Linfodrenaggio: tecniche, benefici e controindicazioni

Il linfodrenaggio per ripristinare il corretto circolo linfatico.

Quella del linfodrenaggio è una tecnica di massaggio esercitato su specifiche aree del corpo, nelle quali il circolo linfatico risulti ridotto.

Attualmente, si ricorre al linfodrenaggio per favorire la circolazione linfatica e l’espulsione dei liquidi dai tessuti.

Le nostre gambe sono sottoposte a molti tipi di stress nel corso degli anni e, se non curati, gonfiore e ritenzione idrica possono anche peggiorare con il passare del tempo. 

Il massaggio linfodrenante è una soluzione a questi problemi e può aiutare le gambe gonfie a drenare i liquidi. 

Scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere.

Sistema linfatico

Sistema Linfatico

Poco conosciuto, ma molto importante, il sistema linfatico consente alla linfa di fluire nei tessuti corporei, drenando ogni angolo dell’organismo, prima di riversarsi nelle vene toraciche. 

Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti ed è considerato il baluardo di difesa del nostro organismo. 

Lungo le vie linfatiche, infatti, esistono degli organi, chiamati linfonodi, capaci di produrre i cosiddetti linfociti, ossia una serie speciale di globuli bianchi deputata all’eliminazione dei microrganismi ostili. 

Quando l’organismo sta combattendo un’infezione, i linfonodi accelerano la sintesi e la trasformazione di questi linfociti, aumentando così di volume e diventando apprezzabili e dolenti al tatto: da qui, l’espressione “avere i linfonodi ingrossati”.

Il sistema linfatico è costituito da un articolato sistema di vasi, molto simile a quello circolatorio venoso e arterioso. 

A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi, mossa dall’azione dei muscoli: contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. 

Quando tale azione viene meno, ad esempio a causa dell’eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti: ecco spiegato come mai piedi e caviglie si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. 

Per lo stesso motivo, quando la gamba è immobilizzata da un’ingessatura occorre mantenerla sollevata al di sopra del livello del cuore, proprio per fare in modo che la forza di gravità agevoli il drenaggio linfatico. 

Similmente a quelli del sistema cardiocircolatorio, i vasi linfatici più piccoli, detti capillari, si trovano nelle regioni periferiche dell’organismo e, riunendosi tra loro, danno origine a vasi sempre più grandi, fino a riversarsi nel dotto toracico. 

A differenza di quelli sanguigni, i capillari linfatici sono a fondo cieco e sono dotati di una parete ancor più sottile, formata da cellule separate da ampie aperture. 

Unendosi alla linfa presente nei vasi provenienti dalla parte superiore del corpo, la linfa trasportata dal dotto toracico si riversa a livello della congiunzione tra vene succlavie e vena giugulare.

In corrispondenza di alcune giunzioni tra i vari dotti linfatici, situate in punti strategici dell’organismo, troviamo vere e proprie stazioni di filtraggio, dette, appunto, linfonodi

Lungo il sistema linfatico incontriamo anche i cosiddetti organi linfatici, deputati a produzione e purificazione della linfa, ossia timo, milza e midollo osseo. 

Di colore trasparente, giallo paglierino o lattescente a seconda dei casi, la linfa contiene zuccheri, proteine, sali, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine, globuli bianchi ecc. 

Rispetto al sangue, la linfa è particolarmente ricca di lipidi

I vasi linfatici di maggiori dimensioni si caratterizzano per il susseguirsi di restringimenti e dilatazioni a cui si associano vere e proprie inserzioni valvolari, che, similmente a quelle del sistema venoso, impediscono il reflusso della linfa, obbligandola a scorrere in un solo senso; la parete di alcuni di questi vasi ha anche capacità contrattile. 

Tutte queste peculiarità anatomiche sono fondamentali per consentire il passaggio unidirezionale della linfa: dal liquido interstiziale dei tessuti verso la circolazione sistemica, anche contro gravità.

La linfa deriva direttamente dal sangue ed ha una composizione ad esso molto simile, nonostante sia più ricca di globuli bianchi e poverissima di quelli rossi. 

Circolando negli spazi interstiziali, ossia quegli spazi compresi tra una cellula e l’altra, ha lo scopo di riassorbire il plasma, cioè la parte liquida del sangue, presente in queste zone. 

Le sottilissime pareti dei capillari sanguigni sono, infatti, permeabili all’acqua e a varie sostanze; proprio grazie a questa permeabilità, può avvenire il passaggio di ossigeno e sostanze nutritive dal sangue ai tessuti, che, dal canto loro, riversano nel torrente ematico anidride carbonica e prodotti di rifiuto. 

La linfa rappresenta un efficace sistema attraverso cui l’organismo raccoglie liquidi e materiale di scarto dalla periferia per poi veicolarlo agli organi di depurazione, quali fegato, reni, polmoni, linfonodi. 

Da questo punto di vista, la funzione del sistema linfatico è, quindi, molto simile a quella del circolo venoso.

Quando il prezioso sistema di drenaggio linfatico va in tilt, si possono accumulare notevoli quantità di liquidi negli spazi interstiziali a causa del gradiente osmotico sfavorevole (passaggio di acqua dalla soluzione a concentrazione minore a quella a concentrazione maggiore, cioè dal sangue agli spazi interstiziali). 

Questa condizione è definita edema e, come ricordato, è la tipica conseguenza dell’immobilizzazione prolungata

Oltre che da un inadeguato drenaggio linfatico, l’edema può essere causato dall’aumento della filtrazione capillare rispetto al riassorbimento: questa condizione è tipica di alcune malattie, come l’insufficienza cardiaca e la malnutrizione calorico proteica, il kwashiorkor.

Funzioni del sistema linfatico

  • Riportare in circolo il liquido e le proteine filtrati dai capillari sanguigni; 
  • trasferire i grassi assorbiti a livello dell’intestino tenue nella circolazione sistemica;
  • catturare e distruggere patogeni estranei all’organismo, producendo e trasformando le cellule deputate alla loro neutralizzazione.

Per mantenere in salute il sistema linfatico, è molto importante svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire l’azione della pompa muscolare. 

Quando questa sana abitudine si associa ad un’alimentazione equilibrata, le difese immunitarie massimizzano la loro efficacia, impedendo così che il sistema linfatico vada in tilt per il troppo lavoro.

Esistono, inoltre, particolari tecniche di massaggio, che aiutano il sistema linfatico a drenare più efficacemente il liquido che ristagna nelle zone periferiche: si parla di linfodrenaggio manuale.

Storia

La scoperta del linfodrenaggio e la coniazione del nome “Drenaggio Linfatico Manuale” o DLM vengono ascritte al fisioterapista danese Emil Vodder e alla moglie Estrid

Tuttavia, le basi di questa tecnica di massaggio risalgono a tempi precedenti.

Difatti, alla fine del XIX secolo, fu il dottor Alexander Von Winiwarter a introdurre per primo una particolare e nuova metodica di massaggio allo scopo di contrastare il linfedema: tale metodica prevedeva l’esecuzione di un massaggio leggero, seguito da compressione e, infine, dall’elevazione delle estremità del paziente allo scopo di favorire il deflusso dei fluidi linfatici.

Tuttavia, questo tipo di massaggio non ebbe grande successo, fino a quando non fu perfezionato dal dottor Vodder, che lo rese pubblico nel 1936: a partire da questa data e per i 40 anni successivi, i coniugi Vodder continuarono la loro attività di fisioterapisti, effettuando dimostrazioni e insegnando il loro metodo. 

Con il passare del tempo, il numero di medici, massaggiatori e fisioterapisti interessati a questa innovativa tecnica di massaggio aumentò sempre di più, fino a quando, nel 1967, venne fondata la Società per il Drenaggio Linfatico Manuale del Dott. Vodder.

Linfodrenaggio cos’è

Il linfodrenaggio è una particolare tecnica di massaggio, esercitata nelle aree del corpo caratterizzate da eccessiva riduzione del circolo linfatico

Come preannuncia la parola stessa, il linfodrenaggio favorisce il drenaggio dei liquidi linfatici dai tessuti: l’azione meccanica manuale viene esercitata sulle aree che interessano il sistema linfatico, composto da milza, timo, noduli linfatici e linfonodi, allo scopo di facilitare il deflusso dei liquidi organici ristagnanti. 

Linfodrenaggio indicazioni

Come accennato, lo scopo del linfodrenaggio è quello di far defluire, quindi drenare i fluidi linfatici

Per tale ragione, questa particolare tecnica di massaggio è indicata e sfruttata con successo per: 

  • favorire il riassorbimento degli edemi;
  • regolare il sistema neurovegetativo;
  • favorire la cicatrizzazione di ulcere e piaghe nei diabetici.

Inoltre, il linfodrenaggio è ampiamente utilizzato anche nell’ambito della medicina estetica: non a caso, sono molte le donne che ricorrono a questo tipo di massaggio per combattere gli inestetismi della cellulite. 

Ancora, il trattamento con linfodrenaggio viene spesso consigliato ai pazienti che si sono sottoposti a interventi di chirurgia estetica, quali la liposcultura e la liposuzione. 

Infine, vista la sua capacità di eliminare il ristagno di liquidi favorendo il riassorbimento degli edemi, il linfodrenaggio risulta essere una tecnica particolarmente utile e indicata anche nelle donne in gravidanza. Per maggiori informazioni in merito, consultate Linfodrenaggio in gravidanza.

Linfodrenaggio benefici ed effetti

Il linfodrenaggio esplica le proprie funzionalità e i propri benefici secondo tre metodiche:

  • azione drenante dei liquidi: favorisce l’eliminazione dei liquidi interstiziali e linfatici;
  • attività rilassante delle fibre muscolari;
  • capacità di introdurre nel circolo ematico leucociti ed immunoglobuline, prodotte negli organi del sistema linfatico.

Il tutto si traduce in un miglioramento della circolazione linfatica e nel conseguente benessere del paziente.

Linfodrenaggio tecniche

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il linfodrenaggio è una tecnica difficile da eseguire: infatti, l’operatore deve conoscere perfettamente il circolo linfatico e le zone da trattare, in quanto, solo in questo modo, il drenaggio dei liquidi interstiziali e della linfa potrà essere favorito dalle giuste manipolazioni. 

Lo scopo è quello di indirizzare la linfa verso le zone linfatiche più vicine all’area massaggiata: in questo modo, la circolazione superficiale della linfa e lo scorrimento della stessa è facilitato.

Nel corso del tempo, si sono sviluppate diverse tecniche al fine di eseguire dei linfodrenaggi efficaci.

Ad ogni modo, possiamo affermare che le metodiche principalmente impiegate sono sostanzialmente due: il metodo di Vodder e il metodo di Leduc

Questi due metodi si differenziano principalmente per il tipo di movimenti eseguiti, pur basandosi sui medesimi principi fondamentali.

La tecnica del linfodrenaggio si attua tramite applicazione di un leggero movimento pressorio sulla cute, che deve essere lento e delicato, avendo cura di applicare spinte tangenziali.

Il linfodrenaggio deve seguire il percorso della linfa: a tal proposito, il massaggio richiede d’iniziare a livello del collo, che è la zona in cui si trovano i linfonodi in cui la linfa si mescola al circolo ematico. 

Solo successivamente, la tecnica procede nelle altre zone del corpo. 

Linfodrenaggio metodo Vodder

Il metodo Vodder prevede l’esecuzione di quattro movimenti tipici: spinte circolari, rotatorie, movimenti a pompaggio ed erogatori.

I movimenti circolari, che devono essere sempre applicati in modo leggero e allo stesso tempo consistente, in genere, si effettuano a livello del collo e del viso: frequentemente, il linfodrenaggio comincia proprio con questo massaggio circolare, in quanto a livello del collo circolo ematico e linfatico si mescolano attraverso i linfonodi presenti in quest’area.

Il massaggio prosegue con movimenti rotatori, in cui l’esperto fisioterapista esegue movimenti con il polso, alzandolo ed abbassandolo e frizionando la mano sulla cute, in modo circolare.

Successivamente, il linfodrenaggio Vodder prevede movimenti a pompaggio: si altera la pressione dei tessuti per permettere una circolazione migliore della linfa, per cui il fisioterapista sposta la pelle del paziente cercando di disegnare una sorta di cerchi ovali e spostando le dita nella stessa direzione. 

Tutti questi movimenti vengono alternati con una frizione erogatrice, che consiste nel movimento rotatorio del polso sulla pelle del paziente.

Linfodrenaggio metodo Leduc 

A differenza del metodo di Vodder, il metodo Leduc prevede l’esecuzione di un minor numero di movimenti rientranti in protocolli terapeutici, che variano in funzione del tipo di disturbo da trattare. 

I movimenti previsti dal metodo di Leduc sono due:

  • la manovra di richiamo, che deve essere effettuata a valle della zona interessata dal disturbo e ha lo scopo di svuotare i collettori linfatici;
  • la manovra di riassorbimento, che viene effettuata in corrispondenza delle aree interessate dalla ritenzione e si prefigge lo scopo di favorire il riassorbimento dei liquidi all’interno dei vasi linfatici superficiali.

Infine, nella metodica di Leduc, l’area interessata dal ristagno di liquidi deve essere bendata: tuttavia, il bendaggio non deve essere compressivo e va effettuato partendo dalla periferia del corpo verso il centro.

L’esperienza del massaggiatore

La manualità del fisioterapista rappresenta sicuramente un fattore importantissimo: infatti, con l’esperienza, lo specialista affina la capacità di applicare il linfodrenaggio.

Il massaggio deve seguire il flusso linfatico e la frizione sulla pelle non deve essere troppo pesante, per evitare che il paziente percepisca dolore; inoltre, la cute non deve arrossare dopo la seduta: non a caso, il linfodrenaggio è spesso definito anche massaggio dolce

Solo nel caso in cui il fisioterapista applichi queste regole base, il linfodrenaggio potrà svolgere gli effetti terapeutici desiderati.

Oltre a tali regole basilari, il massaggiatore deve mettere in pratica anche alcuni piccoli, ma efficaci accorgimenti, in modo che il soggetto possa trarre ancor più beneficio dal linfodrenaggio: 

  • le mani del fisioterapista devono essere calde;
  • l’ambiente dev’essere idoneo: la temperatura non deve essere eccessivamente calda o fredda;
  • il paziente deve stare comodo, i muscoli non devono essere tesi e le aree del corpo non interessate dal linfodrenaggio devono essere coperte;
  • la pressione del massaggio dovrebbe aumentare gradualmente e, a conclusione del massaggio, il soggetto dovrebbe riposare circa 15 minuti.

Inoltre, è fondamentale che il linfodrenaggio sia effettuato direttamente con le mani, senza l’ausilio di oli o creme: il contatto con la pelle del paziente deve essere diretto e l’attrito è fondamentale per spingere pelle e liquidi ristagnanti in modo appropriato, mentre le creme favorirebbero lo scivolamento delle mani lungo il corpo.

La pressione esercitata dalle mani dello specialista sulla pelle del paziente non deve essere eccessiva, per evitare d’incrementare il passaggio di liquidi dai tessuti ai vasi ematici ma favorire, viceversa, il drenaggio dei liquidi linfatici.

Durata del trattamento

È raro che in una sola seduta le manovre del linfodrenaggio possano risolvere completamente l’edema, nonché il ristagno dei liquidi. 

Generalmente, il paziente si deve sottoporre a più trattamenti per ottenere buoni risultati duraturi: ovviamente, la frequenza e la durata delle sedute saranno stabilite in base al disturbo del paziente. 

Linfodrenaggio controindicazioni e consigli

Come tutte le terapie, ci sono controindicazioni: il linfodrenaggio è severamente sconsigliato nei soggetti affetti da infiammazioni acute, tumori maligni, edema cardiaco

Anche chi soffre di alterazioni pressorie, quali ipotensione o ipertensione, non dovrebbe sottoporsi a trattamenti linfodrenanti, così come le persone asmatiche e le donne durante il ciclo mestruale.

È consigliabile praticare sport e seguire un’alimentazione sana e regolare, priva di eccessi e ricca di liquidi, allo scopo di stimolare il metabolismo, riattivare la circolazione e ridurre gli accumuli di grasso, favorendo lo scambio idrico. 

Mettendo in pratica questi semplici accorgimenti, il linfodrenaggio è sicuramente favorito e può dare buoni frutti in tempi ristretti.

Metodica del linfodrenaggio manuale 

Trattare il sistema vasale linfatico non è un’operazione semplice, poiché i vasi linfatici sono sottili come fili di seta ed i capillari linfatici sono ancora più fini e delicati. 

I movimenti devono essere eseguiti con sensibilità dei polpastrelli, in modo da ottenere un rilassamento muscolare e far fluire la linfa: nuovo ossigeno e materiali utili penetrano nel tessuto interstiziale per il nutrimento e la rigenerazione delle cellule. 

I movimenti circolari e a spirale drenanti sono movimenti rivitalizzanti, come tutte le vibrazioni a spirale della natura.

Il movimento cerchiante delle mani con rotazione interna e rotazione esterna, con effetto di pressione in aumento o in diminuzione nel tessuto è simile a quello del cuore con sistole e diastole. 

Com’è noto, il ritmo cardiaco avviene ogni 8 decimi di secondo e il cuore riposa 4 decimi: il cuore alterna in egual misura riposo e lavoro e arriva a lavorare normalmente fino a 100 anni senza stancarsi. 

Diventando padrone del metodo di linfodrenaggio manuale, si riesce ad eseguire trattamenti senza sentire stanchezza: infatti, lavorando in modo armonico, si sente scorrere la naturale fonte di energia, che si potrebbe chiamare forza cosmica. 

ll drenaggio linfatico ha lo scopo di portare al collo i liquidi tissulari utilizzati dalla testa e dalle diverse regioni del corpo, affinché possa scorrere nel tessuto nuova linfa.  

Il drenaggio deve essere delicato, armonico e ritmico e, soprattutto, i polsi devono essere sbloccati: un massaggio duro o una rigida tensione potrebbero causare una chiusura locale dei capillari linfatici con formazione di nuove infiltrazioni. 

Le mani devono essere così vitali e indipendenti, da poter massaggiare una pelle asciutta, ottenendo così un effetto sbiancante e vellutato. 

Il drenaggio linfatico manuale stimola la circolazione dei liquidi del tessuto connettivo, quali linfa e sangue venoso, libera il tessuto connettivo dai residui, alimenta i meccanismi di difesa nel nostro sistema linfatico, induce una situazione nervosa equilibrata e libera da condizioni di ingorgo. 

Le manipolazioni del DLM 

Le manipolazioni del Drenaggio Linfatico Manuale sembrano delle leggere carezze sulla pelle, in realtà si tratta di spinte tangenziali alla pelle fino al limite della sua elasticità, senza frizionarla o scivolare su di essa. 

Le spinte si esercitano soprattutto nella direzione delle ghiandole linfatiche. 

Nelle varie manipolazioni del DLM, occorre adattare al massimo le mani e le dita alla superficie delle diverse parti del corpo, facendo confluire la linfa lungo il suo percorso naturale. 

Con il DLM si influisce direttamente sul drenaggio della linfa e del liquido interstiziale dei tessuti più superficiali, mentre la circolazione profonda si attiva per effetto propulsivo proveniente dalla superficie. 

Spinta massima pressione zero 

Le spinte tangenti alla pelle seguono un determinato percorso semicircolare o a spirale, a seconda dei casi: ad ogni modo, durante la spinta, la mano non eserciterà alcuna pressione, per questo motivo si parla di spinta massima pressione zero. 

Nel DLM, si lavora sempre dalle zone prossimali a quelle distali, dato che, per poter drenare senza trovare ostacoli, conviene sgomberare innanzitutto il liquido accumulatosi nei vasi linfatici e nei linfonodi più vicini alla zona di sbocco

Quindi, prima di iniziare qualsiasi trattamento, occorre aprire il terminus, ossia il sistema ghiandolare, dove tutto il sistema linfatico va a sfociare e che si trova a una certa profondità a livello delle fossette clavicolari. 

Spinte lunghe e leggere 

La pressione del DLM è generalmente di 30-40 Tor, per cui si userà una pressione più leggera del massaggio classico: in questo modo, si riuscirà a drenare la linfa, senza attivare l’irrigazione sanguigna che provocherebbe un maggior passaggio di liquidi nei tessuti.

Durante il DLM, è importante che ad ogni fase di pressione ne segua una di rilassamento, perché, proprio in questa fase, si ha il riempimento dei vasi linfatici.  

Le manovre del DLM si svolgono in tre fasi: spinta; appoggio di mani e dita; rilassamento, staccando leggermente la mano, pelle torna spontaneamente nella posizione iniziale. 

Dunque, esistono una fase attiva, la spinta, e due fasi passive, appoggio e rilassamento. 

Particolarità delle diverse manovre

Le manovre fondamentali sono quattro, con aggiunta di varianti e combinazioni:

  • pompaggio;
  • cerchio fisso;
  • movimento erogatore;
  • movimento rotatorio.

Pompaggio: viene usato nelle regioni curve e lunghe del corpo, quali braccia, cosce e gambe e nelle regioni laterali del tronco. In questa manovra, il palmo della mano è rivolto verso il pavimento, pollice e dita si muovono insieme nella stessa direzione, spostando la pelle in cerchi ovali. Il movimento viene pilotato dal polso, non dalla spalla, le dita sono distese e rilassate. Nella fase di appoggio, bisogna adattare il palmo alla parte più curva; durante la spinta, bisogna sollevare leggermente le dita e, durante il rilassamento, bisogna allentare leggermente il contatto, per far sì che la pelle ritorni allo stato iniziale.

Cerchi fissi: vengono usati nelle zone piccole del corpo, quali viso, testa, collo, stazioni linfatiche, ginocchia, caviglie, piede, gomito, polsi e mani. Sono manovre in cui si spinge la pelle, tracciando dei semicerchi nel medesimo posto; si chiamano fissi perché le mani non si spostano come nelle altre manovre: le mani e le dita restano passivi, l’unica parte mobile è il polso. Il cerchio fisso si effettua con un solo dito, pollice o indice, o con tutte le dita. 

Movimento erogatore o presa che attinge: viene usato a livello della gamba, al braccio e all’avambraccio. A differenza del pompaggio, si effettua con il palmo della mano rivolto verso l’alto e in più prevede una quarta fase, che consiste in un movimento laterale delle dita verso l’esterno, il cui perno è l’articolazione metacarpo-falangea del dito indice. Lo spostamento della mano e delle dita dà una sensazione di movimento a spirale o di avvitamento. Il movimento erogatore si può effettuare con una sola mano, a mani alternate o a mani parallele. 

Movimento rotatorio: viene applicato soprattutto sulle grandi superfici piane del corpo quali e regioni antero-posteriore del tronco. Si appoggiano le mani rilassate con i pollici divaricati a L, le dita distese e rilassate; la spinta sarà sempre data dai polsi verso il pollice e l’indice; nel rilassamento, il pollice si troverà chiuso vicino l’indice; successivamente, si avanzerà con le mani, facendo perno con la punta delle dita fino al punto in cui la mano toccherà nuovamente la pelle e il pollice avrà l’apertura a L. La manovra si divide in: appoggio-spingo-rilasso-punto-scorro-appoggio. Si può effettuare con mani alternate e con mani parallele; è una manovra superficiale, ma può essere anche profonda; il ritmo può essere lento o veloce, a seconda dei casi. 

Movimenti combinati: si tratta della combinazione successiva di un pompaggio e di un cerchio fisso o di un movimento erogatore. 

Linfodrenaggio meccanico

Il massaggio linfodrenante può anche essere eseguito non manualmente: infatti, esistono dei dispositivi meccanici appositi, che si basano su congegni pneumatici, i quali applicano diverse pressioni in sequenza sulla pelle.

I meccanismi pneumatici vanno a stimolare il drenaggio dei fluidi. 

Il massaggio meccanico, spesso, viene consigliato come terapia aggiuntiva al massaggio manuale: infatti, se usato da solo potrebbe anche andare a peggiorare il problema. 

Solitamente, la macchina è meno precisa e attenta: ecco perché viene spesso utilizzata in modo complementare al massaggio manuale.

Linfodrenaggio in gravidanza

Il linfodrenaggio è molto utile anche in gravidanza, in quanto dà risultati sia medici che estetici.

Dal punto di vista estetico, permette un progressivo svuotamento dei vasi linfatici sovraccarichi: migliora, quindi, l’aspetto della pelle, eliminando sia la ritenzione idrica che la cellulite.

Dal punto di vista medico, invece, permette di drenare gli scarti metabolici presenti nella linfa, andando ad alleggerire gambe e braccia.

Inoltre, aiuta in caso di stitichezza e stimola il sistema immunitario sia della madre che del figlio.

Da evitare in gravidanza è il metodo meccanico e, in generale, il trattamento sull’addome.

È importante assicurarsi sempre di essersi affidati a mani esperte: il trattamento va adattato, dev’essere delicato e mirato, visto lo stato interessante della paziente.

È bene ricordare che, oltre a combattere la cellulite, il massaggio linfodrenante ha molti altri effetti positivi; infatti, stimolando la circolazione linfatica, favorisce l’innalzamento delle difese immunitarie, aiuta a liberarsi da scorie e tossine, è ottimo per combattere lo stress mentale e favorisce il rilassamento muscolare.

Ecco perché potrebbe essere utile concedersi ogni tanto un buon massaggio linfodrenante.

Massaggio Ayurvedico: di cosa si tratta?

State pensando di farvi fare un massaggio Ayurvedico, ma in realtà non sapete bene di cosa si tratti?

Qualche vostra amica l’ha provato e ve l’ha consigliato e l’idea di sottoporvi ad un massaggio Ayurvedico vi ha incuriosite?

Per darvi qualche informazione in più, abbiamo incontrato Fernando Melileo, operatore ayurvedico, diplomato presso l’Ayurveda Hospital, South of Kovalam Kerala in India, che ci ha svelato tutti i segreti di questa tecnica antichissima, che ci riporta con i sensi ad un passato di sapienza orientale e in un presente, ricco di benefici dal punto di vista psico-fisico.

Massaggio Ayurvedico cos’è

Il massaggio ayurvedico si dovrebbe in realtà definire come un trattamento olistico, che coinvolge non soltanto il corpo, ma anche l’aspetto mentale e la sfera emotiva.

L’Ayurveda è una pratica antichissima, che nasce in India diversi millenni fa e di cui si è cominciato a scrivere solo verso il 400 a.C. nei testi sacri indiani.

Il termine sanscrito “Ayurveda” significa “conoscenza della vita” e indica uno stile di vita e un approccio al benessere che prevedono una precisa alimentazione, la meditazione, lo yoga e, appunto, i massaggi.

Il massaggio ayurvedico nasce per mantenere l’organismo e la mente in equilibrio: ognuno di noi porta in sé tre forze bio-fisiche, chiamate Dosha, ma una prevale più o meno nettamente sulle altre, determinando quella che viene definita la costituzione individuale, detta Prakriti

In base a questo, il massaggio sarà strutturato in modo tale da infondere benessere ed equilibrio, ma anche energia.

I tre Dosha

In generale, si attribuisce la costituzione dosha vata, termine che indica etere e aria, a persone con caratteristiche di magrezza, leggerezza e capacità di astrarre mentalmente; dosha pitta, cioè fuoco e acqua, a persone che hanno tra le loro caratteristiche coraggio, volontà, impulsività, costituzioni robuste e occhi magnetici; la costituzione kapha, terra e acqua, è attribuita, invece, a persone massicce, solide, robuste e con una generosità interiore spiccata.

A chi è meglio affidarsi?

È molto importante saper riconoscere un buon operatore ayurvedico

Da terapista, mi è capitato purtroppo di imbattermi in luoghi in cui il massaggio Ayurvedico era sminuito e venduto come un semplice massaggio rilassante con olio caldo. 

Trovo che una disciplina così completa, che analizza anatomia e umori, non possa essere praticata da chi non ne conosce le radici e non ha approfondito con studi adeguati. 

Per questo motivo, consiglio sempre di affidarsi a terapisti o centri seri che praticano Ayurveda con conoscenza e rispetto. 

Per valutare le competenze degli operatori, abbiamo a disposizione almeno tre criteri, o meglio, tre domande che possiamo porre per capire se la persona che abbiamo di fronte sia davvero competente in materia.

Non esiste un solo tipo di massaggio

Quale massaggio ayurvedico è più adatto a me?” Questa domanda rappresenta il primo criterio che abbiamo a disposizione per verificare la competenza dell’operatore che abbiamo scelto. 

Molto probabilmente la risposta sarà “quello tradizionale”; tuttavia, è bene ricordare che in India esistono almeno cinquemila tipi di massaggi ayurvedici, tutti tradizionali. 

Chiariamolo bene: un praticante che sa il fatto suo potrà entrare nei dettagli storici e filosofici di ciò che fa, spiegandovi esattamente quale tra i tanti tipi di massaggio Ayurvedico andrà a proporvi: in questo caso, saprete di avere di fronte una persona competente.

Se poi chi pratica il massaggio sa cos’è la prakriti, ovvero la costituzione psico-fisica, detta anche costituzione doshica, secondo i principi dell’Ayurveda e può ipotizzare quale sia la vostra, allora è probabile che sappia davvero il fatto suo; se, viceversa, dovesse dimostrare di non conoscere questo termine, allora saremo autorizzati a voler cambiare centro.

Come dicevamo in precedenza, non esiste un unico massaggio ayurvedico, ma ne esistono di numerosi, che vengono utilizzati per curare diversi disturbi:

  • emicrania: tramite massaggi con olio di sandalo dalla fronte alle clavicole, che aumenta l’afflusso sanguigno;
  • prevenzione della caduta dei capelli e formazione della forfora: massaggio Shiroabhyanga sul cuoio capelluto;
  • insonnia: tramite movimenti delicati al viso, il massaggio Mukhabhyanga allevia lo stress e favorisce il riposo; un trattamento adeguato anche per l’ossigenazione della pelle del volto in funzione anti-age;
  • dolori cervicali: il massaggio Griva Abhyanga è indicato per contrastare i dolori muscolari da stress e l’affaticamento di questa zona del capo;
  • schiena: il massaggio ayurvedico Tandabhyanga è una stimolazione parziale del dorso, che scioglie le tensioni muscolari e allevia la stanchezza della schiena e delle spalle;
  • gambe: grazie al massaggio che parte dagli arti inferiori, l’Antikapha oppure il Gamathi, si alleviano gli effetti di gonfiore e adiposi, eliminando anche le tossine tramite il drenaggio del massaggio;
  • cellulite: il massaggio ayurvedico del dosha Kapha favorisce la circolazione e stimola il metabolismo energetico, che scioglie i grassi in eccesso;
  • piedi: il massaggio Padabhyanga viene praticato con oli vegetali sui piedi, per ristabilire una corretta circolazione sanguigna, eliminando l’eventuale gonfiore e i disturbi legati ai dolori articolari.

Il massaggio ayurvedico Gamathi, drenante per le gambe, viene abbinato ad un bagno di vapore per eliminare le tossine e i liquidi in eccesso e per fornire un’immediata sensazione di leggerezza agli arti inferiori. 

Massaggio ayurvedico completo

Il Sarvanga Abhyanga è un massaggio globale, che comprende la manipolazione di corpo, testa e viso, con l’ausilio di un olio tiepido, che va fatto scendere gradualmente dalla testa ai piedi, con movimenti regolari, enfatizzando la manipolazione in alcune zone del corpo sofferenti e praticando un movimento intenso di stimolazione energetica sui chakra.

Muscoli e tessuti sono coinvolti in questo massaggio, che dona un forte benessere al corpo e alla mente, favorendo anche la qualità del sonno notturno. 

In alternativa, esiste un massaggio linfodrenante ayurvedico, detto Phenakam, che agisce eliminando le tossine all’interno di un organismo sovraccarico, specialmente con riferimento al cibo di difficile assimilazione, alcol e medicinali.

Tramite il massaggio manuale, la circolazione linfatica viene stimolata verso i linfonodi presenti all’attaccatura di collo, ascelle, inguine e addome, che fungono da filtri per eliminare le tossine.

L’importanza dell’olio 

Per praticare il massaggio ayurvedico, inoltre, serve un olio specifico in linea con la costituzione doshica dell’individuo: ad esempio, per la costituzione dosha pitta, serve un olio al cocco o al sandalo o eventualmente di riso; per il dosha vata, sarebbe meglio utilizzare un olio alla mandorla, più delicato; per una costituzione dosha kapha, viene invece utilizzato un olio alla jojoba, che riscalda e favorisce la circolazione sanguigna. 

Si tratta di un particolare niente affatto secondario: utilizzare un olio da massaggio comune e sempre uguale per tutti può togliere autenticità alla pratica eseguita.

L’olio utilizzato può fare la differenza tra un bel massaggio ed un’esperienza negativa, perché l’olfatto è uno dei sensi più primitivi che abbiamo, uno dei primi che sviluppiamo ed è quello più intensamente connesso con la parte del cervello più istintiva e antica.

Un buon olio da massaggio deve essere in grado di ridurre la frizione delle manovre applicate, ma senza essere troppo untuoso o lasciare residui; inoltre, deve essere in grado di idratare e nutrire la pelle, cioè deve essere assorbito facilmente. 

Con l’aggiunta di qualche olio essenziale ad hoc, chi conosce la materia può proficuamente praticare contemporaneamente l’aromaterapia.

Controindicazioni

Prima di iniziare un qualsiasi percorso di massaggio, è bene chiedere al ricevente informazioni sulle proprie condizioni fisiche

Dai neonati agli anziani, tutti possono sottoporsi al massaggio tranne in alcune circostanze, quali: ferite o lesioni, febbre, infezioni cutanee o particolari e importanti patologie, per le quali può essere opportuno chiedere un parere medico preliminare. 

Per quanto riguarda la donna in dolce attesa, è prevista la possibilità di un massaggio Ayurvedico in gravidanza, più adeguato al suo stato e preferibilmente dopo il terzo mese.

Conclusione

Ciò che per me è molto importante trasmettere è che ogni individuo è un’anima a sé, con una storia di vita mai uguale: sintomi e disturbi simili possono avere radici diverse e questo è dato dalla propria individualità. 

Come un sarto che cuce su misura un abito, il terapista deve saper trattare e lavorare, personalizzando il più possibile il percorso terapeutico in base al soggetto che ne beneficia. 

Solo in questo modo, a parer mio, è possibile vivere e giovare appieno del benessere che il massaggio è in grado di apportare. 

Il corpo è sciolto e nutrito, i dolori sono alleviati, le funzioni dell’organismo migliorano e il rumore dei pensieri della giornata vengono messi a tacere per lasciare spazio a calma, silenzio e pieno equilibrio psico-fisico

Se avete voglia di provare questa esperienza, ricordate di affidarvi solo a veri esperti del settore.

Namastè!

Massaggi anticellulite: dal linfodrenante al connettivale

Quello dei massaggi anticellulite è un mercato in costante ascesa. 

Finalmente, anche il mondo occidentale sta capendo l’importanza dei massaggi in generale e, nello specifico, dei massaggi anticellulite: una pratica così semplice e, al contempo, così salutare per il nostro organismo. 

Considerati quasi gli unici strumenti utili per combattere la cellulite, le manipolazioni effettuate nel massaggio anticellulite spesso vengono additati da subito come inefficaci, se non si riscontrino i risultati rapidi sperati.

Tuttavia, nella massoterapia, non sempre si utilizzano tecniche adeguate, diete correlate e mani sapienti.

Prima di tutto, è bene sapere che, in realtà, i massaggi per la cellulite veri e propri non sono denominati tali, dato che la dicitura più adeguata dovrebbe essere quella i massaggi drenanti e linfodrenanti, i quali agiscono sulla circolazione linfatica, appunto, stimolandola nel suo processo di rimozione delle scorie.

I massaggi per cellulite sono degli incredibili alleati per dire addio in fretta alla buccia d’arancia, rigenerando i tessuti.

Grazie a diverse tecniche di manipolazione sulle zone colpite, infatti, lo strato connettivo della pelle si riattiva, si rigenera, si ossigena e riesce a drenare i liquidi e ad eliminare più facilmente le scorie e le tossine, che generano l’infiammazione.

Quindi, esistono diverse tecniche di massaggio anticellulite: alcune agiscono sullo strato più superficiale della pelle, attivando il sistema linfatico; altre, invece, stimolano il tessuto connettivo, agendo proprio dove risiede il problema; altre ancora sono addirittura più intense ed energiche e sono mirate a ravvivare la circolazione sanguigna.

Massaggio linfodrenante

In questo paragrafo, parleremo dell’importanza del massaggio drenante, di quando sia necessario farlo e di quando, invece, potrebbe avere delle controindicazioni.

Questo particolare tipo di massaggio è utilizzato per smaltire la ritenzione idrica in eccesso all’interno del nostro corpo, soprattutto delle gambe. 

Infatti, il massaggio drenante è uno dei modi più accreditati per ridurre la cellulite su alcune zone del corpo delle donne: proprio per questo, sono molto praticati i massaggi alle gambe

Grazie ad un tocco leggero, ma deciso, concentrato sulla superficie della pelle, inizialmente, il massaggio linfodrenante svuota i linfonodi dalla linfa stagnante, spingendola in direzione dei reni e facilitandone l’espulsione. 

Dopo aver liberato i canali, si agisce sulle zone colpite, principalmente cosce, glutei, addome o braccia, agevolando il flusso dei liquidi dai tessuti infiammati ed edematosi in direzione dei linfonodi.

Come tante altre tecniche di massaggio anticellulite, anche quella linfodrenante parte dal basso, quindi da piedi, caviglie e polpacci, e procede verso l’alto, fino ad arrivare al collo e allo sterno, seguendo le linee e la direzione del sistema circolatorio superficiale.

La cellulite, o ritenzione idrica, è un problema atavico per le donne, ma la vita quotidiana degli ultimi tempi sta addirittura peggiorando la situazione, a causa di alcune dinamiche, quali, ad esempio, restare seduti a lungo su una sedia, bere poca acqua, avere un’alimentazione scorretta.

Tutto ciò può portare ad accentuare i problemi di cellulite. 

Migliorare il proprio stile di vita dovrebbe essere una conditio sine qua non, ma, qualora il problema non dovesse risolversi, può essere necessario sottoporsi ad una serie di massaggi anticellulite drenanti, che, oltre ai problemi di ritenzione idrica, possono rivelarsi davvero adatti ad eliminare tutte le scorie e le tossine prodotte dal nostro corpo. 

Massaggi linfodrenanti e massaggi anticellulite benefici e controindicazioni

Eppure, anche il linfodrenaggio può avere delle controindicazioni e, quindi, pur trattandosi di una pratica assolutamente naturale, prima di ogni seduta, è sempre bene sincerarsi del proprio stato di salute e assicurarsi di potersi sottoporre a tale massaggio. 

Le controindicazioni del linfodrenaggio possono essere divise in due grandi categorie: le controindicazioni assolute e relative. 

Le controindicazioni assolute sono quelle patologie come tumori maligni, infiammazioni acute, edema cardiaco, la trombosi venosa profonda e lo scompenso cardiaco, e tutte quelle malattie che non consentono una vita normale: in tal caso, questo tipo di massaggio potrebbe avere soltanto effetti negativi. 

Le controindicazioni relative, invece, sono le infiammazioni croniche, i tumori trattati, i disturbi tiroidei, l’asma bronchiale, lesioni precancerose cutanee, ipotonia e distonia vegetativa e una serie di patologie momentanee, che potrebbero rivelarsi nemiche del massaggio drenante, ma non vita natural durante. 

Ci sono anche altri casi in cui un massaggio drenante potrebbe avere più controindicazioni che effetti benefici, come ad esempio nelle donne che soffrono di fastidiose alterazioni pressorie, come episodi di pressione bassa o di ipertensione arteriosa, oppure, semplicemente, nelle donne indisposte: si consiglia sempre di non sottoporsi a sedute di linfodrenaggio nei giorni di ciclo mestruale. 

Per il resto, invece, i benefici del massaggio linfodrenante sono molteplici, per cui, coloro che non siano affetti dalle patologie sopraindicate potranno abbandonarsi agli effetti positivi di tale trattamento e migliorare anche la circolazione sanguigna

Infatti, il linfodrenaggio è utilizzato soprattutto per il trattamento degli edemi, soprattutto quelli che si vengono a creare a causa dell’accumulo in eccesso del cosiddetto liquido interstiziale.

Tuttavia, fate attenzione: il massaggio drenante non è miracoloso, esistono anche casi in cui le cause di questo accumulo di liquido non sono risolvibili con un semplice massaggio ed è necessario rivolgersi a un esperto, prima di lanciarsi in pericolose autodiagnosi. 

Pur essendo solo un massaggio, infatti, il linfodrenaggio agisce su cute e sottocute, senza interessare direttamente le fasce muscolari: per tale ragione, infatti, alcuni puristi dei massaggi non considerano tale pratica neanche propriamente ascrivibile al grande gruppo dei massaggi.

Massaggio connettivale

Quando il gonfiore è ormai oltre i limiti e la pelle ha assunto la caratteristica sembianza di buccia d’arancia, è tempo di intervenire con una strategia d’urto.

Oltre al massaggio linfodrenante, utile per agevolare l’espulsione dei liquidi dal corpo, è necessario andare più in profondità stimolando il tessuto connettivale con trattamenti anticellulite più energici e intensi.

Grazie alla pressione delle dita e delle nocche sulle zone colpite, il massaggio connettivale riattiva i tessuti, scioglie i blocchi cellulite con forza e accende la circolazione. 

Anche il metabolismo trae grande beneficio da questa tecnica di massaggio, riprendendo slancio e bruciando più grassi.

Il movimento del massaggio connettivale è profondo e alterna momenti più lenti e intensi a fasi veloci e caratterizzate da frizioni più accelerate e strong, ideali per scuotere i tessuti e intervenire sul sistema circolatorio.

Tutto il corpo è coinvolto in questo processo: come succede in altri massaggi contro la cellulite, anche in quello connettivale non ci si concentra solo sulle zone con pelle a materasso, ma si lavora a 360° per un benessere complessivo.

Grazie a questo massaggio, le cellule degli strati cutanei più profondi saranno meglio ossigenati, con una circolazione più veloce. 

Il risultato? La produzione di collagene aumenterà, aiutando i tessuti a ritornare compatti ed elastici, il metabolismo ristabilito farà bruciare più grassi al corpo e i liquidi verranno accompagnati verso i nodi di espulsione, grazie al movimento.

Massaggio Cupping

Si tratta di un’altra tecnica di massaggio di cui abbiamo già parlato in precedenza e che si serve dell’azione meccanica della coppetta, realizzata in vetro o silicone.

Questo massaggio libera del fastidioso inestetismo della cellulite, al fine di ritrovare una forma fisica impeccabile.

Consigli:

  • bevete almeno 2 litri di acqua al giorno: l’acqua è essenziale per aiutare il vostro corpo a smaltire i liquidi in eccesso; infatti, prima ancora della cellulite, è la ritenzione idrica il tuo vero nemico;
  • muovetevi e fate sport: uno stile di vita sedentario è tra le principali cause della cellulite; 
  • se non avete tempo di praticare attività fisica, camminate o prendetevi qualche minuto al giorno per eseguire qualche semplice esercizio in casa;
  • mangiate sano, evitando cibi grassi e fritti.

Riflessologia plantare: cos'è, benefici e scopi

Avete mai sentito parlare della riflessologia plantare e dei benefici associati ad essa?

Se la risposta è no, siete nel posto giusto: vi spiegheremo da dove nasce la riflessologia plantare, cos’è, per quali scopi è utilizzata e quali benefici comportano.

Le origini della riflessologia plantare

I piedi hanno un ruolo estremamente importante, anche se non sempre sono valorizzati come meritano e in modo da dare il giusto risalto alla loro affascinante storia.
Gli antropologi ritengono che il piede sia il tratto fisico più caratteristico dell’uomo, da quando, cinquanta milioni di anni fa, si è verificato il passaggio dei primi antropoidi dalla postura accovacciata alla postura eretta.
Questa fase fu una tappa fondamentale dell’evoluzione dell’uomo: i suoi arti inferiori si trovarono a dover sostenere il doppio del peso rispetto a quello di cui erano gravati nella postura accovacciata, la colonna vertebrale passò dall’avere una forma ad arco a raddrizzarsi, l’alluce dalla sua forma simile a quella del pollice della mano si evolse allineandosi alle altre dita e il tallone aderì a terra, in modo da poggiare sul terreno e sostenere meglio il peso del corpo.
Ma la storia del piede non si ferma alla sua evoluzione preistorica, anzi, nei secoli è stato ritenuto centrale nella struttura dell’uomo, nella mitologia, nella religione e nella cultura generale. Basta ricordare il mito del tallone di Achille, ma anche un grande come Leonardo da Vinci lo definì un capolavoro di ingegneria e un’opera d’arte, ciò proprio in considerazione del rapporto tra le sue dimensioni e il peso che questo doveva sostenere.
In particolare, il concetto di riflessologia plantare deriva dalla medicina tradizionale cinese, ma fu il dottor William H. Fitzgerald, uno otorinolaringoiatra americano, a introdurre nel 1915 negli Stati Uniti la terapia zonale, secondo la quale alcune parti del piede sono collegate a organi e ad altre parti del corpo, per cui, effettuando una pressione su queste, si liberano dei percorsi energetici, che facilitano la guarigione dell’area del corpo che le corrisponde.
Pochi anni dopo, intorno agli anni ’30, il dottor Eunice Ingram, un fisioterapista americano, introdusse un’altra terapia zonale, sviluppando le tecniche e la mappatura del piede, indicando i punti e le parti del corpo corrispondenti.
Quello del dottor Ingram è il moderno sistema di riflessologia.

Riflessologia plantare cos’è?

La riflessologia consiste in un trattamento olistico, che considera l’individuo come un’entità unica di corpo, spirito e mente: la malattia da trattare non è isolata, ma si opera sulla persona nella sua interezza, per aiutarla a raggiungere un proprio equilibrio.
Non si tratta, quindi, di un banale massaggio al piede, ma si tratta di una tecnica che si basa sulla pressione di specifici punti di pressione o riflessogeni del piede, che si ritiene abbiano delle corrispondenze in tutte le parti del corpo.
Ecco allora come i piedi rivestono un ruolo centrale nella salvaguardia della salute e del benessere dell’individuo, mentre il riflessologo si occupa di attivare il potenziale autocurativo del soggetto.

Riflessologia plantare a cosa serve?

La riflessologia si basa sull’idea per la quale tutti i sistemi del corpo sono strettamente collegati e ha degli obiettivi ben precisi: guarigione, riduzione del dolore e normalizzazione delle funzioni corporee, con particolare attenzione alle zone dolorose, e può essere praticata tranquillamente anche su bambini e donne in gravidanza.
Inoltre, una riflessologia ben eseguita comporta anche un miglioramento del flusso sanguigno in un’area specifica, per cui è utilizzato anche per ridurre la ritenzione idrica e la cellulite e per agevolare il dimagrimento.
Tuttavia, nel caso di alcune malattie, la riflessologia non è curativa, ma ha lo scopo di ridurre e calmare i dolori che derivano da questa.
La reflessologia punta a far innescare i meccanismi per raggiungere l’omeostasi, ossia uno stato di equilibrio e armonia, riducendo la tensione e inducendo il rilassamento.
Una volta rilassato il corpo, può iniziare il processo di guarigione e un massaggio professionale sui punti di riflesso del piede aiuta il riflessologo a individuare le parti del corpo non in equilibrio e a correggerle.
Tuttavia, la reflessologia non serve solo per curare, ma anche per prevenire eventuali disturbi, individuando i problemi già dai primi sintomi e bloccando o rallentando il processo che porta alla malattia.

Riflessologia plantare come funziona?

Questo tipo di massaggio agisce su diversi livelli, quali quello fisiologico, spirituale e psicologico, stilando la sfera fisica, emotiva e mentale del soggetto che vi si sottopone.
Secondo la riflessologia, il corpo è attraversato da canali o sentieri di energia, che collegano gli organi e tutte le sue parti: la sua efficacia dipende dalla rivitalizzazione di tali canali.
Il flusso di energia segue una direzione specifica, per cui, quando un riflessologo esegue un massaggio, trasmette alla persona un’energia particolare, che lo riporta in armonia.
A sua volta, però, il riflessologo riceve dalla persona trattata la sua energia negativa, per cui è importante che questo adotti alcune precauzioni, prima e dopo ogni trattamento, per preservare il proprio benessere:

  • prima e durante il massaggio, è preferibile lavorare su un pavimento di legno, togliete il materiale d’oro, bracciali, collane e orologi e incrociate le bambe sotto il lettino, in modo da bloccare il ritorno delle negatività;
  • dopo il massaggio, prendete tra le mani una lastra di rame per qualche minuto, lavate le mani dopo ogni trattamento e fate una doccia al termine della vostra giornata lavorativa.

Inoltre, prima di eseguire un massaggio plantare, è importante sapere se la persona che si ha davanti sia o meno carica di negatività.
Come?
Offritele un bicchiere di vino annacquato a sua insaputa: se la persona tossisce, significa che è pieno di negatività.
In alternativa, potete preparare accanto al lettino, in un angolo della stanza, tre bicchieri con il 70% di sale grosso e il 30% di acqua: se l’acqua risale il sale grosso ed esce fuori, allora la persona è carica di negatività.
Per impostare un programma di trattamento, il riflessologo svolge una ricerca visiva e tattile dei piedi, così da rilevare quanto utile per avere un quadro generale della situazione: verifica che i piedi abbiamo stessa forma e colore, spinge con le mani per riscoprire i punti privi di energia.
In base alla risposta al dolore, il riflessologo individua se il corpo del soggetto è sano o malato e stila un programma di trattamento.
Durante il trattamento, di solito si avverte una sorta di formicolio o una sensazione di calore e di movimento di energia in tutto il corpo, dovuta alla pressione sulla zona specifica del corpo.
Inoltre, tra le reazioni al trattamento, possono esservi:

  • sudorazione a mani o piedi;
  • sensazione di freddo;
  • tosse;
  • giramenti di testa;
  • risate o pianti;
  • sonnolenza;
  • scomparsa di dolori e fastidi;
  • rilassamento dei muscoli;
  • sete.

Riflessologia plantare benefici

I benefici della riflessologia plantare
I benefici della riflessologia plantare

Il massaggio plantare può essere utilizzato in diverse situazioni ed è utile, in particolare, per:

  • rilassarsi, inteso anche come sistema per scaricare le tensioni del sistema nervoso;
  • depurare un fisico intossicato, in quanto agisce sugli organi deputati all’eliminazione delle tossine dall’organismo;
  • migliorare e stimolare la circolazione linfatica e sanguigna;
  • contrastare il dolore, in quanto agisce sui meccanismi nervosi del corpo, così da alleviare i dolori, stimolando la produzione di endorfine;
  • riequilibrare l’energia del corpo.

Per quanto detto, il trattamento è utile in caso di mal di testa, mal di schiena, problemi gastrointestinali, asma e problemi respiratori, eczema e problemi dermatologici, insonnia, ansia, problemi connessi alla menopausa e dipendenza dal fumo.
Secondo uno studio di Kunz e Kunz, sono stati individuati quattro effetti primari della riflessologia:

  • effetto su determinati organi;
  • miglioramento dei sintomi;
  • effetto di rilassamento;
  • riduzione del dolore.

Inoltre, in virtù di studi specifici condotti in materia, è stato dimostrato che la riflessologia agisce il modo peculiare in relazione ad alcuni disturbi, quali emicrania o cefalea tensiva, attività dei reni, sindrome premestruale, sinusite
Insomma, un’arte affascinante quella della riflessologia plantare e ricca di benefici!

Dolore al trapezio: quali sono le sue cause?

Dolore al trapezio: quali sono le sue cause?

Chi di noi non ha mai avvertito una sensazione di fastidio, pesantezza o addirittura di dolore al trapezio?

Spesso, un dolore al trapezio può diventare cronico e invalidante, per cui è importante agire in tempo, ma per farlo è necessario sapere prima di tutto cosa sia il trapezio e quali possono essere le cause scatenanti di un simile problema.

Cos’è il trapezio?

Muscolo del trapezio
Muscolo del trapezio

Il muscolo del trapezio è situato nella parte posteriore del corpo, nella zona compresa tra il cranio e la zona dorsale.
In particolare, pur apparendo unito e continuo nelle sue porzioni, il muscolo del trapezio è stato suddiviso in tre parti:

  • trapezio superiore, che parte dall’osso occipitale e si inserisce a livello della terza parte laterale della clavicola;
  • trapezio medio, che parte dalle prime 3 vertebre dorsali e si inserisce a livello dell’acromion della scapola;
  • trapezio inferiore, che parte dalle restanti vertebre toraciche e si inserisce anch’esso a livello dell’acromion della scapola.

A tale suddivisione, corrispondono diverse funzionalità delle singole parti del trapezio, il quale svolge ruoli differenti in base al punto di attivazione:

  • rotazione della testa verso il lato opposto;
  • estensione, rotazione e inclinazione del rachide cervicale;
  • elevazione, abbassamento, adduzione e rotazione della scapola;
  • motore del movimento scapolo-toracico, partecipando al movimento di flessione del braccio.

La sua innervazione deriva dal XI paio di nervi cranici e dal plesso cervicale, quindi dal nervo proveniente da C3-C4, mentre la sua vascolarizzazione deriva dall’apporto ematico fornitogli dall’arteria cervicale trasversa.
Una contrattura trapezio e degli altri muscoli del collo è il sintomo più comune del disturbo cervicale e questo stato di tensione costante può essere molto fastidioso, in quanto al dolore si associano spesso altri sintomi, quali il mal di testa, le vertigini e la rigidità dei movimenti.
Se vengono toccate aree molto contratte del trapezio, può accadere che la persona avverta sintomi anche a grande distanza, quali emicrania, vertigini o dolore al braccio.
Il dolore è di certo il sintomo più ricorrente in caso di contrattura dei muscoli del collo, si manifesta come uno stato di tensione costante e vi si associano rigidità e difficoltà nei movimenti.
Tuttavia, al dolore dovuto a contrattura, spesso si accompagnano ulteriori sintomi, quali:

  • vertigini o sbandamento, per cui può avvertirsi una sensazione di instabilità, dovuta all’infiammazione di muscoli e vertebre cervicali, che può coinvolgere i centri nervosi, come il tronco dell’encefalo;
  • mal di testa, come cefalea tensiva o emicrania cervicale, dovuto allo stretto collegamento tra muscoli del collo e muscoli cranici, per cui, quando i primi siano contratti e infiammati, trasmettono tale stato anche ai secondi, comportando anche una sensazione di pesantezza alla testa;
  • dolore al braccio o alle scapole, che si registra quando la contrattura del trapezio abbia provocato una discopatia C5-C6 o C6-C7;

Discopatia c5 c6 c7 c8
Discopatia c5 c6 c7

  • nausea, che si avverte in caso di tensione forte al punto da irritare il nervo vago, ossia un nervo digestivo, che passa attraverso i muscoli del collo.

Nervo Vago
Nervo Vago

Esercizi trapezio per contratture cervicali

Quando si ha una contrattura cervicale, è importante rieducare e ricondizionare i muscoli cervicali messi in tensione e ciò è possibile eseguendo una serie di esercizi specifici, ma anche adottando alcune attenzioni.
Infatti, la rieducazione può avvenire tenendo conto delle cause del problema, che possono essere di varia natura: meccaniche, legate al metabolismo e legate allo stresso nervoso.

Dolore al trapezio cause

I motivi per cui si ha un dolore al trapezio sono vari e i sintomi cambiano di persona in persona, in quanto ognuno compensa in modo diverso, adottando un proprio assetto posturale.
In particolare, cause scatenanti possono essere:

  • movimento brusco, che comporta una rapida contrazione muscolare, tanto da far andare il sistema muscolare in spasmo, in particolare quando si genera un lieve disallineamento delle faccette articolari del rachide cervicale o toracico, che attua un blocco muscolare, da cui derivano dolore e rigidità;
  • sovraccarico funzionale, che si può verificare anche in seguito alla postura adottata per portare una borsa su una sola spalla, anziché su entrambi;
  • esecuzione dei movimenti durante la giornata;
  • postura mantenuta durante la giornata, che può portare a mantenere un allineamento corporeo non corretto e causare degli squilibri muscolo-scheletrici; in questo caso, i muscoli soffrono, in quanto cercano di contrastare sia la spinta della gravità che lo squilibrio, provocando uno stress alle strutture molli del rachide cervicale e spasmi e contratture al trapezio, che causano ipomobilità della muscolatura e un senso di pesantezza;
  • condizioni psicologiche, quali stress, ansia, tristezza, depressione, che spesso sono interiorizzate e somatizzate dal soggetto, portandolo ad un determinato tipo di postura e ad una iperattivazione del trapezio superiore, da cui scaturiscono dolore al collo e senso di pesantezza a spalle e rachide;
  • movimento di rotazione e inclinazione della spalla alterato nell’elevazione dell’arto, che comporta un lavoro eccessivo della cuffia dei rotatori e che si manifesta come dolore localizzato al centro del torace e tra le scapole;
  • trauma, ossia un movimento esagerato, che produca un danno alla colonna vertebrale e che causa un aumento del tono muscolare e uno spasmo della muscolatura, in quanto il corpo prova a bloccare il movimento, per evitare altri danni; tuttavia, tale blocco comporta un grande dolore al trapezio, che coadiuva nell’esecuzione dei movimenti cervicali.

Allungamento e stretching trapezio

Stretching del trapezio
Stretching del trapezio

Dei muscoli cervicali contratti e rigidi richiedono che si proceda ad un loro allungamento e distensione, in particolare, tale soluzione è valida quando la condizione di sofferenza derivi da atteggiamenti posturali, mentre può rivelarsi di efficacia marginale in caso di contratture da stress.
In definitiva, il mio consiglio è di non far passare troppo tempo, altrimenti il dolore rischia di diventare cronico e invalidante: affidatevi ad un massaggiatore professionista ed esperto di tecniche e manipolazioni, adeguate alla vostra situazione!

Massaggi per l’estate: benefici e controindicazioni

Massaggi per l’estate: benefici e controindicazioni

Sono tanti i miglioramenti dopo un buon massaggio e interessano sia il corpo che la mente.

L’obiettivo principale dei massaggi, particolarmente in previsione della esposizione del corpo all’aria aperta durante la bella stagione, è che si ritrovi l’equilibrio smarrito durante i lunghi mesi invernali e le prove a cui lo stress sottopone ognuno di noi. Spesso, per queste ragioni, si usa il termine ‘massaggi emozionali’.

Benefici dei massaggi

Il benessere deve essere immediato. Particolarmente per il corpo, ma anche per la mente, se si è in presenza di particolari disturbi, come:

  • depressione, le manovre agiscono sul sistema nervoso eliminando lo stress;
  • anoressia-bulimia, l’azione è sull’autostima per aiutare le persone a essere più sicure e a migliorane la capacità di ascolto;
  • insonnia, i massaggi eliminano le tensioni nervose favorendo il sonno;
  • asma-bronchiti, la manualità combinata con oli essenziali favorisce l’afflusso di ossigeno ai polmoni.

Anche la pelle di chi si sottopone a un massaggio migliora. Si formano, infatti, nuovi tessuti attraverso l’eliminazione delle cellule morte, mentre si stimola il corretto funzionamento del sistema linfatico e circolatorio, si favorisce la digestione e la perdita di peso e la lotta alla cellulite.
I benefici per la mente e l’umore sono tanti. Il massaggio:

  • aiuta il sistema nervoso a riequilibrarsi;
  • ristabilisce un rapporto positivo con il corpo;
  • riduce ansie e tensioni;
  • fa aumentare l’autostima;
  • aiuta a combattere gli attacchi di panico.

Attrnzione, però, che il massaggio è sempre controindicato, in presenza di febbre o influenza in fase acuta, problemi cardiaci gravi, diarrea, vomito, micosi o malattie cutanee infettive, flebiti acute, infiammazioni cutanee evidenti e bruciature.

Consigli sui massaggi per l’estate

In nostro soccorso, per combattere e vincere i cosiddetti mali invernali, ci sono due tipi di massaggi per l’estate: il massaggio linfodrenante e il massaggio anticellulite.
Questi massaggi vanno direttamente a contrastare stanchezza, spossatezza e gonfiore, prodotti dalla difficoltà del nostro fisico di smaltire i liquidi ed i grassi in eccesso, assimilati durante l’inverno. Il massaggio linfodrenante è la risposta per stimolare e riattivare i trigger point e dare nuovo vigore e forza a tutto il corpo. Esso aiuta il metabolismo a funzionare alla grande, evitando il perdurare della spiacevole sensazione di gonfiore che spesso si avverte su gambe e glutei e all’addome. In più, il liquido presente all’interno dei tessuti viene fatto fuoriuscire dai vasi linfatici. L’ideale per curare o prevenire problemi di salute, come edemi, acne, malattie cutanee di tipo allergico, cicatrici e persino la calvizie.

Massaggio anticellulite, per un’estate da vivere sereni

Inestetismi cutanei cpme pelle a buccia d’arancia e ritenzione idrica preoccupano?
La soluzione c’è ed è il massaggio anticellulite grazie alla stimolazione manuale dei punti più critici del corpo, i muscoli si rilassano, si allargano i pori e si eliminano tossine. Con l’aumento della temperatura corporea si riduca la presenza adiposa e la pelle riesce ad assimilare le sostanze nutritive.
Tra i massaggi anticellulite c’è il Cupping Massage, o coppettazione, che rientra tra le tecniche della medicina alternativa già in uso tra gli antichi egizi. Ci si serve dell’azione meccanica di uno strumento semplice da usare anche in casa, come la coppetta in silicone. Ma è sempre meglio rivolgersi a persone esperte!

Massaggio Californiano e l'importanza del contatto

Massaggio Californiano e l'importanza del contatto

Il massaggio californiano è uno dei più affascinanti, coinvolgenti, piacevoli, sensuali e completi metodi di massaggio mai esplorati nel mondo orientale e in quello occidentale.

Il massaggio californiano, infatti, riunisce in sé elementi occidentali, quali il lavoro sul sistema muscolare, linfatico e circolatorio, e concetti orientali, quali la riattivazione dei centri energetici e di scambio energetico tra chi opera e chi riceve il massaggio.
Essendo un tipo di massaggio ritmico, avvolgente e dolcemente affettivo, è particolarmente indicato per chiunque voglia mettersi in contatto con la parte più interiore e più alta del proprio sé.
Gli elementi essenziali per un corretto massaggio californiano sono tre:

  • rendere l’idea di una musica più che di un massaggio;
  • fare in modo che sia più un gioco che un lavoro;
  • lavorare così che il massaggio venga più dal cuore che dalla mente.

Un po’ di storia

Come suggerisce il nome stesso, il rituale del massaggio californiano emozionale si è diffuso in California, nell’area di San Francisco, a partire dagli anni ’70, in un periodo in cui le continue guerre e le ripetute violenze avevano portato l’insorgere di movimenti pacifisti, come quello dei Figli dei fiori, in cui la civiltà era alla ricerca di pace, serenità, ascolto, ma soprattutto di contatto.
Quest’ultimo termine è fondamentale poiché racchiude in una sola parola il vero significato di questo massaggio: infatti, i massaggi erano associati a terapie di gruppo ed è proprio in questo contesto che la tecnica del massaggio californiano si è pian piano sviluppata e si è professionalizzata, prima di diventare popolare e di estendersi al mondo intero, negli anni seguenti.
Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima”.
Il Massaggio Californiano potrebbe essere riassunto con la seguente frase di Epicuro.
In una società industrializzata ed informata come quella occidentale attuale, l’uomo si ritrova ad essere ancora più solo, nonostante le infinite possibilità di comunicazione messegli a disposizione dalla tecnologia.
Gli individui vivono rapporti molto distaccati, soprattutto dal punto di vista dei contatti fisici, che nella nostra società si costituiscono in due poli estremi: la stretta di mano e l’atto sessuale.
Il senso di solitudine trova una delle sue cause nella mancanza di contatto: l’atto del “toccare”, se applicato correttamente, non può far altro che giovare all’uomo, trascinandolo fuori da questo isolamento.
Ed è proprio in questo senso che il massaggio aiuta non solo la persona solitaria ad aprirsi, ma anche coloro che vivano già buone relazioni, facendo sì che possano migliorarle.
Il massaggio emozionale diventa quindi il mezzo per di dimostrare ad chi lo riceve che è solo solamente se sceglie di rimanere tale e può rappresentare lo stimolo per altre esperienze per lo spirito.

Massaggio sensitivo gestaltico

Massaggio sensitivo
Massaggio sensitivo

Il Massaggio Californiano viene anche definito come massaggio sensitivo gestaltico: massaggio, perché racchiude in sé tutte le manovre e le tecniche di base; sensitivo, in quanto riporta al risveglio dei sensi ed è caratterizzato da manovre dolci e avvolgenti, che trasportano la persona in un’atmosfera di accoglienza, che la fa sentire più amata e accettata e che le dona nuova fiducia in sé; gestaltico, perché comprende movimenti fluidi, che abbracciano costantemente la persona.
L’uso del termine Gestalt indica che è un massaggio che risveglia la percezione del corpo come unità, aiutando a superare la sensazione di frammentazione e favorendo l’armonia fra le varie parti.
Quando si esegue tale tipo di massaggio, bisogna far attenzione a due cose: all’ambiente in cui si riceve il massaggio e alla sua tecnica di esecuzione.
L’ambiente. Deve essere molto accogliente e con luce soffusa di colore tenue; nella stanza devono essere accese candele e incensi alla cannella o alla vaniglia, così da creare una atmosfera calda; questo tipo di massaggio si effettua con abbondante olio da massaggio e con aggiunta di qualche goccia di olio essenziale di cannella, che ha un effetto tonificante sul sistema nervoso, combattendo depressione e tristezza.
La tecnica. Le manualità sono tese tutte a creare distensione, rilassamento e benessere, ma molti altri sono gli effetti prodotti da questo tipo di massaggio:

  • ammorbidisce le rigidità;
  • ricrea la sensazione di accudimento, che si riceve da bambini;
  • elimina i blocchi che condizionano l’aspetto estetico e relazionale della persona;
  • dona senso di unità e completezza, grazie ai movimenti lunghi e lenti;
  • fa raggiungere una più ampia consapevolezza del proprio corpo, facendolo sentire attraverso le mani e le manovre avvolgenti dell’operatore.

La tecnica consiste nell’avvolgere e modellare il corpo nella sua totalità, alternando movimenti fluidi, leggeri, lenti, armoniosi, ritmici, dolci e molto estesi: è come se le mani eseguissero una coreografia armoniosa sul corpo.
Il massaggio viene eseguito con oli profumati che permettono di rendere i gesti più scorrevoli, dando una straordinaria sensazione di benessere, di completezza, di gioia e di calma.
Le mani dell’operatore sono sempre a contatto con il corpo di chi riceve il massaggio e si muovono ad un ritmo lento e sincronizzato con il respiro.
Tecnicamente si avvalgono della più completa gamma di manipolazioni che esista: sfioramento, trazione, vibrazione, impastamento, pressione locale, pressione scivolata, torsione, frizione, cullamento, allungamento, becco d’anatra, scollamento.
I gesti del Californiano sono studiati per trasmettere energia alla persona che riceve.

Massaggio californiano benefici e controindicazioni

Massaggio Californiano benefici
Massaggio Californiano benefici e controindicazioni

I benefici del massaggio Californiano interessano sia la sfera fisica che quella psicologica.
Uno dei punti di forza sta nel fatto che le sensazioni benefiche di questa tecnica si irradiano immediatamente nel corpo.
L’obiettivo principale è far ritrovare il proprio equilibrio alla persona che si sottopone al massaggio, entrando in pieno contatto con sé stessa. Per questo motivo, questo massaggio è definito anche emozionale.
Il massaggio Californiano è rivolto a tutti coloro che vogliano mantenere armonia e benessere di mente e corpo, ma può essere anche un valido supporto in caso di disturbi particolari:

  • depressione: il massaggio agisce sul sistema nervoso eliminando lo stress e infonde benessere a tutto il corpo, viene infatti consigliato a chi soffre di attacchi di panico e depressione grazie ai movimenti rilassanti che influiscono sul sistema nervoso;
  • anoressia-bulimia: agisce sull’autostima, dando una maggiore consapevolezza del proprio corpo e del proprio spirito, rende le persone più sicure nell’affrontare le difficoltà che la vita presenta e migliora la capacità di ascolto, importante per l’integrazione dell’individuo nella società;
  • insonnia: agisce sullo stato psichico, eliminando le tensioni nervose e migliorando notevolmente questa problematica;
  • asma-bronchite: combinato con oli essenziali di salvia, migliora l’afflusso di ossigeno nei polmoni.

Inoltre, si registra un miglioramento della qualità della pelle, in quanto il massaggio favorisce la formazione di nuovi tessuti, grazie all’eliminazione delle cellule morte.
A livello fisico:

  • stimola il corretto funzionamento del sistema linfatico e circolatorio;
  • favorisce la digestione e l’eliminazione delle tossine;
  • riduce le tensioni muscolari;
  • rende la pelle più elastica e idratata;
  • favorisce la perdita di peso e combatte la cellulite.

A livello emozionale:

  • riequilibra il sistema nervoso;
  • aiuta a ristabilire un contatto positivo con il proprio corpo;
  • ridimensiona ansie e tensioni;
  • aumenta l’autostima e la fiducia in sé stessi;
  • aiuta a combattere attacchi di panico.

D’altra parte, il massaggio californiano è controindicato in caso di: febbre o influenza in fase acuta, problemi cardiaci gravi, diarrea, vomito, micosi o malattie cutanee infettive, flebiti acute, infiammazioni cutanee evidenti, bruciature.
Allora? Cosa ne pensate? Perché non concedervi un momento per rimettervi in contatto con il vostro essere?

Mal di testa? Ecco qualcosa da sapere

Mal di testa? Ecco qualcosa da sapere

Il mal di testa è una sensazione di oppressione all’altezza delle tempie, che può arrivare a pregiudicare la giornata, condizionando la rapidità di azioni e decisioni.

Il termine scientifico di ciò che viene comunemente indicato come mal di testa è cefalea, ma occorre di volta in volta individuarne i sintomi per poter classificare questo disturbo.
L’International Headache Society ha identificato 13 forme principali di mal di testa con oltre 150 sottocategorie e distinguibili in due grandi famiglie:

  • Le cefalee primarie: sono quelle forme in cui il mal di testa rappresenta una malattia vera e propria, diventando un disturbo e non legato ad altre patologie. Queste possono essere considerate patologie benigne, in quanto non causano deficit neurologici permanenti e non mettono il paziente in pericolo di vita, ma possono essere disabilitanti al punto da compromettere gravemente la qualità della vita. Le più comuni cefalee primarie sono:
    • Emicrania, con o senz’aura, episodica o cronica: sono riconosciuti sei tipi di emicrania, ma sono due le forme più diffuse:
      • Emicrania senz’aura: caratterizzata da ricorrenti attacchi di dolore, spesso da un solo lato del capo o del collo; il dolore è di tipo pulsante, come un martello che batte, può iniziare in qualsiasi momento della giornata e diramarsi da entrambi i lati o alternandosi. Molte volte il dolore è così forte da impedire tutte le attività lavorative, costringendo il paziente a mettersi a letto al buio e senza rumori. Questo dolore può durare anche 2-3 giorni e può essere accompagnato da vari disturbi: fotofobia, ossia il fastidio alla luce; fonofobia, ossia il fastidio ai suoni; osmofobia, ossia il fastodio agli odori; brividi, pallore e debolezza;
      • Emicrania con aura: il dolore è preceduto o accompagnato da un sintomo neurologico, come formicolio o alterazioni visive, completamente reversibili e di breve durata; rispetto alla tipologia senz’aura, gli attacchi sono meno frequenti, con un andamento irregolare. I sintomi più frequenti sono: annebbiamento della vista, lampi o bagliori colorati a zigzag e visione deformata degli oggetti;
    • Cefalea di tipo tensivo, episodica o cronica: caratterizzata da un dolore cupo e persistente, come un senso di oppressione o pesantezza e spesso descritta come un cerchio alla testa; la sua comparsa o intensità è influenzata da stress emotivi, ansia e depressione, abuso di farmaci, disturbi mandibolari e cattiva postura; generalmente dura 4-6 ore, ma può anche manifestarsi per pochi minuti, per un giorno intero, cominciando al mattino, aumentando lentamente nel corso della giornata, fino a scomparire la sera, o anche per diversi giorni o mesi, sotto forma di un dolore subcontinuo nelle forme croniche; in casi più rari, il disturbo si protrai per anni;
    • Cefalea a grappolo, episodica o cronica: è uno dei tipi di cefalea più dolorosi in assoluto e si manifesta con attacchi di dolore acuto, che colpiscono un lato della testa, spesso nella zona intorno all’occhio; una delle particolarità della cefalea a grappolo è il fatto che gli attacchi si ripetono ciclicamente seguendo sempre lo stesso schema e dando luogo ai cosiddetti “grappoli” o cluster; la sua comparsa o intensità possono essere influenzati dall’assunzione di alcool, alterazione dei ritmi personali o stanchezza;
  • Le cefalee secondarie: sono quelle in cui il mal di testa è il sintomo di un preciso disturbo sottostante, come ipertensione arteriosa, artrosi cervicale, allergie o, in casi gravi, tumori cervicali.

Cefalea ortostatica

Cefalea ortostatica
Cefalea ortostatica

Vittima anche George Clooney, la cefalea ortostatica è un particolare dolore alla testa, che compare quando si sta in posizione eretta; in greco, appunto, “orto” significa diritto. Il dolore si attenua o svanisce quando ci si sdraia.
Questo tipo di mal di testa è stato diagnosticato per la prima volta ad inizio anni Novanta e, ad oggi, colpisce circa 5 persone su 10mila.
La cefalea ortostatica si sviluppa a causa della perdita o della riduzione di quantità del liquor cerebrospinale all’interno della teca cranica. Questa sostanza protegge il midollo spinale e il cervello.
Ci sono diversi tipi di cefalea: primario, quando sorge spontaneamente a causa della debolezza congenita della membrana durale o in seguito a forte tosse, una caduta o un colpo di frusta, cioè piccoli traumi capaci di far diminuire la pressione del liquor; secondario, nel 30% dei casi circa, quando compare in seguito a puntura lombare o ad altri interventi chirurgici.
Nella maggior parte dei casi, la cefalea ortostatica si risolve spontaneamente con un lungo riposo; mentre in altri, può essere necessario ricorrere a trattamenti quali l’iper-idratazione, la caffeina, la teofillina o gli steroidi. Tuttavia, l’unica cura davvero efficace è il Blood Patch, una sorta di tappo, che viene introdotto con un’iniezione in anestesia locale, nello spazio epidurale del midollo per bloccare il gocciolamento del liquido cerebrospinale.
Tutte le cefalee primarie possono evolvere in una forma cronica: a soffrirne è una fetta della popolazione adulta, dal 3% al 5%, che accusa la presenza di dolore per circa 15 giorni al mese, per almeno tre mesi.
Mal di testa cause
Mal di testa cause
Mal di testa: ecco alcuni fattori

Possono essere implicati diversi fattori, fra i quali: ipertensione arteriosa, allergie, asma, artrite, diabete, obesità, disturbi del sonno.
Il più importante fattore è rappresentato dall’uso molto frequente di farmaci per il mal di testa.
La possibilità che la cefalea abbia una causa iatrogena va presa in attenta considerazione: infatti, i dati disponibili suggeriscono che l’uso eccessivo di antiemicranici, sia da banco che da prescrizione, può in realtà peggiorare e perpetuare il mal di testa, causando la cosiddetta cefalea da abuso di farmaci.
L’importanza clinica di questo problema viene confermata dal numero rilevante di studi che riportano una significativa riduzione della frequenza di comparsa e della gravità della cefalea in seguito alla sospensione dei farmaci analgesici e antiemicranici.
Il processo di cronicizzazione comporta gravi conseguenze e gravi effetti collaterali, come gastrite, disturbi circolatori, danni al fegato e ai reni, ma anche difficoltà nella gestione terapeutica, in quanto tutti i trattamenti diventano meno efficaci, al punto che in alcuni casi bisogna addirittura ricorrere all’intervento chirurgico, come nella cefalea a grappolo cronica farmaco-resistente.
Cefalea notturna
Cefalea notturna
Cefalea notturna

I pazienti con emicrania possono presentare alcuni disordini primari del sonno che peggiorano ulteriormente la qualità del sonno: la sindrome delle gambe senza riposo e quella delle apnee ostruttive nell’adulto; sogni terrifici o sonnambulismo nel bambino, per i quali si rinvia ad un approfondimento più specifico sul mal di testa nei bambini.
Esiste, infatti, una stretta correlazione tra la ridotta qualità del sonno e l’aumento della frequenza di mal di testa.
Uno squilibrio del ciclo sonno-veglia può comportare una mancanza di sonno e può esse essere dovuto a:

  • condizioni mediche, come disturbi d’ansia, depressione, dolori osteoarticolari;
  • abitudini di vita, come restare a lungo svegli nelle ore notturne per leggere, guardare la TV o giocare ai videogames;
  • eventi di vita sociale e familiare o motivi di lavoro/ studio o jet-leg.

In tutto questi casi, possono svilupparsi problemi nel paziente affetto da emicrania o cefalea tensiva.
All’opposto, comportamenti più tipici del weekend o di una vacanza, quali dormire più a lungo, fare un breve sonnellino pomeridiano o restare a letto a sonnecchiare, possono facilmente scatenare un attacco di emicrania.
Ne consegue che mantenere abitudini di sonno regolari e non dormire oltre il necessario è molto vantaggioso soprattutto per chi soffre di emicrania.

La colonna vertebrale: struttura e patologie

La colonna vertebrale: struttura e patologie

Chiamata anche spina dorsale, la colonna vertebrale è una delle strutture più robuste del nostro corpo e svolge numerosi e importanti compiti:

  • stabilità: sostiene il tronco e consente il corretto movimento degli arti;
  • mobilità: permette gli spostamenti del tronco e della testa;
  • contenimento: protegge il midollo spinale.

Per comprendere cosa sia un’ernia discale si deve prima di tutto conoscere la struttura anatomica della colonna vertebrale.
Ma quante sono le vertebre?
La nostra spina dorsale è costituita da 32-33 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche e 5 lombari, 5 sacrali e 3-4 coccigee). Ogni vertebra è numerata partendo dall’alto verso il basso, con un numero crescente, per cui abbiamo: le vertebre cervicali da C1 a C7, le vertebre toraciche da T1 a T12, le vertebre lombari da L1 a L5, le vertebre sacrali dalla S1.
L’ultima vertebra lombare è denominata L5 ed è posta sopra la prima vertebra dell’osso sacro, denominata S1.
Tra una vertebra e l’altra, sono interposti dei cuscinetti morbidi, i dischi intervertebrali, denominati in base al numero e alla sede della vertebra soprastante e di quella sottostante. Ad esempio, il disco C4-C5 è il disco compreso tra la quarta e la quinta vertebra cervicale, mentre il disco compreso tra la quarta e la quinta vertebra lombare è il disco L4-L5.
Nella maggior parte dei casi, l’ernia del disco si verifica nella regione lombare, con un’incidenza del 95% in L4-L5 e L5-S1; seguita dalla regione cervicale, il più delle volte C5-C6, C6-C7; poi ci sono le ernie toraciche, solo nello 0,15%/4,0% dei casi, ciò perché in questa zona i dischi sono molto stabili.

Ernia del Disco
Ernia del Disco

Per queste differenze, la colonna vertebrale può essere distinta in 4 parti:
Colonna Vertebrale
Curve Colonna Vertebrale. Foto schienasana.com

  • lordosi cervicale, composta da 7 vertebre cervicali;
  • cifosi dorsale, composta da 12 vertebre toraciche;
  • lordosi lombare, composta da 5 vertebre lombari;
  • curva sacrale, composta da 9-10 vertebre sacro-coccigee.

La sovrapposizione delle vertebre forma un canale chiuso, dentro il quale è contenuto il midollo spinale, importante struttura nervosa da cui partono i nervi, che raggiungono diversi organi del corpo tra cui gli arti superiori ed inferiori.
Le vertebre sono separate tra di loro da dischi intervertebrali, una struttura composta da una parte centrale di forma sferica, che contiene una sostanza gelatinosa, chiamata nucleo polposo, composta per l’88% circa da acqua, percentuale che negli anziani scende sotto il 70%. Il nucleo polposo è poi circondato da un anello, formato da una serie di fasci fibrosi concentrici, che impedisce alle forze gravanti sulla colonna di causare la fuoriuscita del nucleo.

Nucleo Polposo
Nucleo Polposo

Durante le varie sollecitazioni vertebrali, il nucleo polposo funge da ammortizzatore, distribuendo i carichi in modo omogeneo sull’anello fibroso. Queste continue compressioni riducono il suo contenuto idrico, per cui si disidrata e perde spessore.
Durante la notte, non subendo forze rilevanti, i nuclei polposi si reidratano e riacquistano lo spessore originale.
Se gli sforzi esercitati sulla colonna sono notevoli e ripetuti, invece, il disco va incontro ad un rapido processo di invecchiamento e degenerazione, che può portare a:

  • discopatia: una riduzione dello spazio tra due vertebre, con conseguente schiacciamento del disco intervertebrale;
  • ernia: una fuoriuscita di una parte del nucleo, dovuto allo schiacciamento del disco, con conseguente compressione delle terminazioni nervose.

Discopatia e Ernia
Discopatia e Ernia

La discopatia
La discopatia è un’alterazione del disco intervertebrale, che normalmente funge da ammortizzatore e permette di flettere ed estendere la colonna vertebrale. Quando il disco va incontro a fenomeni degenerativi, inizia a indebolirsi e a consumarsi, perdendo spessore e funzionalità.
Il fenomeno è facilmente visibile anche sulle radiografie, perché si riduce sensibilmente lo spazio tra le due vertebre. Per questo spesso si parla erroneamente di “schiacciamento delle vertebre”: in realtà, a schiacciarsi è il disco e ciò provoca il dolore, in quanto il disco perde la sua capacità di ammortizzare i carichi delle vertebre, si deforma e invade spazi non dovuti, toccando le radici nervose.
Discopatia
Discopatia

L’ernia del disco
L’ernia del disco, o ernia discale, consiste nella fuoriuscita di una parte del nucleo polposo del disco intervertebrale, tale da entrare in contatto e comprimere le terminazioni nervose, che si trovano lungo il canale spinale della colonna vertebrale generando dolore.
L’ernia che si viene a formare può coinvolgere qualsiasi area della colonna vertebrale, ma è normalmente la zona lombare a essere maggiormente colpita.
Il dolore inizia quando le terminazioni nervose ricevono delle stimolazioni sensitive abnormi, che il cervello interpreta come dolore. In risposta al dolore, la muscolatura lombare cerca di proteggere la colonna vertebrale, inducendo una contrattura muscolare, che rende l’area interessata immobile.
Ernia del Disco
Ernia del Disco

Le cause del dolore lombare possono essere individuate in:

  • Cattiva postura;
  • Mancanza di esercizio;
  • Aumento di peso;
  • Distorsione legamentosa;
  • Ernia del disco;
  • Osteoartrosi;
  • Stress, tensioni e problemi emotivi;
  • Cause eterogenee.

Ecco allora quanto sia fondamentale intervenire in tempo e assumere posture e abitudini corrette, in modo da evitare l’insorgere di tali patologie.

Mal di schiena: patologie, cause e rimedi

Mal di schiena: patologie, cause e rimedi

Definito anche “rachialgia”, il mal di schiena è una delle più comuni patologie: ad oggi, affligge oltre 15 milioni di persone in Italia ed è la prima causa di assenteismo dal posto di lavoro.

Molto spesso neanche la metà delle persone che soffrono di mal di schiena si rivolge ad un medico, in particolare perché non hanno tempo per dedicarvisi: molti rimandano costantemente il massaggio e solo quando diventa cronico iniziano a pensare di rivolgersi al medico o ad un massoterapista.
Patologia tanto diffusa quindi, ma della quale molte persone sanno davvero poco.
Pochi sapranno che il comune “mal di schiena”, in realtà ha tanti nomi, a seconda della zona interessata.

Sciatalgia

Sciatalgia
Sciatalgia o detta anche sciatica

Si parla di sciatalgia, la cosiddetta “sciatica”, quando il mal di schiena è localizzato nella zona lombo-sacrale.
La sciatalgia è considerata una patologia o condizione medica a sé stante, sintomo importante spesso riconducibile ad un’infiammazione del nervo sciatico, che parte dalla zona lombosacrale, passa dai glutei, scende lungo la fascia posteriore della coscia e arriva al piede attraversando il polpaccio.
Questa patologia porta ad avere problemi nella deambulazione, in particolare diventa difficile l’appoggio dell’arto su una zona piana.
Distinguiamo la sciatalgia a seconda che sia:
sciatalgia acuta, che si può avere in seguito ad un trauma, uno sforzo eccessivo, un colpo di freddo o una gravidanza avanzata, quando nel corso dei mesi l’utero si ingrossa e inizia a premere sui nervi del bacino;
sciatalgia cronica, può essere provocata da un’ernia al disco, da una deviazione della colonna vertebrale, da problemi metabolici, come il diabete, o anche da problemi circolatori.

Cervicalgia

Cervicalgia
Cervicalgia

Quando si parla di cervicalgia, si fa riferimento ad una problematica localizzata tra la prima e la settima vertebra cervicale, che è accompagnata dai nervi che presiedono il movimento dei muscoli superiori, che vanno dalla spalla fino alle braccia e alle mani.
Anche questa può manifestarsi in fase acuta o cronica: nella prima fase, si manifesta come un forte dolore improvviso, come il torcicollo, accompagnato da senso di nausea; nella fase cronica, risulta difficile il movimento di rotazione del capo verso l’alto e all’indietro. Quelli dovuti alla cervicalgia possono consistere in dolori che si manifestano ad intermittenza o anche dopo lunghi periodi di assenza. Problema comune per chi soffre di cervicalgia è la manifestazione di problemi nel tratto cervicale in coincidenza con un repentino cambio di tempo.

Lombalgia

Lombalgia
Lombalgia

La lombalgia è la patologia che interessa il tratto lombare.
Questo presenta vertebre molto robuste e costituisce il sostegno di tutta la colonna vertebrale, rivestendo una funzione essenziale nel garantire tutto l’equilibrio del corpo e favorendo il movimento della parte trocanterica, quindi del bacino.
La lombalgia si manifesta in: fase acuta, produce la sensazione di uno strappo violento e di intensità tale da rendere impossibile il recupero della posizione eretta, per intenderci si tratta del cosiddetto “colpo della strega” e può derivare anche dal semplice atto di chinarsi e raccogliere una carta da terra; fase cronica, dovuta ad un’eccessiva sedentarietà, con dolore persistente, che erroneamente si tende ad attenuare assumendo particolari posizioni scorrette e può derivare dal sollevamento di pesi in modo errato, da scarpe inadatte o dai comuni errori in palestra.

Dorsalgia

Dorsalgia
Dorsalgia

Altre volte si parla invece di dorsalgia, quindi di una patologia che interessa il tratto dorsale, ossia quella parte in cui si articolano le costole e si inseriscono alcuni fasci del diaframma.
In questi casi, si può verificare un importante problema di respirazione, in quanto la colonna dorsale consente i movimenti di estensione, rotazione e flessione della schiena.
Inoltre, se la patologia interessa la zona delle scapole, si avranno problemi di apertura, chiusura o estensione delle braccia in avanti, mentre se ad essere interessata è la parte sotto le scapole, vengono ostacolati i movimenti di flessione e rotazione del busto insieme alla respirazione profonda.

Cause mal di schiena

Le principali e più comuni cause del mal di schiena sono: cattiva postura, mancanza di esercizio fisico, aumento di peso, distorsione legamentosa, ernia del disco, osteoartrosi, stress, tensione e problemi emotivi.

Cause mal di schiena
Cause mal di schiena

Per la verità, le cause del mal di schiena sono molto eterogenee:

  • Eccessiva sedentarietà. Nei soggetti che trascorrono molto tempo seduti, i muscoli che sorreggono la spina dorsale finiscono per diventare inattivi e con il tempo si indeboliscono; è per questo che è consigliato l’utilizzo di un cuscino dietro la zona lombosacrale quando si è seduti. In alternativa, come valida prevenzione, è sufficiente alzarsi dalla sedia e fare una camminata all’incirca ogni 50-60 minuti di inattività;
  • Sollevamento dei pesi in modo errato. Il classico esempio di sollevamento errato è quello di piegarsi in avanti con le ginocchia bloccate e la schiena dritta per alzare un grosso peso, procurando così un grosso trauma per la colonna vertebrale. È piuttosto consigliato piegare le ginocchia, mantenere il carico vicino al corpo e sollevarlo usando la forza delle gambe e degli addominali;
  • Scarpe inadatte. Soprattutto nel caso delle donne, indossare un paio di scarpe inadatte può fare più danni di quanto si pensi e contribuire ad incrementare notevolmente lo sviluppo di problematiche a base posturale. Ad esempio, nel caso di scarpe con tacco alto, tutto il peso del corpo è spostato in avanti e la colonna vertebrale ne subisce le conseguenze, mentre nel caso di scarpe con la punta, queste imprigionano il piede, impedendogli di svolgere correttamente la sua funzione;
  • Errori in palestra. Spesso, chi va in palestra e alza determinati pesi, lo fa senza la guida di un istruttore o di un personal trainer. In questo modo, compiono errori banali, ma con ricadute sulla schiena che possono essere più o meno gravi.

Troppo spesso, chi riscontra l’insorgere di una delle patologie indicate, non si cura o lo fa solo con l’assunzione di medicine o limitandosi ad una terapia.
In realtà, è fondamentale ricorrere ad un massaggio decontratturante, ossia un mix di tecniche e manovre, che portano ad alleviare il mal di schiena, intervenendo sulle zone critiche in modo da sciogliere le contratture e stimolare la circolazione sanguigna, attraverso la manipolazione dei tessuti che si trovano più in profondità, quali il tessuto connettivo e il tessuto muscolare.
Il massaggio decontratturante è particolarmente indicato per coloro che hanno problemi di rigidità, dovuta alla perdita di elasticità dei muscoli, o per chi abbia problemi di dolori muscolari, in conseguenza di contusioni, stanchezza generale, contratture anche involontarie, blocco articolare, pesantezza localizzata nello stomaco, che causa una digestione più lenta, e ansia, come stato di malessere generale causato dall’angoscia.

Esercizi per il mal di schiena

Oltre al ricorrere ad un massoterapista competente, se vi state chiedendo come curare il mal di schiena e soprattutto come far passare il mal di schiena, sappiate che ci sono alcuni esercizi che potete eseguire comodamente anche da casa vostra.
Espirare e appiattire il tratto lombare contro il tappetino, portando in contrazione il tratto addominale. Ispirare durante il rilascio.

Esercizi mal di schiena tratto lombare
Esercizi mal di schiena: respirazione

Afferrare in modo alternato le ginocchia con le mani e portarle al petto espirando. Ispirare mentre cambiate gamba.
Esercizio mal di schiena
Esercizio mal di schiena: afferrare in modo alternato le ginocchia

Supini con le gambe piegate, portare le mani dietro la nuca e sollevare la testa, avvicinando il mento allo sterno e mantenendo la posizione per almeno 8 secondi. Ritornare nella posizione iniziale.
Rimedi mal di schiena
Rimedi mal di schiena: Supini con le gambe piegate

Afferrare le ginocchia con le mani portandole al petto ed espirare. Ispirare durante il rilascio.
Posizioni per mal di schiena
In posizione supina, piegare le gambe e spingere il bacino vero l’alto, espirando.
Mal di schiena ecco alcuni rimedi
In quadrupedia, portare il bacino sui talloni espirando e restare in questa posizione per circa 15 secondi. Ritornare in quadrupedia inspirando.
Esercizio per il mal di schiena in quadrupedia
Esercizio per il mal di schiena in quadrupedia

In quadrupedia, curvare la colonna espirando, quindi inarcare la colonna inspirando. Eseguire il movimento lentamente.
Esercizi schiena
Esercizi schiena

In posizione supina, con le gambe piegate e le braccia in fuori, portare le gambe verso destra e la testa verso sinistra. Effettuare 5 respirazioni complete ed eseguire l’esercizio dall’altro lato.
Esercizio in posizione supina
Esercizio in posizione supina

Foto di Paolo De Novi
Modella: Gianna Iannuzziello

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