Riflessologia plantare

Riflessologia plantare: cos'è, benefici e scopi

Avete mai sentito parlare della riflessologia plantare e dei benefici associati ad essa?

Se la risposta è no, siete nel posto giusto: vi spiegheremo da dove nasce la riflessologia plantare, cos’è, per quali scopi è utilizzata e quali benefici comportano.

Le origini della riflessologia plantare

I piedi hanno un ruolo estremamente importante, anche se non sempre sono valorizzati come meritano e in modo da dare il giusto risalto alla loro affascinante storia.
Gli antropologi ritengono che il piede sia il tratto fisico più caratteristico dell’uomo, da quando, cinquanta milioni di anni fa, si è verificato il passaggio dei primi antropoidi dalla postura accovacciata alla postura eretta.
Questa fase fu una tappa fondamentale dell’evoluzione dell’uomo: i suoi arti inferiori si trovarono a dover sostenere il doppio del peso rispetto a quello di cui erano gravati nella postura accovacciata, la colonna vertebrale passò dall’avere una forma ad arco a raddrizzarsi, l’alluce dalla sua forma simile a quella del pollice della mano si evolse allineandosi alle altre dita e il tallone aderì a terra, in modo da poggiare sul terreno e sostenere meglio il peso del corpo.
Ma la storia del piede non si ferma alla sua evoluzione preistorica, anzi, nei secoli è stato ritenuto centrale nella struttura dell’uomo, nella mitologia, nella religione e nella cultura generale. Basta ricordare il mito del tallone di Achille, ma anche un grande come Leonardo da Vinci lo definì un capolavoro di ingegneria e un’opera d’arte, ciò proprio in considerazione del rapporto tra le sue dimensioni e il peso che questo doveva sostenere.
In particolare, il concetto di riflessologia plantare deriva dalla medicina tradizionale cinese, ma fu il dottor William H. Fitzgerald, uno otorinolaringoiatra americano, a introdurre nel 1915 negli Stati Uniti la terapia zonale, secondo la quale alcune parti del piede sono collegate a organi e ad altre parti del corpo, per cui, effettuando una pressione su queste, si liberano dei percorsi energetici, che facilitano la guarigione dell’area del corpo che le corrisponde.
Pochi anni dopo, intorno agli anni ’30, il dottor Eunice Ingram, un fisioterapista americano, introdusse un’altra terapia zonale, sviluppando le tecniche e la mappatura del piede, indicando i punti e le parti del corpo corrispondenti.
Quello del dottor Ingram è il moderno sistema di riflessologia.

Riflessologia plantare cos’è?

La riflessologia consiste in un trattamento olistico, che considera l’individuo come un’entità unica di corpo, spirito e mente: la malattia da trattare non è isolata, ma si opera sulla persona nella sua interezza, per aiutarla a raggiungere un proprio equilibrio.
Non si tratta, quindi, di un banale massaggio al piede, ma si tratta di una tecnica che si basa sulla pressione di specifici punti di pressione o riflessogeni del piede, che si ritiene abbiano delle corrispondenze in tutte le parti del corpo.
Ecco allora come i piedi rivestono un ruolo centrale nella salvaguardia della salute e del benessere dell’individuo, mentre il riflessologo si occupa di attivare il potenziale autocurativo del soggetto.

Riflessologia plantare a cosa serve?

La riflessologia si basa sull’idea per la quale tutti i sistemi del corpo sono strettamente collegati e ha degli obiettivi ben precisi: guarigione, riduzione del dolore e normalizzazione delle funzioni corporee, con particolare attenzione alle zone dolorose, e può essere praticata tranquillamente anche su bambini e donne in gravidanza.
Inoltre, una riflessologia ben eseguita comporta anche un miglioramento del flusso sanguigno in un’area specifica, per cui è utilizzato anche per ridurre la ritenzione idrica e la cellulite e per agevolare il dimagrimento.
Tuttavia, nel caso di alcune malattie, la riflessologia non è curativa, ma ha lo scopo di ridurre e calmare i dolori che derivano da questa.
La reflessologia punta a far innescare i meccanismi per raggiungere l’omeostasi, ossia uno stato di equilibrio e armonia, riducendo la tensione e inducendo il rilassamento.
Una volta rilassato il corpo, può iniziare il processo di guarigione e un massaggio professionale sui punti di riflesso del piede aiuta il riflessologo a individuare le parti del corpo non in equilibrio e a correggerle.
Tuttavia, la reflessologia non serve solo per curare, ma anche per prevenire eventuali disturbi, individuando i problemi già dai primi sintomi e bloccando o rallentando il processo che porta alla malattia.

Riflessologia plantare come funziona?

Questo tipo di massaggio agisce su diversi livelli, quali quello fisiologico, spirituale e psicologico, stilando la sfera fisica, emotiva e mentale del soggetto che vi si sottopone.
Secondo la riflessologia, il corpo è attraversato da canali o sentieri di energia, che collegano gli organi e tutte le sue parti: la sua efficacia dipende dalla rivitalizzazione di tali canali.
Il flusso di energia segue una direzione specifica, per cui, quando un riflessologo esegue un massaggio, trasmette alla persona un’energia particolare, che lo riporta in armonia.
A sua volta, però, il riflessologo riceve dalla persona trattata la sua energia negativa, per cui è importante che questo adotti alcune precauzioni, prima e dopo ogni trattamento, per preservare il proprio benessere:

  • prima e durante il massaggio, è preferibile lavorare su un pavimento di legno, togliete il materiale d’oro, bracciali, collane e orologi e incrociate le bambe sotto il lettino, in modo da bloccare il ritorno delle negatività;
  • dopo il massaggio, prendete tra le mani una lastra di rame per qualche minuto, lavate le mani dopo ogni trattamento e fate una doccia al termine della vostra giornata lavorativa.

Inoltre, prima di eseguire un massaggio plantare, è importante sapere se la persona che si ha davanti sia o meno carica di negatività.
Come?
Offritele un bicchiere di vino annacquato a sua insaputa: se la persona tossisce, significa che è pieno di negatività.
In alternativa, potete preparare accanto al lettino, in un angolo della stanza, tre bicchieri con il 70% di sale grosso e il 30% di acqua: se l’acqua risale il sale grosso ed esce fuori, allora la persona è carica di negatività.
Per impostare un programma di trattamento, il riflessologo svolge una ricerca visiva e tattile dei piedi, così da rilevare quanto utile per avere un quadro generale della situazione: verifica che i piedi abbiamo stessa forma e colore, spinge con le mani per riscoprire i punti privi di energia.
In base alla risposta al dolore, il riflessologo individua se il corpo del soggetto è sano o malato e stila un programma di trattamento.
Durante il trattamento, di solito si avverte una sorta di formicolio o una sensazione di calore e di movimento di energia in tutto il corpo, dovuta alla pressione sulla zona specifica del corpo.
Inoltre, tra le reazioni al trattamento, possono esservi:

  • sudorazione a mani o piedi;
  • sensazione di freddo;
  • tosse;
  • giramenti di testa;
  • risate o pianti;
  • sonnolenza;
  • scomparsa di dolori e fastidi;
  • rilassamento dei muscoli;
  • sete.

Riflessologia plantare benefici

I benefici della riflessologia plantare
I benefici della riflessologia plantare

Il massaggio plantare può essere utilizzato in diverse situazioni ed è utile, in particolare, per:

  • rilassarsi, inteso anche come sistema per scaricare le tensioni del sistema nervoso;
  • depurare un fisico intossicato, in quanto agisce sugli organi deputati all’eliminazione delle tossine dall’organismo;
  • migliorare e stimolare la circolazione linfatica e sanguigna;
  • contrastare il dolore, in quanto agisce sui meccanismi nervosi del corpo, così da alleviare i dolori, stimolando la produzione di endorfine;
  • riequilibrare l’energia del corpo.

Per quanto detto, il trattamento è utile in caso di mal di testa, mal di schiena, problemi gastrointestinali, asma e problemi respiratori, eczema e problemi dermatologici, insonnia, ansia, problemi connessi alla menopausa e dipendenza dal fumo.
Secondo uno studio di Kunz e Kunz, sono stati individuati quattro effetti primari della riflessologia:

  • effetto su determinati organi;
  • miglioramento dei sintomi;
  • effetto di rilassamento;
  • riduzione del dolore.

Inoltre, in virtù di studi specifici condotti in materia, è stato dimostrato che la riflessologia agisce il modo peculiare in relazione ad alcuni disturbi, quali emicrania o cefalea tensiva, attività dei reni, sindrome premestruale, sinusite
Insomma, un’arte affascinante quella della riflessologia plantare e ricca di benefici!

Dolore al trapezio: quali sono le sue cause?

Dolore al trapezio: quali sono le sue cause?

Chi di noi non ha mai avvertito una sensazione di fastidio, pesantezza o addirittura di dolore al trapezio?

Spesso, un dolore al trapezio può diventare cronico e invalidante, per cui è importante agire in tempo, ma per farlo è necessario sapere prima di tutto cosa sia il trapezio e quali possono essere le cause scatenanti di un simile problema.

Cos’è il trapezio?

Muscolo del trapezio
Muscolo del trapezio

Il muscolo del trapezio è situato nella parte posteriore del corpo, nella zona compresa tra il cranio e la zona dorsale.
In particolare, pur apparendo unito e continuo nelle sue porzioni, il muscolo del trapezio è stato suddiviso in tre parti:

  • trapezio superiore, che parte dall’osso occipitale e si inserisce a livello della terza parte laterale della clavicola;
  • trapezio medio, che parte dalle prime 3 vertebre dorsali e si inserisce a livello dell’acromion della scapola;
  • trapezio inferiore, che parte dalle restanti vertebre toraciche e si inserisce anch’esso a livello dell’acromion della scapola.

A tale suddivisione, corrispondono diverse funzionalità delle singole parti del trapezio, il quale svolge ruoli differenti in base al punto di attivazione:

  • rotazione della testa verso il lato opposto;
  • estensione, rotazione e inclinazione del rachide cervicale;
  • elevazione, abbassamento, adduzione e rotazione della scapola;
  • motore del movimento scapolo-toracico, partecipando al movimento di flessione del braccio.

La sua innervazione deriva dal XI paio di nervi cranici e dal plesso cervicale, quindi dal nervo proveniente da C3-C4, mentre la sua vascolarizzazione deriva dall’apporto ematico fornitogli dall’arteria cervicale trasversa.
Una contrattura trapezio e degli altri muscoli del collo è il sintomo più comune del disturbo cervicale e questo stato di tensione costante può essere molto fastidioso, in quanto al dolore si associano spesso altri sintomi, quali il mal di testa, le vertigini e la rigidità dei movimenti.
Se vengono toccate aree molto contratte del trapezio, può accadere che la persona avverta sintomi anche a grande distanza, quali emicrania, vertigini o dolore al braccio.
Il dolore è di certo il sintomo più ricorrente in caso di contrattura dei muscoli del collo, si manifesta come uno stato di tensione costante e vi si associano rigidità e difficoltà nei movimenti.
Tuttavia, al dolore dovuto a contrattura, spesso si accompagnano ulteriori sintomi, quali:

  • vertigini o sbandamento, per cui può avvertirsi una sensazione di instabilità, dovuta all’infiammazione di muscoli e vertebre cervicali, che può coinvolgere i centri nervosi, come il tronco dell’encefalo;
  • mal di testa, come cefalea tensiva o emicrania cervicale, dovuto allo stretto collegamento tra muscoli del collo e muscoli cranici, per cui, quando i primi siano contratti e infiammati, trasmettono tale stato anche ai secondi, comportando anche una sensazione di pesantezza alla testa;
  • dolore al braccio o alle scapole, che si registra quando la contrattura del trapezio abbia provocato una discopatia C5-C6 o C6-C7;
Discopatia c5 c6 c7 c8
Discopatia c5 c6 c7
  • nausea, che si avverte in caso di tensione forte al punto da irritare il nervo vago, ossia un nervo digestivo, che passa attraverso i muscoli del collo.
Nervo Vago
Nervo Vago

Esercizi trapezio per contratture cervicali

Quando si ha una contrattura cervicale, è importante rieducare e ricondizionare i muscoli cervicali messi in tensione e ciò è possibile eseguendo una serie di esercizi specifici, ma anche adottando alcune attenzioni.
Infatti, la rieducazione può avvenire tenendo conto delle cause del problema, che possono essere di varia natura: meccaniche, legate al metabolismo e legate allo stresso nervoso.

Dolore al trapezio cause

I motivi per cui si ha un dolore al trapezio sono vari e i sintomi cambiano di persona in persona, in quanto ognuno compensa in modo diverso, adottando un proprio assetto posturale.
In particolare, cause scatenanti possono essere:

  • movimento brusco, che comporta una rapida contrazione muscolare, tanto da far andare il sistema muscolare in spasmo, in particolare quando si genera un lieve disallineamento delle faccette articolari del rachide cervicale o toracico, che attua un blocco muscolare, da cui derivano dolore e rigidità;
  • sovraccarico funzionale, che si può verificare anche in seguito alla postura adottata per portare una borsa su una sola spalla, anziché su entrambi;
  • esecuzione dei movimenti durante la giornata;
  • postura mantenuta durante la giornata, che può portare a mantenere un allineamento corporeo non corretto e causare degli squilibri muscolo-scheletrici; in questo caso, i muscoli soffrono, in quanto cercano di contrastare sia la spinta della gravità che lo squilibrio, provocando uno stress alle strutture molli del rachide cervicale e spasmi e contratture al trapezio, che causano ipomobilità della muscolatura e un senso di pesantezza;
  • condizioni psicologiche, quali stress, ansia, tristezza, depressione, che spesso sono interiorizzate e somatizzate dal soggetto, portandolo ad un determinato tipo di postura e ad una iperattivazione del trapezio superiore, da cui scaturiscono dolore al collo e senso di pesantezza a spalle e rachide;
  • movimento di rotazione e inclinazione della spalla alterato nell’elevazione dell’arto, che comporta un lavoro eccessivo della cuffia dei rotatori e che si manifesta come dolore localizzato al centro del torace e tra le scapole;
  • trauma, ossia un movimento esagerato, che produca un danno alla colonna vertebrale e che causa un aumento del tono muscolare e uno spasmo della muscolatura, in quanto il corpo prova a bloccare il movimento, per evitare altri danni; tuttavia, tale blocco comporta un grande dolore al trapezio, che coadiuva nell’esecuzione dei movimenti cervicali.

Allungamento e stretching trapezio

Stretching del trapezio
Stretching del trapezio

Dei muscoli cervicali contratti e rigidi richiedono che si proceda ad un loro allungamento e distensione, in particolare, tale soluzione è valida quando la condizione di sofferenza derivi da atteggiamenti posturali, mentre può rivelarsi di efficacia marginale in caso di contratture da stress.
In definitiva, il mio consiglio è di non far passare troppo tempo, altrimenti il dolore rischia di diventare cronico e invalidante: affidatevi ad un massaggiatore professionista ed esperto di tecniche e manipolazioni, adeguate alla vostra situazione!

Massaggi per l’estate: benefici e controindicazioni

Massaggi per l’estate: benefici e controindicazioni

Sono tanti i miglioramenti dopo un buon massaggio e interessano sia il corpo che la mente.

L’obiettivo principale dei massaggi, particolarmente in previsione della esposizione del corpo all’aria aperta durante la bella stagione, è che si ritrovi l’equilibrio smarrito durante i lunghi mesi invernali e le prove a cui lo stress sottopone ognuno di noi. Spesso, per queste ragioni, si usa il termine ‘massaggi emozionali’.

Benefici dei massaggi

Il benessere deve essere immediato. Particolarmente per il corpo, ma anche per la mente, se si è in presenza di particolari disturbi, come:

  • depressione, le manovre agiscono sul sistema nervoso eliminando lo stress;
  • anoressia-bulimia, l’azione è sull’autostima per aiutare le persone a essere più sicure e a migliorane la capacità di ascolto;
  • insonnia, i massaggi eliminano le tensioni nervose favorendo il sonno;
  • asma-bronchiti, la manualità combinata con oli essenziali favorisce l’afflusso di ossigeno ai polmoni.

Anche la pelle di chi si sottopone a un massaggio migliora. Si formano, infatti, nuovi tessuti attraverso l’eliminazione delle cellule morte, mentre si stimola il corretto funzionamento del sistema linfatico e circolatorio, si favorisce la digestione e la perdita di peso e la lotta alla cellulite.
I benefici per la mente e l’umore sono tanti. Il massaggio:

  • aiuta il sistema nervoso a riequilibrarsi;
  • ristabilisce un rapporto positivo con il corpo;
  • riduce ansie e tensioni;
  • fa aumentare l’autostima;
  • aiuta a combattere gli attacchi di panico.

Attrnzione, però, che il massaggio è sempre controindicato, in presenza di febbre o influenza in fase acuta, problemi cardiaci gravi, diarrea, vomito, micosi o malattie cutanee infettive, flebiti acute, infiammazioni cutanee evidenti e bruciature.

Consigli sui massaggi per l’estate

In nostro soccorso, per combattere e vincere i cosiddetti mali invernali, ci sono due tipi di massaggi per l’estate: il massaggio linfodrenante e il massaggio anticellulite.
Questi massaggi vanno direttamente a contrastare stanchezza, spossatezza e gonfiore, prodotti dalla difficoltà del nostro fisico di smaltire i liquidi ed i grassi in eccesso, assimilati durante l’inverno. Il massaggio linfodrenante è la risposta per stimolare e riattivare i trigger point e dare nuovo vigore e forza a tutto il corpo. Esso aiuta il metabolismo a funzionare alla grande, evitando il perdurare della spiacevole sensazione di gonfiore che spesso si avverte su gambe e glutei e all’addome. In più, il liquido presente all’interno dei tessuti viene fatto fuoriuscire dai vasi linfatici. L’ideale per curare o prevenire problemi di salute, come edemi, acne, malattie cutanee di tipo allergico, cicatrici e persino la calvizie.

Massaggio anticellulite, per un’estate da vivere sereni

Inestetismi cutanei cpme pelle a buccia d’arancia e ritenzione idrica preoccupano?
La soluzione c’è ed è il massaggio anticellulite grazie alla stimolazione manuale dei punti più critici del corpo, i muscoli si rilassano, si allargano i pori e si eliminano tossine. Con l’aumento della temperatura corporea si riduca la presenza adiposa e la pelle riesce ad assimilare le sostanze nutritive.
Tra i massaggi anticellulite c’è il Cupping Massage, o coppettazione, che rientra tra le tecniche della medicina alternativa già in uso tra gli antichi egizi. Ci si serve dell’azione meccanica di uno strumento semplice da usare anche in casa, come la coppetta in silicone. Ma è sempre meglio rivolgersi a persone esperte!

Massaggio Californiano e l'importanza del contatto

Massaggio Californiano e l'importanza del contatto

Il massaggio californiano è uno dei più affascinanti, coinvolgenti, piacevoli, sensuali e completi metodi di massaggio mai esplorati nel mondo orientale e in quello occidentale.

Il massaggio californiano, infatti, riunisce in sé elementi occidentali, quali il lavoro sul sistema muscolare, linfatico e circolatorio, e concetti orientali, quali la riattivazione dei centri energetici e di scambio energetico tra chi opera e chi riceve il massaggio.
Essendo un tipo di massaggio ritmico, avvolgente e dolcemente affettivo, è particolarmente indicato per chiunque voglia mettersi in contatto con la parte più interiore e più alta del proprio sé.
Gli elementi essenziali per un corretto massaggio californiano sono tre:

  • rendere l’idea di una musica più che di un massaggio;
  • fare in modo che sia più un gioco che un lavoro;
  • lavorare così che il massaggio venga più dal cuore che dalla mente.

Un po’ di storia

Come suggerisce il nome stesso, il rituale del massaggio californiano emozionale si è diffuso in California, nell’area di San Francisco, a partire dagli anni ’70, in un periodo in cui le continue guerre e le ripetute violenze avevano portato l’insorgere di movimenti pacifisti, come quello dei Figli dei fiori, in cui la civiltà era alla ricerca di pace, serenità, ascolto, ma soprattutto di contatto.
Quest’ultimo termine è fondamentale poiché racchiude in una sola parola il vero significato di questo massaggio: infatti, i massaggi erano associati a terapie di gruppo ed è proprio in questo contesto che la tecnica del massaggio californiano si è pian piano sviluppata e si è professionalizzata, prima di diventare popolare e di estendersi al mondo intero, negli anni seguenti.
Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima”.
Il Massaggio Californiano potrebbe essere riassunto con la seguente frase di Epicuro.
In una società industrializzata ed informata come quella occidentale attuale, l’uomo si ritrova ad essere ancora più solo, nonostante le infinite possibilità di comunicazione messegli a disposizione dalla tecnologia.
Gli individui vivono rapporti molto distaccati, soprattutto dal punto di vista dei contatti fisici, che nella nostra società si costituiscono in due poli estremi: la stretta di mano e l’atto sessuale.
Il senso di solitudine trova una delle sue cause nella mancanza di contatto: l’atto del “toccare”, se applicato correttamente, non può far altro che giovare all’uomo, trascinandolo fuori da questo isolamento.
Ed è proprio in questo senso che il massaggio aiuta non solo la persona solitaria ad aprirsi, ma anche coloro che vivano già buone relazioni, facendo sì che possano migliorarle.
Il massaggio emozionale diventa quindi il mezzo per di dimostrare ad chi lo riceve che è solo solamente se sceglie di rimanere tale e può rappresentare lo stimolo per altre esperienze per lo spirito.

Massaggio sensitivo gestaltico

Massaggio sensitivo
Massaggio sensitivo

Il Massaggio Californiano viene anche definito come massaggio sensitivo gestaltico: massaggio, perché racchiude in sé tutte le manovre e le tecniche di base; sensitivo, in quanto riporta al risveglio dei sensi ed è caratterizzato da manovre dolci e avvolgenti, che trasportano la persona in un’atmosfera di accoglienza, che la fa sentire più amata e accettata e che le dona nuova fiducia in sé; gestaltico, perché comprende movimenti fluidi, che abbracciano costantemente la persona.
L’uso del termine Gestalt indica che è un massaggio che risveglia la percezione del corpo come unità, aiutando a superare la sensazione di frammentazione e favorendo l’armonia fra le varie parti.
Quando si esegue tale tipo di massaggio, bisogna far attenzione a due cose: all’ambiente in cui si riceve il massaggio e alla sua tecnica di esecuzione.
L’ambiente. Deve essere molto accogliente e con luce soffusa di colore tenue; nella stanza devono essere accese candele e incensi alla cannella o alla vaniglia, così da creare una atmosfera calda; questo tipo di massaggio si effettua con abbondante olio da massaggio e con aggiunta di qualche goccia di olio essenziale di cannella, che ha un effetto tonificante sul sistema nervoso, combattendo depressione e tristezza.
La tecnica. Le manualità sono tese tutte a creare distensione, rilassamento e benessere, ma molti altri sono gli effetti prodotti da questo tipo di massaggio:

  • ammorbidisce le rigidità;
  • ricrea la sensazione di accudimento, che si riceve da bambini;
  • elimina i blocchi che condizionano l’aspetto estetico e relazionale della persona;
  • dona senso di unità e completezza, grazie ai movimenti lunghi e lenti;
  • fa raggiungere una più ampia consapevolezza del proprio corpo, facendolo sentire attraverso le mani e le manovre avvolgenti dell’operatore.

La tecnica consiste nell’avvolgere e modellare il corpo nella sua totalità, alternando movimenti fluidi, leggeri, lenti, armoniosi, ritmici, dolci e molto estesi: è come se le mani eseguissero una coreografia armoniosa sul corpo.
Il massaggio viene eseguito con oli profumati che permettono di rendere i gesti più scorrevoli, dando una straordinaria sensazione di benessere, di completezza, di gioia e di calma.
Le mani dell’operatore sono sempre a contatto con il corpo di chi riceve il massaggio e si muovono ad un ritmo lento e sincronizzato con il respiro.
Tecnicamente si avvalgono della più completa gamma di manipolazioni che esista: sfioramento, trazione, vibrazione, impastamento, pressione locale, pressione scivolata, torsione, frizione, cullamento, allungamento, becco d’anatra, scollamento.
I gesti del Californiano sono studiati per trasmettere energia alla persona che riceve.

Massaggio californiano benefici e controindicazioni

Massaggio Californiano benefici
Massaggio Californiano benefici e controindicazioni

I benefici del massaggio Californiano interessano sia la sfera fisica che quella psicologica.
Uno dei punti di forza sta nel fatto che le sensazioni benefiche di questa tecnica si irradiano immediatamente nel corpo.
L’obiettivo principale è far ritrovare il proprio equilibrio alla persona che si sottopone al massaggio, entrando in pieno contatto con sé stessa. Per questo motivo, questo massaggio è definito anche emozionale.
Il massaggio Californiano è rivolto a tutti coloro che vogliano mantenere armonia e benessere di mente e corpo, ma può essere anche un valido supporto in caso di disturbi particolari:

  • depressione: il massaggio agisce sul sistema nervoso eliminando lo stress e infonde benessere a tutto il corpo, viene infatti consigliato a chi soffre di attacchi di panico e depressione grazie ai movimenti rilassanti che influiscono sul sistema nervoso;
  • anoressia-bulimia: agisce sull’autostima, dando una maggiore consapevolezza del proprio corpo e del proprio spirito, rende le persone più sicure nell’affrontare le difficoltà che la vita presenta e migliora la capacità di ascolto, importante per l’integrazione dell’individuo nella società;
  • insonnia: agisce sullo stato psichico, eliminando le tensioni nervose e migliorando notevolmente questa problematica;
  • asma-bronchite: combinato con oli essenziali di salvia, migliora l’afflusso di ossigeno nei polmoni.

Inoltre, si registra un miglioramento della qualità della pelle, in quanto il massaggio favorisce la formazione di nuovi tessuti, grazie all’eliminazione delle cellule morte.
A livello fisico:

  • stimola il corretto funzionamento del sistema linfatico e circolatorio;
  • favorisce la digestione e l’eliminazione delle tossine;
  • riduce le tensioni muscolari;
  • rende la pelle più elastica e idratata;
  • favorisce la perdita di peso e combatte la cellulite.

A livello emozionale:

  • riequilibra il sistema nervoso;
  • aiuta a ristabilire un contatto positivo con il proprio corpo;
  • ridimensiona ansie e tensioni;
  • aumenta l’autostima e la fiducia in sé stessi;
  • aiuta a combattere attacchi di panico.

D’altra parte, il massaggio californiano è controindicato in caso di: febbre o influenza in fase acuta, problemi cardiaci gravi, diarrea, vomito, micosi o malattie cutanee infettive, flebiti acute, infiammazioni cutanee evidenti, bruciature.
Allora? Cosa ne pensate? Perché non concedervi un momento per rimettervi in contatto con il vostro essere?

Mal di testa? Ecco qualcosa da sapere

Mal di testa? Ecco qualcosa da sapere

Il mal di testa è una sensazione di oppressione all’altezza delle tempie, che può arrivare a pregiudicare la giornata, condizionando la rapidità di azioni e decisioni.

Il termine scientifico di ciò che viene comunemente indicato come mal di testa è cefalea, ma occorre di volta in volta individuarne i sintomi per poter classificare questo disturbo.
L’International Headache Society ha identificato 13 forme principali di mal di testa con oltre 150 sottocategorie e distinguibili in due grandi famiglie:

  • Le cefalee primarie: sono quelle forme in cui il mal di testa rappresenta una malattia vera e propria, diventando un disturbo e non legato ad altre patologie. Queste possono essere considerate patologie benigne, in quanto non causano deficit neurologici permanenti e non mettono il paziente in pericolo di vita, ma possono essere disabilitanti al punto da compromettere gravemente la qualità della vita. Le più comuni cefalee primarie sono:
    • Emicrania, con o senz’aura, episodica o cronica: sono riconosciuti sei tipi di emicrania, ma sono due le forme più diffuse:
      • Emicrania senz’aura: caratterizzata da ricorrenti attacchi di dolore, spesso da un solo lato del capo o del collo; il dolore è di tipo pulsante, come un martello che batte, può iniziare in qualsiasi momento della giornata e diramarsi da entrambi i lati o alternandosi. Molte volte il dolore è così forte da impedire tutte le attività lavorative, costringendo il paziente a mettersi a letto al buio e senza rumori. Questo dolore può durare anche 2-3 giorni e può essere accompagnato da vari disturbi: fotofobia, ossia il fastidio alla luce; fonofobia, ossia il fastidio ai suoni; osmofobia, ossia il fastodio agli odori; brividi, pallore e debolezza;
      • Emicrania con aura: il dolore è preceduto o accompagnato da un sintomo neurologico, come formicolio o alterazioni visive, completamente reversibili e di breve durata; rispetto alla tipologia senz’aura, gli attacchi sono meno frequenti, con un andamento irregolare. I sintomi più frequenti sono: annebbiamento della vista, lampi o bagliori colorati a zigzag e visione deformata degli oggetti;
    • Cefalea di tipo tensivo, episodica o cronica: caratterizzata da un dolore cupo e persistente, come un senso di oppressione o pesantezza e spesso descritta come un cerchio alla testa; la sua comparsa o intensità è influenzata da stress emotivi, ansia e depressione, abuso di farmaci, disturbi mandibolari e cattiva postura; generalmente dura 4-6 ore, ma può anche manifestarsi per pochi minuti, per un giorno intero, cominciando al mattino, aumentando lentamente nel corso della giornata, fino a scomparire la sera, o anche per diversi giorni o mesi, sotto forma di un dolore subcontinuo nelle forme croniche; in casi più rari, il disturbo si protrai per anni;
    • Cefalea a grappolo, episodica o cronica: è uno dei tipi di cefalea più dolorosi in assoluto e si manifesta con attacchi di dolore acuto, che colpiscono un lato della testa, spesso nella zona intorno all’occhio; una delle particolarità della cefalea a grappolo è il fatto che gli attacchi si ripetono ciclicamente seguendo sempre lo stesso schema e dando luogo ai cosiddetti “grappoli” o cluster; la sua comparsa o intensità possono essere influenzati dall’assunzione di alcool, alterazione dei ritmi personali o stanchezza;
  • Le cefalee secondarie: sono quelle in cui il mal di testa è il sintomo di un preciso disturbo sottostante, come ipertensione arteriosa, artrosi cervicale, allergie o, in casi gravi, tumori cervicali.

Cefalea ortostatica

Cefalea ortostatica
Cefalea ortostatica

Vittima anche George Clooney, la cefalea ortostatica è un particolare dolore alla testa, che compare quando si sta in posizione eretta; in greco, appunto, “orto” significa diritto. Il dolore si attenua o svanisce quando ci si sdraia.
Questo tipo di mal di testa è stato diagnosticato per la prima volta ad inizio anni Novanta e, ad oggi, colpisce circa 5 persone su 10mila.
La cefalea ortostatica si sviluppa a causa della perdita o della riduzione di quantità del liquor cerebrospinale all’interno della teca cranica. Questa sostanza protegge il midollo spinale e il cervello.
Ci sono diversi tipi di cefalea: primario, quando sorge spontaneamente a causa della debolezza congenita della membrana durale o in seguito a forte tosse, una caduta o un colpo di frusta, cioè piccoli traumi capaci di far diminuire la pressione del liquor; secondario, nel 30% dei casi circa, quando compare in seguito a puntura lombare o ad altri interventi chirurgici.
Nella maggior parte dei casi, la cefalea ortostatica si risolve spontaneamente con un lungo riposo; mentre in altri, può essere necessario ricorrere a trattamenti quali l’iper-idratazione, la caffeina, la teofillina o gli steroidi. Tuttavia, l’unica cura davvero efficace è il Blood Patch, una sorta di tappo, che viene introdotto con un’iniezione in anestesia locale, nello spazio epidurale del midollo per bloccare il gocciolamento del liquido cerebrospinale.
Tutte le cefalee primarie possono evolvere in una forma cronica: a soffrirne è una fetta della popolazione adulta, dal 3% al 5%, che accusa la presenza di dolore per circa 15 giorni al mese, per almeno tre mesi.
Mal di testa cause
Mal di testa cause
Mal di testa: ecco alcuni fattori

Possono essere implicati diversi fattori, fra i quali: ipertensione arteriosa, allergie, asma, artrite, diabete, obesità, disturbi del sonno.
Il più importante fattore è rappresentato dall’uso molto frequente di farmaci per il mal di testa.
La possibilità che la cefalea abbia una causa iatrogena va presa in attenta considerazione: infatti, i dati disponibili suggeriscono che l’uso eccessivo di antiemicranici, sia da banco che da prescrizione, può in realtà peggiorare e perpetuare il mal di testa, causando la cosiddetta cefalea da abuso di farmaci.
L’importanza clinica di questo problema viene confermata dal numero rilevante di studi che riportano una significativa riduzione della frequenza di comparsa e della gravità della cefalea in seguito alla sospensione dei farmaci analgesici e antiemicranici.
Il processo di cronicizzazione comporta gravi conseguenze e gravi effetti collaterali, come gastrite, disturbi circolatori, danni al fegato e ai reni, ma anche difficoltà nella gestione terapeutica, in quanto tutti i trattamenti diventano meno efficaci, al punto che in alcuni casi bisogna addirittura ricorrere all’intervento chirurgico, come nella cefalea a grappolo cronica farmaco-resistente.
Cefalea notturna
Cefalea notturna
Cefalea notturna

I pazienti con emicrania possono presentare alcuni disordini primari del sonno che peggiorano ulteriormente la qualità del sonno: la sindrome delle gambe senza riposo e quella delle apnee ostruttive nell’adulto; sogni terrifici o sonnambulismo nel bambino, per i quali si rinvia ad un approfondimento più specifico sul mal di testa nei bambini.
Esiste, infatti, una stretta correlazione tra la ridotta qualità del sonno e l’aumento della frequenza di mal di testa.
Uno squilibrio del ciclo sonno-veglia può comportare una mancanza di sonno e può esse essere dovuto a:

  • condizioni mediche, come disturbi d’ansia, depressione, dolori osteoarticolari;
  • abitudini di vita, come restare a lungo svegli nelle ore notturne per leggere, guardare la TV o giocare ai videogames;
  • eventi di vita sociale e familiare o motivi di lavoro/ studio o jet-leg.

In tutto questi casi, possono svilupparsi problemi nel paziente affetto da emicrania o cefalea tensiva.
All’opposto, comportamenti più tipici del weekend o di una vacanza, quali dormire più a lungo, fare un breve sonnellino pomeridiano o restare a letto a sonnecchiare, possono facilmente scatenare un attacco di emicrania.
Ne consegue che mantenere abitudini di sonno regolari e non dormire oltre il necessario è molto vantaggioso soprattutto per chi soffre di emicrania.

La colonna vertebrale: struttura e patologie

La colonna vertebrale: struttura e patologie

Chiamata anche spina dorsale, la colonna vertebrale è una delle strutture più robuste del nostro corpo e svolge numerosi e importanti compiti:

  • stabilità: sostiene il tronco e consente il corretto movimento degli arti;
  • mobilità: permette gli spostamenti del tronco e della testa;
  • contenimento: protegge il midollo spinale.

Per comprendere cosa sia un’ernia discale si deve prima di tutto conoscere la struttura anatomica della colonna vertebrale.
Ma quante sono le vertebre?
La nostra spina dorsale è costituita da 32-33 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche e 5 lombari, 5 sacrali e 3-4 coccigee). Ogni vertebra è numerata partendo dall’alto verso il basso, con un numero crescente, per cui abbiamo: le vertebre cervicali da C1 a C7, le vertebre toraciche da T1 a T12, le vertebre lombari da L1 a L5, le vertebre sacrali dalla S1.
L’ultima vertebra lombare è denominata L5 ed è posta sopra la prima vertebra dell’osso sacro, denominata S1.
Tra una vertebra e l’altra, sono interposti dei cuscinetti morbidi, i dischi intervertebrali, denominati in base al numero e alla sede della vertebra soprastante e di quella sottostante. Ad esempio, il disco C4-C5 è il disco compreso tra la quarta e la quinta vertebra cervicale, mentre il disco compreso tra la quarta e la quinta vertebra lombare è il disco L4-L5.
Nella maggior parte dei casi, l’ernia del disco si verifica nella regione lombare, con un’incidenza del 95% in L4-L5 e L5-S1; seguita dalla regione cervicale, il più delle volte C5-C6, C6-C7; poi ci sono le ernie toraciche, solo nello 0,15%/4,0% dei casi, ciò perché in questa zona i dischi sono molto stabili.

Ernia del Disco
Ernia del Disco

Per queste differenze, la colonna vertebrale può essere distinta in 4 parti:
Colonna Vertebrale
Curve Colonna Vertebrale. Foto schienasana.com

  • lordosi cervicale, composta da 7 vertebre cervicali;
  • cifosi dorsale, composta da 12 vertebre toraciche;
  • lordosi lombare, composta da 5 vertebre lombari;
  • curva sacrale, composta da 9-10 vertebre sacro-coccigee.

La sovrapposizione delle vertebre forma un canale chiuso, dentro il quale è contenuto il midollo spinale, importante struttura nervosa da cui partono i nervi, che raggiungono diversi organi del corpo tra cui gli arti superiori ed inferiori.
Le vertebre sono separate tra di loro da dischi intervertebrali, una struttura composta da una parte centrale di forma sferica, che contiene una sostanza gelatinosa, chiamata nucleo polposo, composta per l’88% circa da acqua, percentuale che negli anziani scende sotto il 70%. Il nucleo polposo è poi circondato da un anello, formato da una serie di fasci fibrosi concentrici, che impedisce alle forze gravanti sulla colonna di causare la fuoriuscita del nucleo.

Nucleo Polposo
Nucleo Polposo

Durante le varie sollecitazioni vertebrali, il nucleo polposo funge da ammortizzatore, distribuendo i carichi in modo omogeneo sull’anello fibroso. Queste continue compressioni riducono il suo contenuto idrico, per cui si disidrata e perde spessore.
Durante la notte, non subendo forze rilevanti, i nuclei polposi si reidratano e riacquistano lo spessore originale.
Se gli sforzi esercitati sulla colonna sono notevoli e ripetuti, invece, il disco va incontro ad un rapido processo di invecchiamento e degenerazione, che può portare a:

  • discopatia: una riduzione dello spazio tra due vertebre, con conseguente schiacciamento del disco intervertebrale;
  • ernia: una fuoriuscita di una parte del nucleo, dovuto allo schiacciamento del disco, con conseguente compressione delle terminazioni nervose.

Discopatia e Ernia
Discopatia e Ernia

La discopatia
La discopatia è un’alterazione del disco intervertebrale, che normalmente funge da ammortizzatore e permette di flettere ed estendere la colonna vertebrale. Quando il disco va incontro a fenomeni degenerativi, inizia a indebolirsi e a consumarsi, perdendo spessore e funzionalità.
Il fenomeno è facilmente visibile anche sulle radiografie, perché si riduce sensibilmente lo spazio tra le due vertebre. Per questo spesso si parla erroneamente di “schiacciamento delle vertebre”: in realtà, a schiacciarsi è il disco e ciò provoca il dolore, in quanto il disco perde la sua capacità di ammortizzare i carichi delle vertebre, si deforma e invade spazi non dovuti, toccando le radici nervose.
Discopatia
Discopatia

L’ernia del disco
L’ernia del disco, o ernia discale, consiste nella fuoriuscita di una parte del nucleo polposo del disco intervertebrale, tale da entrare in contatto e comprimere le terminazioni nervose, che si trovano lungo il canale spinale della colonna vertebrale generando dolore.
L’ernia che si viene a formare può coinvolgere qualsiasi area della colonna vertebrale, ma è normalmente la zona lombare a essere maggiormente colpita.
Il dolore inizia quando le terminazioni nervose ricevono delle stimolazioni sensitive abnormi, che il cervello interpreta come dolore. In risposta al dolore, la muscolatura lombare cerca di proteggere la colonna vertebrale, inducendo una contrattura muscolare, che rende l’area interessata immobile.
Ernia del Disco
Ernia del Disco

Le cause del dolore lombare possono essere individuate in:

  • Cattiva postura;
  • Mancanza di esercizio;
  • Aumento di peso;
  • Distorsione legamentosa;
  • Ernia del disco;
  • Osteoartrosi;
  • Stress, tensioni e problemi emotivi;
  • Cause eterogenee.

Ecco allora quanto sia fondamentale intervenire in tempo e assumere posture e abitudini corrette, in modo da evitare l’insorgere di tali patologie.

Mal di schiena: patologie, cause e rimedi

Mal di schiena: patologie, cause e rimedi

Definito anche “rachialgia”, il mal di schiena è una delle più comuni patologie: ad oggi, affligge oltre 15 milioni di persone in Italia ed è la prima causa di assenteismo dal posto di lavoro.

Molto spesso neanche la metà delle persone che soffrono di mal di schiena si rivolge ad un medico, in particolare perché non hanno tempo per dedicarvisi: molti rimandano costantemente il massaggio e solo quando diventa cronico iniziano a pensare di rivolgersi al medico o ad un massoterapista.
Patologia tanto diffusa quindi, ma della quale molte persone sanno davvero poco.
Pochi sapranno che il comune “mal di schiena”, in realtà ha tanti nomi, a seconda della zona interessata.

Sciatalgia

Sciatalgia
Sciatalgia o detta anche sciatica

Si parla di sciatalgia, la cosiddetta “sciatica”, quando il mal di schiena è localizzato nella zona lombo-sacrale.
La sciatalgia è considerata una patologia o condizione medica a sé stante, sintomo importante spesso riconducibile ad un’infiammazione del nervo sciatico, che parte dalla zona lombosacrale, passa dai glutei, scende lungo la fascia posteriore della coscia e arriva al piede attraversando il polpaccio.
Questa patologia porta ad avere problemi nella deambulazione, in particolare diventa difficile l’appoggio dell’arto su una zona piana.
Distinguiamo la sciatalgia a seconda che sia:
sciatalgia acuta, che si può avere in seguito ad un trauma, uno sforzo eccessivo, un colpo di freddo o una gravidanza avanzata, quando nel corso dei mesi l’utero si ingrossa e inizia a premere sui nervi del bacino;
sciatalgia cronica, può essere provocata da un’ernia al disco, da una deviazione della colonna vertebrale, da problemi metabolici, come il diabete, o anche da problemi circolatori.

Cervicalgia

Cervicalgia
Cervicalgia

Quando si parla di cervicalgia, si fa riferimento ad una problematica localizzata tra la prima e la settima vertebra cervicale, che è accompagnata dai nervi che presiedono il movimento dei muscoli superiori, che vanno dalla spalla fino alle braccia e alle mani.
Anche questa può manifestarsi in fase acuta o cronica: nella prima fase, si manifesta come un forte dolore improvviso, come il torcicollo, accompagnato da senso di nausea; nella fase cronica, risulta difficile il movimento di rotazione del capo verso l’alto e all’indietro. Quelli dovuti alla cervicalgia possono consistere in dolori che si manifestano ad intermittenza o anche dopo lunghi periodi di assenza. Problema comune per chi soffre di cervicalgia è la manifestazione di problemi nel tratto cervicale in coincidenza con un repentino cambio di tempo.

Lombalgia

Lombalgia
Lombalgia

La lombalgia è la patologia che interessa il tratto lombare.
Questo presenta vertebre molto robuste e costituisce il sostegno di tutta la colonna vertebrale, rivestendo una funzione essenziale nel garantire tutto l’equilibrio del corpo e favorendo il movimento della parte trocanterica, quindi del bacino.
La lombalgia si manifesta in: fase acuta, produce la sensazione di uno strappo violento e di intensità tale da rendere impossibile il recupero della posizione eretta, per intenderci si tratta del cosiddetto “colpo della strega” e può derivare anche dal semplice atto di chinarsi e raccogliere una carta da terra; fase cronica, dovuta ad un’eccessiva sedentarietà, con dolore persistente, che erroneamente si tende ad attenuare assumendo particolari posizioni scorrette e può derivare dal sollevamento di pesi in modo errato, da scarpe inadatte o dai comuni errori in palestra.

Dorsalgia

Dorsalgia
Dorsalgia

Altre volte si parla invece di dorsalgia, quindi di una patologia che interessa il tratto dorsale, ossia quella parte in cui si articolano le costole e si inseriscono alcuni fasci del diaframma.
In questi casi, si può verificare un importante problema di respirazione, in quanto la colonna dorsale consente i movimenti di estensione, rotazione e flessione della schiena.
Inoltre, se la patologia interessa la zona delle scapole, si avranno problemi di apertura, chiusura o estensione delle braccia in avanti, mentre se ad essere interessata è la parte sotto le scapole, vengono ostacolati i movimenti di flessione e rotazione del busto insieme alla respirazione profonda.

Cause mal di schiena

Le principali e più comuni cause del mal di schiena sono: cattiva postura, mancanza di esercizio fisico, aumento di peso, distorsione legamentosa, ernia del disco, osteoartrosi, stress, tensione e problemi emotivi.

Cause mal di schiena
Cause mal di schiena

Per la verità, le cause del mal di schiena sono molto eterogenee:

  • Eccessiva sedentarietà. Nei soggetti che trascorrono molto tempo seduti, i muscoli che sorreggono la spina dorsale finiscono per diventare inattivi e con il tempo si indeboliscono; è per questo che è consigliato l’utilizzo di un cuscino dietro la zona lombosacrale quando si è seduti. In alternativa, come valida prevenzione, è sufficiente alzarsi dalla sedia e fare una camminata all’incirca ogni 50-60 minuti di inattività;
  • Sollevamento dei pesi in modo errato. Il classico esempio di sollevamento errato è quello di piegarsi in avanti con le ginocchia bloccate e la schiena dritta per alzare un grosso peso, procurando così un grosso trauma per la colonna vertebrale. È piuttosto consigliato piegare le ginocchia, mantenere il carico vicino al corpo e sollevarlo usando la forza delle gambe e degli addominali;
  • Scarpe inadatte. Soprattutto nel caso delle donne, indossare un paio di scarpe inadatte può fare più danni di quanto si pensi e contribuire ad incrementare notevolmente lo sviluppo di problematiche a base posturale. Ad esempio, nel caso di scarpe con tacco alto, tutto il peso del corpo è spostato in avanti e la colonna vertebrale ne subisce le conseguenze, mentre nel caso di scarpe con la punta, queste imprigionano il piede, impedendogli di svolgere correttamente la sua funzione;
  • Errori in palestra. Spesso, chi va in palestra e alza determinati pesi, lo fa senza la guida di un istruttore o di un personal trainer. In questo modo, compiono errori banali, ma con ricadute sulla schiena che possono essere più o meno gravi.

Troppo spesso, chi riscontra l’insorgere di una delle patologie indicate, non si cura o lo fa solo con l’assunzione di medicine o limitandosi ad una terapia.
In realtà, è fondamentale ricorrere ad un massaggio decontratturante, ossia un mix di tecniche e manovre, che portano ad alleviare il mal di schiena, intervenendo sulle zone critiche in modo da sciogliere le contratture e stimolare la circolazione sanguigna, attraverso la manipolazione dei tessuti che si trovano più in profondità, quali il tessuto connettivo e il tessuto muscolare.
Il massaggio decontratturante è particolarmente indicato per coloro che hanno problemi di rigidità, dovuta alla perdita di elasticità dei muscoli, o per chi abbia problemi di dolori muscolari, in conseguenza di contusioni, stanchezza generale, contratture anche involontarie, blocco articolare, pesantezza localizzata nello stomaco, che causa una digestione più lenta, e ansia, come stato di malessere generale causato dall’angoscia.

Esercizi per il mal di schiena

Oltre al ricorrere ad un massoterapista competente, se vi state chiedendo come curare il mal di schiena e soprattutto come far passare il mal di schiena, sappiate che ci sono alcuni esercizi che potete eseguire comodamente anche da casa vostra.
Espirare e appiattire il tratto lombare contro il tappetino, portando in contrazione il tratto addominale. Ispirare durante il rilascio.

Esercizi mal di schiena tratto lombare
Esercizi mal di schiena: respirazione

Afferrare in modo alternato le ginocchia con le mani e portarle al petto espirando. Ispirare mentre cambiate gamba.
Esercizio mal di schiena
Esercizio mal di schiena: afferrare in modo alternato le ginocchia

Supini con le gambe piegate, portare le mani dietro la nuca e sollevare la testa, avvicinando il mento allo sterno e mantenendo la posizione per almeno 8 secondi. Ritornare nella posizione iniziale.
Rimedi mal di schiena
Rimedi mal di schiena: Supini con le gambe piegate

Afferrare le ginocchia con le mani portandole al petto ed espirare. Ispirare durante il rilascio.
Posizioni per mal di schiena
In posizione supina, piegare le gambe e spingere il bacino vero l’alto, espirando.
Mal di schiena ecco alcuni rimedi
In quadrupedia, portare il bacino sui talloni espirando e restare in questa posizione per circa 15 secondi. Ritornare in quadrupedia inspirando.
Esercizio per il mal di schiena in quadrupedia
Esercizio per il mal di schiena in quadrupedia

In quadrupedia, curvare la colonna espirando, quindi inarcare la colonna inspirando. Eseguire il movimento lentamente.
Esercizi schiena
Esercizi schiena

In posizione supina, con le gambe piegate e le braccia in fuori, portare le gambe verso destra e la testa verso sinistra. Effettuare 5 respirazioni complete ed eseguire l’esercizio dall’altro lato.
Esercizio in posizione supina
Esercizio in posizione supina

Foto di Paolo De Novi
Modella: Gianna Iannuzziello

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