo o a scuola, pertanto parlate con il vostro bambino e cercare di scoprire tutte le ragioni specifiche che potrebbero aver causato la cefalea.
Le procedure sono diverse a seconda del tipo e della gravità della cefalea:
il pediatra può fare un esame neurologico completo, controllare gli occhi, i nervi e la testa del bambino, richiedere esami del sangue e una risonanza magnetica e eventualmente delle prove allergiche e valutare se vi siano problematiche di stress, lesioni recenti, una dieta sbilanciata, variazioni importanti del peso e l’assunzione di farmaci;
tenere sempre una traccia, un diario giornaliero dei mal di testa del bambino, così da aiutare i medici a capire i trigger, anche quando non si manifestano di fronte a loro. È importante elencare tutti i dettagli relativi al manifestarsi del mal di testa: la durata, i disturbi significativi che accadono in concomitanza con la cefalea, le ragioni che si pensa possano averne portato l’insorgenza.

Cosa fare

  • Offrire una bevanda sportiva, in quanto lo zucchero in esse contenuto aiuta ad assorbire il sale e l’acqua, mentre il sale aiuta a mantenere l’acqua all’interno dei vasi sanguigni, così che non fugga via durante la crisi cefalalgica; in alternativa, potete anche servire acqua o succo di frutta o dare al bambino qualche sorso di cola, perché la caffeina restringe i vasi sanguigni;
  • Incoraggiare il bimbo a fare un pisolino in un luogo fresco, buio e tranquillo: se non dorme, distraetelo dal dolore con giocattoli o libri;
  • Provare a fargli coraggio dicendogli che sapete cosa sta succedendo nella sua testa e che non c’è bisogno di preoccuparsi, perché sapete bene come risolvere il problema.

Come prevenire

Se il bambino è soggetto predisposto ad avere mal di testa, parlate con lui dei fattori che lo scatenano: cioccolato, caffeina, formaggio e zucchero; troppo poco sonno o troppo sonno; luci e rumori forti; stress; rabbia o frustrazione; troppo o troppo poco esercizio; variazioni di pressione barometrica. Conoscere le cause può aiutare come prevenzione.
Inoltre consiglio:

  • relax e tecniche di rilassamento;
  • dormire bene e in modo giusto;
  • scegliere cibi ricchi in magnesio e seguire una corretta alimentazione;
  • evitare spazi affollati, caldi, rumorosi;
  • una buona ossigenazione;
  • non stressare il bambino imponendogli un’agenda eccessivamente ricca di impegni, in quanto lo stress si ripercuote anche sui più piccoli e il mal di testa può essere una delle manifestazioni tipiche dello stress.

Rimedi naturali

  • Magnesio;
  • dieta priva di glutine;
  • peppermint e lavanda;
  • farfaraccio e partenio;
  • complesso di vitamina B;
  • acqua naturale.

Inoltre, sono da preferire i seguenti alimenti: cetrioli, sedano, ravanelli, peperoni verdi, cavolo, zucchine, cavolfiore, melanzana, spinaci, anguria, fragole, uva, cantalupo, arance, pepe di cajenna.
Insomma, il mal di testa nei bambini è un fenomeno che può facilmente spiegarsi, ma che in caso di persistenza deve essere indagato in modo approfondito, ricorrendo tempestivamente al parere del medico.

Mal di testa femminili quali sono le cause

Mal di testa femminili: quali sono le cause?

Il mal di testa assume caratteristiche particolari nella donna, a causa delle variazioni ormonali che possono influire profondamente sull’organismo femminile e su tutte le sue funzioni vitali.

In questi periodi, l’equilibrio dell’organismo femminile viene stressato e ciò comporta spesso l’insorgere o l’accentuarsi di molti disturbi, tra cui il mal di testa.
Questi fenomeni si verificano in particolari periodi della vita di una donna, quali cicli mestruali, gravidanza, menopausa o durante l’uso di un contraccettivo orale.
Contraccezione orale
Le donne che utilizzano contraccettivi orali possono essere soggette ad attacchi di emicrania nel periodo in cui i livelli ormonali sono più bassi, in particolare durante la settimana placebo, tra la fine di una scatola e l’inizio di un’altra.
Ciò accade perché la pillola fornisce all’organismo gli estrogeni e il progesterone necessari a bloccare la maturazione dell’ovulo, tranne che nella settimana di interruzione, in cui il livello di estrogeni si abbassa, provocando l’emicrania.
Gravidanza

Farmaci mal di testa in gravidanza
Farmaci mal di testa in gravidanza

La gravidanza può aumentare gli attacchi nelle donne già affette da questo disturbo, ma proprio durante la gestazione, bisogna prestare particolare attenzione ai farmaci che si assumono, così da evitare rischi per il feto.
Nel caso in cui si soffra di grave mal di testa in gravidanza o si abbiano episodi di giramenti di testa in gravidanza, al punto da non riuscire a svolgere le attività quotidiane senza l’ausilio delle loro medicine, è consigliabile consultare il medico prima del concepimento.
Menopausa
Nelle donne che soffrono di mal di testa premestruale, ossia di mal di testa prima del ciclo, o durante il periodo mestruale, l’arrivo della menopausa può comportare un’attenuazione, ma non una sparizione del disturbo.
In generale, l’emicrania migliora e sfumano i sintomi collaterali, quali nausea, vomito e fitte, e il dolore diventa meno intenso.
Ciò avviene anche nel caso di mal di testa in menopausa quando questa sia di natura precoce, in conseguenza di un intervento di asportazione delle ovaie.
In altri casi, le donne prossime alla menopausa possono avvertire un aggravamento del disturbo, soprattutto se ricorrono ad una terapia ormonale sostitutiva, in quanto l’organismo deve riabituarsi al nuovo carico ormonale che gli viene fornito.

Rimedi per il mal di testa: farmaci e buone abitudini

Rimedi per il mal di testa: farmaci e buone abitudini

Anche se in molti casi il mal di testa è un disturbo occasionale, talvolta può essere così intenso da risultare invalidante per il paziente che ne è affetto e che si trova a vagare in cerca rimedi per mal di testa.

Come far passare il mal di testa allora? A seconda della tipologia di cui soffrite, di cui abbiamo già parlato qui, vi sono diversi rimedi per mal di testa da considerare.
Ad esempio, un forte mal di testa da stress è curabile con la correzione delle abitudini di vita, soprattutto se, alla modifica dello stile di vita, vengono associate pratiche di rilassamento, mentre in altri casi, il mal di testa tende a scomparire solo dopo l’assunzione di farmaci antidolorifici.
Dal momento che il mal di testa è spesso accompagnato da fotofobia, ossia ipersensibilità alla luce, e fonofobia, ossia ipersensibilità ai rumori, il silenzio e la permanenza in un posto buio possono essere efficaci rimedi per mal di testa e contribuire a ridurre il dolore e a velocizzare la guarigione.
Farmaci 
In alcuni pazienti, il mal di testa dipende da tumori o da altre malattie gravi, pertanto i farmaci antinfiammatori tamponano solo temporaneamente il dolore, perché la causa scatenante è chiaramente grave.
In caso di mal di testa di lieve o moderata entità, i FANS rappresentano i farmaci di prima linea per ridurre il fastidio.

Farmaci fans
Farmaci fans

È bene ricordare, però, che i soggetti che assumono questi farmaci per 3 o più giorni a settimana sono maggiormente a rischio che il mal di testa si ripresenti più spesso.
Fate sempre attenzione a non cadere nell’abuso: l’assunzione smodata di FANS può provocare gravi conseguenze epatiche e gastriche.
Di seguito, sono riportate le classi di farmaci più utilizzate nella terapia contro il mal di testa ed alcuni esempi di specialità farmacologiche. Sarà poi il vostro medico a scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura.
Acetaminofene o Paracetamolo (es. Tachipirina, Efferalgan, Sanipirina): il farmaco va assunto in caso di febbre, per via orale, sotto forma di compresse, sciroppo, bustine effervescenti, o per via rettale, sotto forma di supposte. La posologia raccomandata per il paracetamolo è quella di 325-650 mg ogni 4-6 ore per 6-8 giorni consecutivi, per far abbassare la febbre. È possibile assumere il farmaco anche per via endovenosa: 1 grammo ogni 6 ore o 650 mg ogni 4 ore per adulti e adolescenti che pesano più di 50 chili; al di sotto dei 50 chili, la posologia consigliata è 15 mg/kg ogni 6 ore o 12,5 mg/kg ogni 4 ore.
Acido acetilsalicilico (es. Aspirina, Vivin, Ac Acet, Carin): il farmaco è indicato per i soli adulti e va assunto alla posologia di 325-650 mg/die, per via orale o per via rettale, ogni 4 ore, al bisogno, senza superare i 4 grammi al giorno. La somministrazione del farmaco ai bambini al di sotto dei 12 anni è caldamente sconsigliata, in quanto può provocare gravi effetti collaterali, quali sindrome di Reye, disfunzioni epatiche ed alterazioni cerebrali.
Ibuprofene (es. Brufen, Moment, Subitene): per il dolore medio-moderato alla testa, si consiglia di assumere per bocca una dose di attivo pari a 200-400 mg, sotto forma di compresse o bustine effervescenti, ogni 4-6 ore dopo i pasti, al bisogno, senza superare i 2,4 grammi al dì.
Naproxene (es. Aleve, Naprosyn, Prexan, Naprius): si raccomanda di assumere il farmaco alla posologia di 550 mg, per via orale, una volta al giorno, seguiti da 550 mg di attivo ogni 12 ore. In alternativa, assumere 275 mg di naproxene ogni 6-8 ore, al bisogno, senza superare i 1100 mg al giorno.
Diidroergotamina (es. Seglor, Diidergot): il farmaco è particolarmente indicato per la cura del mal di testa ed è somministrabile per via intramuscolare, endovenosa o sottocutanea. Si consiglia 1mg alle primissime manifestazioni dei sintomi e 1 mg ogni ora, fino a remissione dei sintomi, ma senza superare i 6 mg a settimana. Inoltre, è possibile assumere il farmaco per via nasale, con uno spruzzo da 0,5 mg in ogni narice. Quando necessario, ripetere la somministrazione entro 15 minuti e non superare 4 spray al giorno e gli 8 spray settimanali.
Ergotamina (es. Cafergot, Virdex): il farmaco è un principio attivo utilizzato in terapia per trattare l’emicrania acuta, quando il paziente non risponde in modo positivo agli analgesici. La somministrazione del farmaco è sconsigliata per gli anziani, per gli ipertesi, per le donne in gravidanza e durante l’allattamento. Per la cura del mal di testa acuto e grave, si consiglia l’assunzione di 2 mg di attivo sotto la lingua in combinazione con caffeina e nel più breve tempo possibile dalla manifestazione dei primi sintomi. Ogni 30 minuti dalla prima assunzione, possono essere somministrati 1-2 mg di attivo fino ad un massimo di 6 mg, ma mai oltre i 6-10 mg a settimana.
Isometeptene (es. Octinum): questo farmaco è un vasocostrittore molto potente e talvolta utilizzato in terapia per placare gli attacchi acuti di emicrania. È spesso reperibile in compresse formulate con caffeina e paracetamolo, da assumere nella quantità di 2 capsule o compresse insieme, per via orale, e proseguire con una capsula ogni ora, fino a remissione dei sintomi. Non somministrare più di 5 capsule in 12 ore. Per la cura del mal di testa da stress, si raccomanda di assumere 1-2 capsule/compresse ogni 4 ore, ma mai più di 8 al giorno.
Stile di vita
Stile di vita
Stile di vita

Se il mal di testa è sopportabile e non volete ricorrere ai farmaci, ecco 10 piccole abitudini che possono aiutarvi nel caso in cui soffriate spesso di emicranie:

  • Assumete un antidolorifico e andate a letto: molte persone osservano che i sintomi del mal di testa si fanno molto più lievi e sfumati dopo una bella dormita; quindi dormite, ma senza esagerare;
  • dedicatevi ad un’attività sportiva anche durante il mal di testa, così da combattere il disturbo, ma fate attenzione ad evitare lo sport nel caso in cui il mal di testa sia troppo intenso;
  • dormite a pancia in su: secondo alcune fonti, il mal di testa svanisce più rapidamente quando si dorme in posizione supina, mentre dormire in una posizione scomoda o a pancia in giù può talvolta favorire la contrazione dei muscoli della nuca, incidendo negativamente sul mal di testa;
  • caldo/freddo: alcune persone beneficiano dall’azione del freddo applicato direttamente sulla testa, mentre altre si servono di docce calde o di borse dell’acqua calda applicate direttamente sulla nuca;
  • respirate profondamente: la respirazione profonda incoraggia il rilassamento e scaccia la tensione. Il consiglio è quello di inspirare partendo dall’addome, far risalire il respiro al torace e poi espirare lentamente;
  • automassaggio e digitopressione fai da te per favorire l’allontanamento del mal di testa e da esercitare su due punti in particolare: sulla zona di pelle della fronte tra pollice e indice, premendola tra le dita il più possibile, per poi rilasciarla lentamente; sulla zona immediatamente inferiore alle sporgenze ossee della nuca, facendo una delicata pressione con i pollici;
  • praticate una fasciatura stretta alla testa: un vecchio rimedio prevede di avvolgere la testa in una benda piuttosto stretta per ridurre l’afflusso di sangue al cuoio capelluto e abbassare le pulsazioni tipiche della cefalea;
  • spegnete la luce: le luci molto forti, le lampade fluorescenti e tutte le fonti luminose possono scatenare o peggiorare il mal di testa; per lo stesso motivo, consigliamo di indossare sempre gli occhiali da sole quando uscite da casa;
  • cenate e pranzate sempre alla stessa ora, in modo da abituare il vostro corpo ad una sua routine alimentare;
  • sorridete: il buon umore è una medicina naturale scaccia dolore!

Non fatevi fermare dal mal di testa, sconfiggetelo!

Mal di testa come mandarlo via

Mal di testa: come mandarlo via?

Abbiamo già parlato di cosa sia e di quanti tipi di mal di testa esistono, ma come fare per approfondire la natura del problema?

Se soffrite di mal di testa e questo si presenta ripetutamente sotto forma di un forte mal di testa o anche solo come un mal di testa continuo, anche se sopportabile, è bene ricorrere al consiglio del medico per individuarne la fonte.
Nella maggioranza dei casi, per fare una diagnosi di cefalea primaria, al medico basta un’attenta descrizione dei sintomi e un accurato esame obiettivo del paziente. Invece, se si tratta di cefalea di recente insorgenza o che ha avuto un improvviso peggioramento, ci si potrebbe trovare di fronte a una forma secondaria.
Nell’ultimo caso, il percorso diagnostico si avvale di alcuni esami strumentali, che andranno prescritti in base alle condizioni di salute del paziente e alla sintomatologia.
Prima di pretendere di essere sottoposti a un elettroencefalogramma o a una Tac cranica, è importante riportare al medico una serie di informazioni fondamentali, quali la familiarità, ossia se parenti di primo grado soffrono di qualche forma di mal di testa forte o continuo che sia, l’esordio e la durata degli attacchi, i fattori scatenanti delle crisi, la sede e l’intensità del dolore, la presenza di sintomi associati, i fattori aggravanti, le eventuali terapie precedentemente seguite. La cosa ideale sarebbe avere un diario aggiornato delle cefalee, così da agevolarne il resoconto al medico.
Ma quali sono gli esami che possono aiutare a individuare il problema e far capire come far passare il mal di testa?
Radiografia del cranio
La radiografia del cranio è un esame che visualizza le componenti dure della scatola cranica e viene usato fondamentalmente per indagini sull’osso.

Radiografia del cranio
Radiografia del cranio. Foto: Di Tomáš Vendiš – http://radiologieplzen.eu, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13304052

Come si esegue? Il paziente, in piedi, viene fatto appoggiare con la testa ad una parete alle cui spalle vi è una lastra, sulla quale un fascio di raggi X imprime il contorno di quelle strutture che sono sufficientemente dure da non lasciar passare il fascio di raggi. Di solito, si effettuano una proiezione laterale, ossia una radiografia di lato, e una proiezione antero-posteriore, ossia una radiografia dal davanti.
A cosa serve? La lastra del cranio serve ogniqualvolta si sospetti un danno all’osso, come nei traumi o nelle malattie che colpiscono primariamente l’osso stesso, o nel caso di sinusiti acute, che si evidenzia quando si rileva un opacamento delle cavità paranasali. La radiografia può anche mettere in luce indirettamente la presenza di tumori, come quelli dell’ipofisi, quando rilevi una modificazione del profilo di una particolare struttura ossea, la sella turcica, che ospita la ghiandola ipofisaria. Infine, può mostrare calcificazioni patologiche, cioè accumuli di calcio, che sulla lastra appaiono bianchi e in sedi diverse da quelle abituali.
Che problemi può dare? Effettuare una lastra non pone problemi particolari, a meno di non eccedere; si può dire, anzi, che il rischio maggiore lo corrono i radiologi piuttosto che i pazienti.
Elettroencefalogramma
L’elettroencefalogramma è un esame neurofisiologico che rileva la normale attività elettrica cerebrale. Come un elettrocardiogramma, si effettua con degli elettrodi, che vengono poggiati sul cuoio capelluto e registrano gli impulsi elettrici del cervello, per poi trasmetterli ad una macchina che li trascrive sotto forma di tracce lineari.
Come si esegue? Questo esame non è doloroso né invasivo e prevede che il paziente stia seduto o semisdraiato, mentre sullo scalpo gli viene applicata circa una ventina di elettrodi. Durante l’esame, vengono impartiti particolari stimoli per registrare le reazioni del cervello. Per esempio, si può registrare una fase, di circa tre minuti, in cui vengono effettuati respiri profondi; si possono anche registrare gli effetti che una luce intermittente, a diverse frequenze, provoca sull’attività elettrica. Per la maggior parte del tempo, la registrazione avviene ad occhi chiusi, mentre ad occhi aperti per circa venti minuti; in alcuni casi, può anche essere eseguita su un paziente che dorme e in questo caso può durare fino a due ore.
A cosa serve? L’elettroencefalogramma è realmente utile solo in pochi casi di mal di testa: crisi epilettiche, disturbi del sonno, encefaliti. Nelle cefalee può essere utile quando non sia effettuabile una Tac e si sospetti un danno cerebrale importante, come da tumore o da infarto. Tuttavia, è un esame abbondantemente superato dalle tecniche di imaging. In alcune forme di cefalea, come nell’emicrania con aura, può evidenziare anomalie particolari in molti pazienti, tuttavia aspecifiche e non utili ai fini di una diagnosi corretta.
Che problemi può dare? L’elettroencefalogramma non pone problemi particolari per il paziente.
Tac
Chiamata anche Tc, la Tac è un esame radiologico basato su una tecnica computerizzata che ricostruisce il contenuto della testa visto come una serie di fette, che vanno dal collo al vertice del capo, utilizzando le immagini ottenute come tante radiografie intorno al capo.
Tac
Tac. Foto: Centro Pegaso Grosseto

Come si esegue? Il paziente è sdraiato di schiena su un lettino. che scorre parzialmente all’interno della macchina, la quale ruota intorno alla testa e scatta tante riprese seriali che invia a un computer, che elabora e ricostruisce le immagini del cervello come su una mappa geografica. Ogni esame fornisce mediamente 15-20 scansioni e dura generalmente tra i 10 e i 15 minuti, anche se le apparecchiature più recenti consentono di effettuare tutte le scansioni in pochi secondi. Può essere effettuata con semplici scansioni radiografiche oppure può essere ripetuta iniettando un mezzo di contrasto., che evidenzia meglio alcune strutture, quali arterie, vene o zone molto irrorate di sangue.
A cosa serve? Nel caso della testa, la Tac riproduce il cervello, le ossa del cranio, le cavità nasali e oculari. Nelle immagini, ogni componente appare in un modo specifico: i tessuti più spessi e duri, come le ossa, sono bianchi; i tessuti meno spessi, come il cervello o i muscoli, seguono diverse tonalità di grigio; l’aria appare nera. In questo modo, la Tac consente di visualizzare zone traumatizzate, infarti ed emorragie oppure tumori, malformazioni artero-venose, infiammazioni dei seni paranasali o ascessi cerebrali, questi ultimi meglio evidenziati con esame basale e con mezzo di contrasto.
Che problemi può dare? Si tratta di un esame utilissimo, ma che va fatto solo quando necessario, in quanto espone il paziente a dosi di raggi X. Per il resto, non presenta particolari problemi, tranne un senso di oppressione nei soggetti claustrofobici o lo spazio stretto, in caso di pazienti obesi, o eventuali reazioni allergiche al mezzo di contrasto.
Risonanza magnetica nucleare
Anche chiamata Rm, la risonanza magnetica nucleare è un esame basato sempre su immagini, ottenute sfruttando un campo magnetico piuttosto che con i raggi X. La regione da esaminare viene praticamente inserita fra due calamite, che vengono attivate e disattivate in modo da produrre modificazioni dei campi magnetici che circondano le strutture cerebrali. Tali modificazioni sono poi rielaborate dall’apparecchiatura, che le trasforma in immagini su una lastra, con maggiore precisione rispetto alla Tac.
 
Come si esegue? Il lettino su cui è fatto sdraiare il paziente viene fatto entrare all’interno della macchina. Le modificazioni dei campi magnetici cerebrali vengono trasformate in immagini e possono rappresentare qualunque zona del cervello e delle strutture del cranio, viste di fianco, da sotto e dal davanti, ossia nei tre piani dello spazio. Inoltre, vi sono diverse tecniche di acquisizione delle immagini, che consentono di visualizzare meglio e con diverse tonalità di bianco, grigio o nero le diverse strutture cerebrali. L’esame può durare da 20 minuti a un’ora e mezza, a seconda della zona del corpo da indagare e può essere effettuato con mezzo di contrasto, un materiale simil-ferroso, che evidenzia meglio le strutture intensamente vascolarizzate a cui arriva molto sangue.
A cosa serve? Come nel caso della Tac, anche la risonanza magnetica nucleare riproduce le diverse zone del cervello, le cavità nasali e quelle oculari, ma non consente di vedere bene le ossa e le strutture in movimento, come il sangue che scorre dentro le arterie o le vene. Permette tuttavia un’indagine su strutture altrimenti non visibili, come le meningi o i nervi cranici che passano vicino alle ossa, come il trigemino. La risonanza permette di visualizzare le stesse patologie che evidenzierebbe una Tac, ma con maggiore precisione, e di evidenziare altri aspetti anomali che non risulterebbero con chiarezza da una Tac, come malformazioni della corteccia cerebrale, anomalie di sviluppo del cervello, infarti cerebrali nelle prime fasi della malattia. Per contro, la risonanza non consente una buona valutazione dell’osso e delle malattie che lo riguardano. In ogni caso, risonanza e Tac non si escludono a vicenda e, anzi, spesso si integrano l’una con l’altra quando si voglia avere una migliore definizione delle eventuali alterazioni riscontrate.
Che problemi può dare? Sono rarissimi i fenomeni di allergia, per cui il mezzo di contrasto si può quasi sempre somministrare, mentre può essere difficile eseguire l’esame su coloro che soffrono di claustrofobia, dato che lo spazio in cui restare immobili è angusto e il rumore può essere molto fastidioso. A tale problema, però, hanno ovviato alcuni centri, che si sono dotati di macchinari aperti.
Angio-Tc e angio-Rm
Questi esami si basano sugli stessi principi della Tac e della risonanza magnetica, ma il software di elaborazione delle immagini privilegia la componente vascolare, per cui evidenzia in maniera selettiva le arterie e le vene del cervello, ricostruendo un’immagine che rappresenta l’albero vascolare del nostro cervello. L’angio-Tc va eseguita con mezzo di contrasto, mentre l’angio-Rm può essere eseguita senza contrasto e sensibilizzata con il mezzo di contrasto.
Come si eseguono? Il procedimento che si segue è esattamente lo stesso della Tac e della risonanza.
A cosa servono? Angio-Tc e angio-Rm servono per evidenziare aneurismi, fistole artero-venose e malformazioni vascolari del cervello.
Che problemi possono dare? L’angio-Tc può presentare problemi di allergia al mezzo di contrasto, mentre per quanto riguarda l’angio-Rm i problemi sono gli stessi visti per la risonanza magnetica.
Rachicentesi
Anche chiamata puntura lombare, la rachicentesi è un esame invasivo attraverso il quale si preleva una minima quantità di liquido cerebro-spinale, o liquor cefalo-rachidiano, da esaminare, così come si fa con i prelievi di sangue. Il liquor circonda e protegge il cervello e il midollo spinale, facendo da cuscinetto protettivo e provvedendo al nutrimento e allo smaltimento delle sostanze da eliminare.
Come si esegue? La Rachicentesi è eseguita da un medico, che, in anestesia locale cutanea, fa penetrare un sottile ago fra due vertebre a livello lombare, così da non danneggiare il midollo. In questo modo, si esegue la misurazione della pressione liquorale e si preleva il liquor da inviare in laboratorio per le analisi del caso. Si possono effettuare anche manovre per valutare come la cavità lombare che contiene il liquor sia in connessione con le cavità che lo contengono a livello cerebrale, come ventricoli, cisterne e spazi meningei. In situazioni particolari, poi, è possibile iniettare farmaci nel liquor per curare direttamente malattie che interessano il cervello.
A cosa serve? Sono rarissimi i casi in cui una sospetta cefalea secondaria richiede questo esame: l’analisi del liquor fornisce informazioni su eventuali stati infiammatori, come nelle meningiti, nelle encefaliti o negli ascessi cerebrali. La rachicentesi può evidenziare la presenza di sangue dovuta ad un’emorragia subaracnoidea anche quando la Tac sia risultata negativa. Inoltre, attraverso essa possono essere rilevate cellule tumorali o alterazioni proteiche o immunologiche, come nella sclerosi multipla. Informazioni importanti si possono ottenere anche misurando la pressione del liquor e, infine, il liquor stesso può essere un veicolo utilissimo per diffondere farmaci che devono agire direttamente sul cervello.
Che problemi può dare? Se effettuata correttamente, la rachicentesi non è pericolosa. Tuttavia, il rischio più frequente è quello di avere mal di testa per qualche giorno, se non si resta a letto almeno nelle 24 ore successive all’esame, in modo che la pressione liquorale possa ritrovare il suo equilibrio idrostatico naturale. Inoltre, per evitare questo mal di testa, si consiglia di bere molto nelle 24-48 ore successive al prelievo liquorale. In casi molto rari, vi è il rischio di danni sulle radici spinali o di emorragia, dovuta alla puntura all’interno del midollo, quando la manovra viene effettuata a livello lombare, solitamente fra la terza e la quarta vertebra, dove il midollo spinale non è più presente.

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