Come fare un massaggio: tecniche e tipologie

Come fare un massaggio: tecniche e tipologie

Che siate neofiti, completamente esterni al mondo dei massaggi, o già operatori del settore, oggi, vedremo insieme come fare un massaggio e come muovere i primi passi lungo questo affascinante percorso.

Il discorso è rivolto a coloro che vogliano approcciarsi ad un mondo più rilassante e olistico, oltre che ai massaggi di tipo più scolastico, e, in particolare, a tutte quelle persone che lavorano in spa e centri benessere.

In questi casi, per quanto riguarda il percorso da fare, il primo consiglio è quello di assumere da subito le nozioni base di massaggio, quindi il classico massaggio svedese.

Il massaggio svedese, infatti, insegna ad eseguire tutte le manovre step by step per completare un massaggio.

In questo modo, si impara a capire la differenza tra le diverse manovre e tecniche di massaggio, come effleurage, torsione, prettissage, impastamento e frizione e, in base a queste differenze, si impara a ricollegare ad ogni tipo di manovra un diverso effetto sul corpo.

Ad esempio, se si vuole ottenere un effetto drenante in una parte specifica del corpo, non si esegue una pressione, ma una spinta massima, ricorrendo al linfodrenaggio, quindi alla tecnica del massaggio linfodrenante. Diversamente, nel massaggio sportivo si manipola il corpo a fondo, utilizzando manovre prettamente finalizzate a massaggiare, a rilassare o a preparare la parte muscolare fino in profondità.

La cosa importante nell’imparare come fare i massaggi è capire cosa si vuole ottenere come risultato finale: i clienti che vi troverete di fronte, infatti, avranno esigenze o problematiche diverse tra loro.

Molte persone, ad esempio, amano fare i massaggi e si avvicinano alla sua componente olistica: sono coloro che richiedono un massaggio rilassante, un massaggio lomi lomi, un massaggio californiano, l’hot stone massage o il bamboo massage.

Ancora, ci sono coloro che amano un massaggio più tecnico, quali quelli di riflessologia plantare, il bamboo, il cupping, il decontratturante schiena, il linfodrenaggio Vodder e il taping

Si deve pensare all’insieme di massaggi come ad una famiglia vasta: ogni massaggio ha un suo ramo, tra cui quello dei massaggi rilassanti, dei massaggi sportivi, dei massaggi estetici o quello comprensivo di tutti quei massaggi che cercano di risolvere e di non accentuare la problematica del cliente. 

All’ambito dei massaggi estetici, ad esempio, si rivolgono tutti coloro che hanno problemi di cellulite, di caviglie e gambe gonfie, di addome gonfio ecc.

La famiglia dei massaggi tecnici, invece, è quella a cui si affida il cliente che voglia avere un risultato anche immediato in problematiche come quelle relative a contratture muscolari, cervicalgia, dorsalgia, lombalgia o sciatalgia. In questo caso, si tratta di soggetti che presentano un deficit specifico per il quale il massaggio classico non può funzionare. 

I massaggi rilassanti sono quelli dedicati a quelle persone che si recano in un centro estetico e che amano la fase del rilassamento, magari perché non hanno mai tempo da dedicare a sé stesse, perché sono sotto stress o perché, soprattutto in questo periodo di Covid, presentano problematiche legate alla depressione e alla non accettazione dell’ambiente esterno. In questi casi, i massaggi lomi lomi, hot stone e californiano sono la soluzione ideale. 

In generale, quando si vuole imparare come fare un massaggio, il consiglio è quello di non limitarsi a seguire corsi qualunque per apprendere la tecnica: prima di tutto, si deve capire chi sia il docente, quali siano i suoi pregressi, quale sia stata la sua carriera professionale.

Evitate di improvvisarvi e di affidarvi ad una persona che sia appena uscita da una scuola, che non abbia esperienza in materia o che presenti un corso per imparare a fare massaggi come economicamente più vantaggioso rispetto ad altri. 

Ci si deve rivolgere a persone che abbiano un’esperienza forte in questo settore, che svolgano il ruolo di formatori da tanti anni e che abbiano un’esperienza e un bagaglio culturale completamente diversi. 

Inoltre, è importante seguire un percorso accademico che porti un risultato a 360 gradi, perché ci si può trovare ad avere a che fare con un cliente che abbia bisogno di rilassamento e, subito dopo nel secondo massaggio, di un’altra tipologia di trattamento.

Dunque, l’ultimo consiglio è quello di conoscere quante più tecniche possibile del massaggio: più tecniche si apprendono, più si ha la possibilità e la libertà di spaziare sul cliente.

Coppettazione statica: la magia della cupping therapy

Coppettazione statica: la magia della cupping therapy

La cupping therapy o coppettazione è una tecnica molto efficace e sicura, spesso utilizzata come ausilio al massaggio per potenziarne l’effetto terapeutico. 

Questa tecnica risale alla medicina tradizionale cinese, ma, nel corso degli anni e attraverso vari studi e ricerche scientifiche, è stata integrata nei metodi terapeutici classici occidentali per trattare le più comuni problematiche muscolo-scheletriche. 

Molti sono venuti a conoscenza di questa tecnica in occasione delle Olimpiadi brasiliane, nel corso delle quali molti atleti, tra cui il campione di nuoto Michael Phelps, si sono sottoposti a questo trattamento per migliorare la propria performance sportiva. 

Questo trattamento è molto richiesto anche dalle star di Hollywood, come Lena Dunham, Victoria Beckham, Gwyneth Paltrow, Lady Gaga, Jennifer Aniston e tante altre.

Non si tratta solo di un trend del momento, ma è riconosciuto per la sua notevole efficacia contro una serie di problematiche muscolari. 

La coppettazione tradizionale cinese utilizza coppette in vetro per creare l’effetto vacuum, ossia di aspirazione: tramite l’utilizzo di una fiamma, si toglie l’ossigeno dalla coppetta, creando l’effetto di vuoto.

Oggi, la tecnica della cupping therapy si è modernizzata e si ricorre a coppette in plastica con la possibilità di regolare l’aspirazione in modo da adattarsi al dolore e alla sensibilità della cute del soggetto.

Il sollievo dal dolore ottenuto con la cupping therapy si basa sulla teoria del meccanismo neurale, secondo la quale l’analgesia provocata è data dalla stimolazione muscolare.

Coppettazione effetti benefici

La cupping therapy:

  • Stimola la circolazione di energia e sangue nell’area trattata;
  • Facilita la circolazione linfatica e il drenaggio dei liquidi;
  • Facilita lo smaltimento dei cataboliti dati dallo sforzo muscolare;
  • Aiuta a sciogliere le tensioni muscolari da sforzo;
  • Riduce lo stress e il dolore dato dal rilascio di endorfine;
  • Migliora del ROM articolare dato da un aumento di elasticità dei tessuti;
  • Migliora i movimenti peristaltici e la secrezione dei fluidi digestivi;
  • L’applicazione consiste nel posizionamento delle coppette sull’area interessata sia in maniera dinamica che in maniera statica.

Le tempistiche della cupping therapy possono variare a seconda della sensibilità della cute e della sintomatologia dolorosa riportata dal soggetto. 

Questa tecnica produce segni del tutto innocui, che, in base alla sofferenza dei tessuti, possono avere una colorazione e una durata variabile: basti pensare che il colore può andare da un rosso ad un viola intenso e che la durata dei segni oscilla tra 3/5 giorni fino a due settimane.


In questa foto, è possibile vedere l’applicazione statica di 75 ampolle di vetro, effettuata su una paziente in modo da facilitare l’apporto di ossigeno nei tessuti sottostanti richiamando il sangue in superficie. 

Se anche voi siete affascinati da questa antichissima tecnica, potete iscrivervi ai prossimi corsi di formazione o provare un trattamento personalizzato.

Un grazie particolare va a Clorinda, Francesca, Federica, Fabiana, Marzia, Sofia, Camilla e Miriana per questo bellissimo lavoro statico all’interno di un corso di formazione a Lecce presso la scuola Alfea.

Postura corretta nel massaggio: qual è la tua

Postura corretta nel massaggio: qual è la tua?

La postura corretta durante il massaggio è un elemento fondamentale per ottenere la massima pressione con il minimo sforzo fisico e per evitare infortuni. 

In tutti i corsi che svolgo per la formazione di futuri massaggiatori, noto che questi assumono posizioni involontarie e una postura scorretta, che portano a sbilanciare l’asse del corpo.

Tra le posizioni erronee più frequenti, riscontro:

  • Chiusura degli omeri;
  • Testa e collo eccessivamente bassi;
  • Zona trocanterica extra ruotata;
  • Braccia rigide;
  • Gambe completamente diritte.

Chi è alla prima esperienza in questo bellissimo mondo, si concentra sull’apprendimento della tecnica, trascurando la parte più importante, ovvero la posizione del proprio corpo.

Perché è importante la postura del massaggiatore?

La postura che il massaggiatore assume durante l’esecuzione del massaggio è importante per una serie di motivi:

  • In primis, grazie al “gioco delle leve”, si può effettuare uno sforzo pari a zero pur esercitando una spinta massima;
  • Si possono evitare problemi di stanchezza generalizzata, mal di schiena e mal di gambe;
  • Si riduce il rischio di problemi fisici in futuro, come tunnel carpale, epicondilite ecc.

Postura definizione

Le definizioni studiate per chiarire il concetto di postura sono numerose. 

Una di queste identifica la postura come la posizione del corpo umano nello spazio e la relativa relazione tra i segmenti corporei: mantenere una corretta postura significa adottare la posizione del corpo più idonea allo spazio che ci circonda, attivando le funzioni antigravitarie del corpo con il minor dispendio energetico possibile e cercando di assumere un equilibrio ottimale in base agli stimoli ambientali e alla risposta generata dal corpo. 

Nella postura che si adotta, intervengono diversi fattori, che non ricoprono solo l’ambito fisico, tramite caratteristiche neurofisiologiche e biomeccaniche proprie dell’organismo. 

Altrettanto importanti, infatti, sono le componenti emotive, psicologiche e relazionali

La postura riflette il proprio vissuto, l’ambiente, gli stati d’animo che si vivono: lo stress e i momenti traumatici, così come le condizioni di appagamento e il rilassamento influiscono notevolmente sulla postura, sulla respirazione, sull’equilibrio biochimico del nostro corpo. 

È in questo modo che la postura si modifica continuamente.

Come avere una postura corretta?

Diversi sono gli studi in merito a quale sia la postura corretta da assumere: alcuni pensano che sia necessario un allineamento su piani paralleli dei diversi punti di repere (occhi, cingolo pelvico, ecc.), altri, invece, ritengono che sia più importante avere dei meccanismi posturali che interagiscano tra loro, per creare un sistema armonico e funzionale. 

Ciò che sappiamo con certezza è che non esiste una postura perfetta e che è impossibile il raggiungimento di una totale simmetria corporea. 

Basti pensare al fatto che gli organi sono dislocati nel nostro organismo in forma asimmetrica: il cuore è collocato leggermente a sinistra nel mediastino e genera una continua frequenza cardiaca che mantiene sempre il corpo in movimento; il fegato è posizionato a destra nel torace; il decorso dell’intestino.

La postura corretta può definirsi sinteticamente come la “deformazione coerente della gravità”. 

In altre parole, la corretta postura altro non è che la posizione più idonea del corpo nello spazio per attuare le funzioni anti gravitarie con il minor dispendio energetico sia in fase di deambulazione che in fase di stazionamento. Ad essa vengono a concorrere vari fattori: neurofisiologici, biomeccanici, emotivi, psicologici e relazionali.

È possibile mantenere una postura corretta?

È ovvio che durante le attività quotidiane non è possibile mantenere sempre una postura eretta, tuttavia si tratta pur sempre di attività che vanno necessariamente svolte e che non si possono evitare.

Ebbene, nel corso della giornata si assumono posizioni e si compiono gesti che sollecitano l’apparato muscolo scheletrico a volte in maniera anomala, esponendo a problemi anche importanti e di lunga durata. 

Inizialmente, l’organismo cerca di compensare e, successivamente, vedrà insorgere tutte le problematiche più comuni, quali cefalee, cervicalgie, nevralgie, difetti di masticazione, dorsalgie, lombalgie e altro, ma anche disturbi meno noti, tra i quali quelli della sfera psichica. 

La forza durate il massaggio

Erroneamente, si pensa che per ottenere una buona forza durante il massaggio bisogna utilizzare esclusivamente braccia e mani, mentre il resto il corpo debba restare passivo.

Il trucco che si cela dietro alla grande forza nel massaggio non è altro che una giusta postura data dal movimento di flessione e di estensione delle gambe e dalla rotazione di peso guidati dal bacino, che trasmetteranno la forza alle braccia, poi alle mani ed infine ai muscoli del cliente.

Un’attenzione particolare riguarda l’altezza del lettino:

  • Se è troppo basso, richiede lo spostamento del baricentro in avanti, amplificando la tensione sulla zona lombo-sacrale, e aumenta l’estensione angolare del polso, danneggiando e riducendo la forza di presa;
  • Se è troppo alto, riduce la flessione lombo-sacrale e regolarizza l’angolatura del polso.

Il consiglio è quello di provare con un lettino che arrivi a metà della propria altezza per poi regolarlo in base alla propria corporatura: sarà leggermente più alto, se si hanno le gambe lunghe o leggermente più basso, se si ha un busto lungo.

Conclusioni

Avere una buona postura non significa necessariamente mantenere una determinata posizione o sedersi per forza dritti. 

È un gesto atletico, che prevede movimenti diversi e che permette di muoversi e cambiare posizione velocemente e con il minimo sforzo, adattandosi alla circostanza occorrente, a seconda dell’ambiente. 

Esaminate tutti i punti che vi ho descritto precedentemente: ne trarrete sicuro giovamento a livello posturale.

Cellulite ginocchia: cause e rimedi

Cellulite ginocchia: cause e rimedi

La cellulite alle ginocchia è un problema e un inestetismo molto frequente, per il quale sono previsti rimedi specifici.

Prima di tutto, quella che noi conosciamo con il termine cellulite, in gergo medico, viene denominata pannicolopatia fibro-edematosa e, prima ancora di essere un inestetismo, è una patologia del sistema circolatorio, che, per vari motivi scatenanti, colpisce più facilmente le donne, soprattutto di razza bianca.

La cellulite è un’infiammazione del derma, sul quale sono presenti le cellule adipose che servono come riserva energetica per l’organismo.

Quando vi è un rallentamento del circolo venoso, le riserve di grasso, accumulate naturalmente dall’organismo, non vengono bruciate e ostruiscono i capillari, i quali iniziano a trattenere i liquidi all’interno dei tessuti.

Cellulite cause

La comparsa della cellulite è dovuta all’accumulo di grassi e di liquidi localizzati: quando presenti in grandi quantità, questi iniziano a spingere sui tessuti, creando il tipico effetto a buccia d’arancia. 

Se non trattata in tempo, la cellulite può causare dei danni anche gravi all’epidermide. Spesso, si riscontra questo tipo di inestetismo anche in donne magre o senza problemi di chili in eccesso. 

Le cause possono essere diverse, anche se l’inestetismo è facilmente associabile all’invecchiamento, all’esposizione solare, alla forza di gravità ed al movimento.

Cellulite ginocchia

Ma quali sono le cause che portano la cellulite in un posto così poco ipotizzabile come le ginocchia? 

Spesso, la cellulite sulle ginocchia è dovuta ad una questione di genetica o di fattori ormonali (estrogeni), che favoriscono la ritenzione idrica, creando così una conseguente infiammazione del tessuto adiposo.

Seguono a ruota lo stile di vita sedentario, una dieta troppo ricca di sale e una scarsa idratazione, ma anche una cattiva postura: stare per ore sedute ad una scrivania non aiuta la circolazione, soprattutto se si tengono le gambe accavallate. 

Cellulite ginocchia rimedi

Cellulite ginocchia esercizi

Al contrario di quanto si possa pensare, la corsa è sconsigliata, perché i continui impatti col terreno possono provocare piccole lacerazioni nel tessuto adiposo e peggiorare la situazione, mentre la camminata è ideale, in quanto migliora l’afflusso di sangue e di ossigeno ai tessuti interessati.

Ad esempio, potete provare a camminare con un adeguato plantare nelle scarpe, che potrebbe aiutarvi a ridurre il problema.

Inoltre, per un allenamento aerobico, potrebbero essere utili gli affondi e gli squat, che vanno a lavorare proprio sulle gambe e sulle ginocchia, favorendo il linfodrenaggio e contrastando la cellulite. 

In palestra, potete utilizzare la Leg Extension: questo macchinario è perfetto per richiamare sangue e ossigeno verso il quadricipite anteriore e per stimolare la microcircolazione.

Per migliorare la circolazione, la soluzione ideale è ricorrere ad un trattamento in istituto, come il linfodrenaggio con metodo Vodder, la pressoterapia oppure un massaggio tecnico, quale il cupping.

Asportazione chirurgica

L’asportazione chirurgica del grasso in eccesso è l’intervento più indicato per eliminare completamente questo in estetismo. 

Infatti, questa tecnica permette di intervenire localmente sull’accumulo di adipe e assicura un risultato definitivo, in quanto vengono asportati gli adipociti, ossia le cellule di grasso, per cui non sono più in grado di riprodursi. 

Si tratta di un intervento di precisione: rispetto ad altre parti del corpo, come la culotte de cheval o l’addome, in cui si lavora più sulla quantità del grasso da eliminare, nel caso delle ginocchia si deve far attenzione in modo particolare alla qualità della linea che si deve ricreare

La scelta del chirurgo idoneo, quindi, va fatta con oculatezza, verificando i successi riportati.

Mini liposuzione

Al contrario della liposuzione classica, l’intervento di mini-liposuzione è eseguito in anestesia locale e il farmaco utilizzato è simile a quello usato dal dentista per l’estrazione di un dente.

Come per la liposuzione classica, una volta preparata e disegnata la zona da trattare, il chirurgo esegue una piccola incisione di circa mezzo centimetro, attraverso cui farà passare la cannula per l’aspirazione.

Tutta la strumentazione utilizzata per questo tipo d’intervento è di dimensioni più ridotte rispetto a quella usata per la liposuzione tradizionale: le cannule sono molto più piccole, corte e leggere, il diametro è di pochi millimetri e la lunghezza si riduce a 15 o 18 centimetri. 

La zona in cui si interviene è la parte interna, esterna e superiore del ginocchio, a seconda dei casi.

Tuttavia, si deve considerare che non va mai persa di vista l’armonia dell’intera gamba.

Spesso, infatti, vi sono accumuli anche sulla caviglia o nell’interno coscia: se ciò accade, durante la visita prima dell’operazione, è consigliabile stabilire se intervenire o meno anche su queste parti, tenendo presente che, se si corregge un solo difetto, si rischia di non ottenere un risultato globale soddisfacente dal punto di vista estetico.

In seguito all’intervento, non vi sono problemi di cute in eccesso, a causa dello svuotamento del materasso lipidico sottostante, perché la quantità di grasso non è mai superiore all’elasticità della pelle. 

La medicazione consiste in una semplice calza elastica a compressione graduata.

Come la liposuzione tradizionale, la mini-liposuzione non può essere eseguita più volte nella stessa zona, in quanto la parte diviene fibrosa e, quindi, non adatta ad un intervento di aspirazione. 

In ogni caso, i risultati ottenuti con la mini-lipo sono definitivi, a meno che il corpo non subisca un evidente aumento di peso.

Segni da coppettazione

Segni da coppettazione: perché non devono fare paura?

Prima di effettuare corsi di formazione dedicati al Cupping Massage, gli allievi sono spaventati dai famosi segni da coppettazione, ossia quegli antiestetici segni rotondi che questa antichissima e straordinaria tecnica terapeutica può lasciare sulla pelle anche per qualche giorno. 

Sicuramente, questa confusione dipende da due fattori:

  • da un lato, abbiamo il fatto che la coppettazione in Italia non è ancora così diffusa e conosciuta se non tra sportivi e alcuni addetti ai lavori, come osteopati, agopuntori, massoterapisti olistici, ecc., mentre nel resto del mondo si è più aperti alle tecniche alternative e complementari;
  • dall’altro, bisogna tener presente che, soprattutto in Italia, le persone guardano spesso con un certo sospetto e scetticismo ciò che è nuovo, che non conoscono e che li potrebbe portare fuori dai confini della propria zona di comfort.

Segni da coppettazione: cosa sono i segni che appaiono sulla pelle?

Erroneamente definiti lividi da cupping, al contrario dovrebbe essere adottato il termine segni da coppettazione. Al di fuori dell’Italia, i cinesi li chiamano Yinzi, che significa segni, mentre i greci a nord-ovest della Tessaglia utilizzano il termine dachylidia ovvero anelli. 

I lividi o ecchimosi, infatti, sono un tipo di ematoma, che in genere deriva da un trauma contusivo e che può generare una ferita in profondità nel tessuto e causare sanguinamento.

Questi possono essere più o meno dolorosi e, in genere, sono accompagnati da gonfiore e possono comportare danni all’area circostante. 

Al contrario di un normale massaggio, che preme ed esercita una forza di compressione o frizione sulle zone del corpo, la coppettazione utilizza la forza di aspirazione, detta vacuum, che tende a sollevare i tessuti sottostanti.

Ovviamente, tale operazione non può produrre lo stesso effetto di una pressione o di un urto.

Coloro che conoscono e praticano la coppettazione sanno che il segno è un’indicazione significativa e incoraggiante del fatto che un qualche patogeno è sia stato portato in superficie dall’azione drenante della coppetta.

Si tratta di un visibile segno di successo, da non ritenere in alcun modo innaturale o in contrasto con qualsiasi fase del processo di guarigione.

Al tempo stesso, è importante sapere che questo non significa che il cupping senza produzione di segni non abbia avuto successo.

Pensare ai segni della coppetta come a dei lividi può anche evocare l’idea che essi siano il risultato di una procedura dolorosa.

Al contrario, eseguito correttamente e con la scelta appropriata del metodo e di un corretto livello di aspirazione adatti all’energia ed alle condizioni del paziente, il cupping è sempre un’esperienza confortevole e piacevole.

Ma allora perché compaiono quei misteriosi segni circolari?

Per capire bene la natura e l’origine dei segni da coppettazione, si dovrebbero aprire tantissimi capitoli riguardanti la MTC, ossia la Medicina Tradizionale Cinese, sul significato dei meridiani energetici, di stagnazione del Qi e tanto altro. 

Infatti, bisogna capire il meccanismo che si cela dietro questa tecnica per comprenderne la vera efficacia.

Attraverso l’azione di aspirazione esercitata dalle coppette sulla pelle e sui tessuti, la circolazione sanguigna stagnante, il fluido linfatico vecchio e le tossine accumulate nei tessuti sottostanti vengono smossi e portati in superficie.

Liberazione di scorie e tossine

A causa dell’aria che respiriamo, di discutibili abitudini alimentari, di una sempre più diffusa sedentarietà, di alti livelli di stress, la vita di oggi ci sottopone a un accumulo di scorie, tossine, residui dannosi, radicali liberi, e calcificazioni, che sono sempre più difficili da metabolizzare ed eliminare dal nostro corpo.

Inoltre, questi sono causa di moltissimi dolori e problemi di salute, anche gravi e importanti.

Ecco perché la coppettazione ha risultati positivi e spesso definitivi su così tante patologie fisiche, producendo effetti sorprendenti su altrettante problematiche estetiche.

Grazie alla contemporanea stimolazione del sistema linfatico, la liberazione e la successiva rimozione del flusso sanguigno stagnante consentono alla circolazione sana di muoversi nell’area trattata e di nutrire e rafforzare così i tendini, le articolazioni, i vasi sanguigni, i muscoli sottostanti e tutti i tessuti circostanti. 

Ciò avviene stimolando al tempo stesso i dotti linfatici e tutto il sistema che presiede alla rimozione delle tossine dal corpo.

Dunque, i segni da coppettazione non sono altro che una fotografia di quello che si è smosso durante il trattamento e che “viene a galla” a livello della cute, permettendo all’operatore una lettura della situazione sottostante.

Il loro colore può cambiare a seconda delle condizioni di salute, della circolazione sanguigna e dell’intensità dell’infiammazione presente nel tessuto trattato. 

Infatti, questo può andare da un rosa pallido ad un viola scuro quasi tendente al nero e fornisce importanti informazioni sulla gravità del problema da affrontare e sul protocollo terapeutico da adottare per risolverlo.

Tendenzialmente, più scuro è il segno, più profondo è il bisogno di intervento e di guarigione. Di conseguenza, più numerosi e più frequenti dovranno essere le sedute, almeno nella fase iniziale, per andare poi via via a diminuire e a dilatarsi nel tempo, man mano che la terapia darà segni di miglioramento.

I segni come elementi diagnostici

Abbiamo fatto un elenco dei colori dei segni da coppettazione, in cui si indicano una serie di modi in cui il segno può presentarsi già subito dopo la rimozione della coppetta dalla pelle.

Infatti, in seguito al trattamento possono presentarsi:

  • segni da coppettazione di colore rosso vivo: indicano una recente lesione traumatica con sviluppo di calore;
  • segni da coppettazione di colore nero, blu scuro o viola scuro: indicano stagnazione del sangue. Questa si verifica quando un trauma o una malattia ha risieduto nel corpo per un lungo periodo di tempo. Può trattarsi di un agente patogeno esogeno forte, come la combinazione di vento freddo, che può manifestarsi anche rapidamente con un segno scuro;
  • segni da coppettazione di colore rosa chiaro o blu pallido: indicano freddo lieve;
  • segni da coppettazione di colore chiaro o bianco, che svaniscono rapidamente: indicano una mancanza di energia e della funzione (qi);
  • segni da coppettazione di colore screziato con elementi cremisi (o rossi) e bianchi o chiari: rappresentano una condizione in cui la carenza di energia del corpo (bianco) ostacola la circolazione del sangue (arrossamento);
  • segni da coppettazione dalla punteggiatura rossa: indicano la presenza di calore tossico dovuto a stasi da calore represso, che i cinesi chiamano Sha. Spesso, questi piccoli punti rossi brillanti possono anche essere il risultato della coppettazione strisciata, che, grazie al suo costante movimento, tende a lavorare su livelli più superficiali rispetto alle coppette stazionarie, che attingono alla maggiore profondità possibile. Anche quando le coppe di silicone vengono fatte scivolare lentamente, per rettificare la fascia con la tecnica della coppettazione moderna, il naturale meccanismo di esteriorizzazione può causare l’emersione in superficie di certi fattori del tessuto sottostante. In genere, lo Sha evidenziato dalla coppetta si risolve in un breve periodo di tempo;
  • una protrusione, ossia un’elevazione al di sopra del livello normale della superficie, di colore nero teso o un nodo violaceo del tessuto: indicano sangue coagulato fermo in postazione fissa, che, a certi livelli, può essere simile ad un nodo varicoso. In genere, questo causa dolore acuto, fitte e immobilità. Non ci sono altre tecniche capaci di estrarre ciò dal corpo come la coppettazione: nella pratica vietnamita, sia la causa che la manifestazione si chiamano “vento tossico”. A volte, un nodo duro ed elevato, bianco o pallido al centro rispetto al tessuto circostante, indica freddo.

L’effetto di aspirazione della coppettazione può produrre:

  • un gonfiore morbido e corposo che rientra nei parametri della coppettazione e che diminuisce rapidamente: rappresenta un edema generalizzato;
  • in assenza di un segno, talvolta, all’interno di una coppetta, può essere vista la presenza di goccioline di liquido chiaro: in più occasioni, si osserva anche un residuo giallo opaco appiccicoso. Le goccioline di acqua indicano la fuga di umidità dallo strato protettivo della pelle, mentre i residui più spessi indicano lo scarico di flemma causato dal calore che prosciuga i fluidi;
  • in rare occasioni, all’interno del perimetro di una coppetta stazionaria, può esservi una bollicina o più bollicine contenenti liquido: ciò indica che la zona ha un edema superficiale. In questo caso, si deve mantenere la zona libera da infezioni e le bolle devono essere accuratamente pulite con antisettico, ricoperte con un tampone sterile e lasciate a riassorbire.

Per una corretta lettura dei segni della coppettazione occorre ovviamente aver partecipato a un corso di formazione tenuto da professionisti esperti e aver fatto tanta tanta pratica sul campo.

Ecco perché suggerisco sempre di rivolgersi ad operatori di comprovata esperienza e professionalità a coloro che vogliano intraprendere questa professione e implementare le proprie terapie con trattamenti complementari di grandissima efficacia e a coloro che vogliano provare un trattamento finalmente risolutivo.

Massaggio rilassante: benefici per mente e corpo

Massaggio rilassante: benefici per mente e corpo

Il massaggio rilassante è uno dei trattamenti più antichi utilizzato per alleviare la fatica e il dolore e, soprattutto, per rilassare. 

Ancora oggi, il massaggio rilassante viene utilizzato per eliminare la rigidità muscolare e nervosa che, di solito, colpisce il collo, la schiena e l’addome.

Spesso, questa rigidità è causata da stati di stress e ansia accumulate, che irrigidiscono i muscoli e portano dolore e fastidio. 

In questo caso, il massaggio rilassante agisce come una terapia curativa e preventiva

Grazie alle manovre applicate, infatti, il corpo è portato a produrre naturalmente endorfine, che, unite alle luci calde e alla musica di sottofondo, riequilibrano le energie del vostro corpo.

Il massaggio rilassante è un trattamento indicato per chi abbia voglia di concedersi un giorno di relax e di sciogliere quelle tensioni muscolari accumulatesi durante la settimana di lavoro.

Questo consiste in un insieme di diverse manovre eseguite sul corpo per lenire dolori muscolari o articolari, per tonificare il volume di alcuni tessuti, ma anche per preservare e migliorare il benessere psichico, allentando tensioni e fatiche. 

In sostanza, il massaggio rilassante ha un ruolo fondamentale nel mantenere il corpo in forma e in buona salute, ma decisiva è anche l’atmosfera

Massaggio rilassante: come creare un’atmosfera unica

È importante curare ogni minimo dettaglio per trasformarlo in un’esperienza quanto più distensiva possibile. 

Per ottenere questo risultato, avrete bisogno di coccolare i cinque sensi della persona che si sottopone al trattamento, cercando di eliminare tutte le fonti di disturbo

Per creare un ambiente rilassante, potete utilizzare candele profumate e luci colorate e mettere della musica di sottofondo.

La luce calda della fiamma della candela e l’aroma che diffonde in tutto l’ambiente destinato al massaggio rilassante creano un senso di armonia impareggiabile. 

La luce di una candela invita alla meditazione, alla calma, all’introspezione. 

I profumi tra i quali scegliere sono infiniti, ma tutto dipende dai gusti personali: si va dalle fragranze floreali a quelle speziate, passando per gli aromi zuccherosi e vanigliati fino ad arrivare a quelli fruttati, molto graditi negli ultimi tempi. 

In abbinamento, si può puntare sull’utilizzo di un diffusore di profumo con bastoncini in rattan. 

Utilizzare degli oli naturali 

Il massaggio rilassante ha tutte le potenzialità per essere considerato un trattamento completo, che unisce ai benefici di un intenso trattamento distensivo la sensazione di morbidezza e calore.

Inoltre, funge da valido rimedio naturale idratante per la pelle, se eseguito tramite l’uso di oli specifici per il corpo. 

A tal proposito, è doveroso precisare che l’uso degli oli nel corso del massaggio rilassante non ha solo la finalità di emettere aromi distensivi e nutrire la pelle: essi sono necessari anche e soprattutto per ragioni funzionali

Infatti, le loro virtù calmanti e carminative rappresentano un ottimo rimedio per la pelle, ma, al tempo stesso, consentono alle mani di colui che esegue il massaggio di scivolare meglio, di evitare l’attrito sulla pelle, con tutte le conseguenze che ne possono derivare anche in termini di irritazioni dell’epidermide trattata. 

L’importanza della musica

Indubbiamente, la musica più adatta per l’esecuzione di un massaggio rilassante è quella tipicamente usata per la meditazione

I suoni che riproducono gli elementi naturali sono da sempre annoverati tra i più distensivi in assoluto. 

Per un effetto ancora più intenso, potete combinare musica e suoni della natura e musica da meditazione, in cui si percepiscono lo scrosciare dell’acqua, il cinguettare degli uccelli, il soffiare del vento, il rumore delle foglie l’una contro l’altra. 

Tutti questi suoni sono in grado di liberare la mente dai pensieri, rendendo più facile il raggiungimento di quella distensione emotiva e psichica che è l’obiettivo del massaggio rilassante.

Come fare un massaggio rilassante

Alcuni elementi importanti per fare un buon massaggio relax sono:

  • il ritmo e la sequenza del massaggio eseguito;
  • l’energia mentale e la distensione impressi dal massaggiatore;
  • la capacità di “ascoltare” il malessere del soggetto che riceve il massaggio;
  • la concentrazione sul respiro;
  • la capacità di stimolare e di cercare la risposta del corpo al massaggio.

Massaggio rilassante corpo benefici 

Il massaggio rilassante presenta una serie di benefici per la mente e per il corpo.

Infatti, sottoponendosi a questo tipo di massaggio, è possibile riscontrare sin da subito:

  • riduzione del dolore, della pressione sanguigna, dell’ansia e dello stress;
  • miglioramento della qualità del sonno, del funzionamento del sistema immunitario, della circolazione linfatica, della capacità della concentrazione, della memoria e dell’umore in generale;
  • maggiore luminosità ed elasticità della pelle;
  • riequilibrio tra anima e corpo.

Dai benefici derivanti da questo tipo di trattamento non saranno interessati solo i muscoli, le articolazioni e il sistema nervoso: infatti, sarà possibile riscontrare un miglioramento generale della vostra vita.

Inoltre, la manipolazione e il contatto previsti nella pratica del massaggio rilassante apportano i propri benefici attraverso i recettori della pelle, che andranno a scaricare lo stress e l’ansia tramite il contatto delle calde mani di chi esegue il massaggio.

Il massaggio rilassante recupera un primario bisogno di benessere e di innata armonia, partendo dalla cura delle zone interessate, che necessitano di attenzione. 

In definitiva, dunque, il massaggio rilassante rappresenta una risposta efficace e veloce in grado di ristabilire un equilibrio fisico ed emozionale.

Linfodrenaggio: tecniche, benefici e controindicazioni

Linfodrenaggio: tecniche, benefici e controindicazioni

Il linfodrenaggio per ripristinare il corretto circolo linfatico.

Quella del linfodrenaggio è una tecnica di massaggio esercitato su specifiche aree del corpo, nelle quali il circolo linfatico risulti ridotto.

Attualmente, si ricorre al linfodrenaggio per favorire la circolazione linfatica e l’espulsione dei liquidi dai tessuti.

Le nostre gambe sono sottoposte a molti tipi di stress nel corso degli anni e, se non curati, gonfiore e ritenzione idrica possono anche peggiorare con il passare del tempo. 

Il massaggio linfodrenante è una soluzione a questi problemi e può aiutare le gambe gonfie a drenare i liquidi. 

Scopriamo insieme tutto ciò che c’è da sapere.

Sistema linfatico

Sistema Linfatico

Poco conosciuto, ma molto importante, il sistema linfatico consente alla linfa di fluire nei tessuti corporei, drenando ogni angolo dell’organismo, prima di riversarsi nelle vene toraciche. 

Parallelo al sistema cardiocircolatorio, il sistema linfatico si oppone ad eccessivi accumuli di fluidi nei tessuti ed è considerato il baluardo di difesa del nostro organismo. 

Lungo le vie linfatiche, infatti, esistono degli organi, chiamati linfonodi, capaci di produrre i cosiddetti linfociti, ossia una serie speciale di globuli bianchi deputata all’eliminazione dei microrganismi ostili. 

Quando l’organismo sta combattendo un’infezione, i linfonodi accelerano la sintesi e la trasformazione di questi linfociti, aumentando così di volume e diventando apprezzabili e dolenti al tatto: da qui, l’espressione “avere i linfonodi ingrossati”.

Il sistema linfatico è costituito da un articolato sistema di vasi, molto simile a quello circolatorio venoso e arterioso. 

A differenza del sangue, la linfa non viene spinta dall’attività cardiaca, ma scorre nei vasi, mossa dall’azione dei muscoli: contraendosi e rilassandosi, questi tessuti funzionano come una vera e propria pompa. 

Quando tale azione viene meno, ad esempio a causa dell’eccessiva immobilità, la linfa tende a ristagnare, accumulandosi nei tessuti: ecco spiegato come mai piedi e caviglie si gonfiano quando si rimane a lungo in piedi in una posizione statica. 

Per lo stesso motivo, quando la gamba è immobilizzata da un’ingessatura occorre mantenerla sollevata al di sopra del livello del cuore, proprio per fare in modo che la forza di gravità agevoli il drenaggio linfatico. 

Similmente a quelli del sistema cardiocircolatorio, i vasi linfatici più piccoli, detti capillari, si trovano nelle regioni periferiche dell’organismo e, riunendosi tra loro, danno origine a vasi sempre più grandi, fino a riversarsi nel dotto toracico. 

A differenza di quelli sanguigni, i capillari linfatici sono a fondo cieco e sono dotati di una parete ancor più sottile, formata da cellule separate da ampie aperture. 

Unendosi alla linfa presente nei vasi provenienti dalla parte superiore del corpo, la linfa trasportata dal dotto toracico si riversa a livello della congiunzione tra vene succlavie e vena giugulare.

In corrispondenza di alcune giunzioni tra i vari dotti linfatici, situate in punti strategici dell’organismo, troviamo vere e proprie stazioni di filtraggio, dette, appunto, linfonodi

Lungo il sistema linfatico incontriamo anche i cosiddetti organi linfatici, deputati a produzione e purificazione della linfa, ossia timo, milza e midollo osseo. 

Di colore trasparente, giallo paglierino o lattescente a seconda dei casi, la linfa contiene zuccheri, proteine, sali, lipidi, amminoacidi, ormoni, vitamine, globuli bianchi ecc. 

Rispetto al sangue, la linfa è particolarmente ricca di lipidi

I vasi linfatici di maggiori dimensioni si caratterizzano per il susseguirsi di restringimenti e dilatazioni a cui si associano vere e proprie inserzioni valvolari, che, similmente a quelle del sistema venoso, impediscono il reflusso della linfa, obbligandola a scorrere in un solo senso; la parete di alcuni di questi vasi ha anche capacità contrattile. 

Tutte queste peculiarità anatomiche sono fondamentali per consentire il passaggio unidirezionale della linfa: dal liquido interstiziale dei tessuti verso la circolazione sistemica, anche contro gravità.

La linfa deriva direttamente dal sangue ed ha una composizione ad esso molto simile, nonostante sia più ricca di globuli bianchi e poverissima di quelli rossi. 

Circolando negli spazi interstiziali, ossia quegli spazi compresi tra una cellula e l’altra, ha lo scopo di riassorbire il plasma, cioè la parte liquida del sangue, presente in queste zone. 

Le sottilissime pareti dei capillari sanguigni sono, infatti, permeabili all’acqua e a varie sostanze; proprio grazie a questa permeabilità, può avvenire il passaggio di ossigeno e sostanze nutritive dal sangue ai tessuti, che, dal canto loro, riversano nel torrente ematico anidride carbonica e prodotti di rifiuto. 

La linfa rappresenta un efficace sistema attraverso cui l’organismo raccoglie liquidi e materiale di scarto dalla periferia per poi veicolarlo agli organi di depurazione, quali fegato, reni, polmoni, linfonodi. 

Da questo punto di vista, la funzione del sistema linfatico è, quindi, molto simile a quella del circolo venoso.

Quando il prezioso sistema di drenaggio linfatico va in tilt, si possono accumulare notevoli quantità di liquidi negli spazi interstiziali a causa del gradiente osmotico sfavorevole (passaggio di acqua dalla soluzione a concentrazione minore a quella a concentrazione maggiore, cioè dal sangue agli spazi interstiziali). 

Questa condizione è definita edema e, come ricordato, è la tipica conseguenza dell’immobilizzazione prolungata

Oltre che da un inadeguato drenaggio linfatico, l’edema può essere causato dall’aumento della filtrazione capillare rispetto al riassorbimento: questa condizione è tipica di alcune malattie, come l’insufficienza cardiaca e la malnutrizione calorico proteica, il kwashiorkor.

Funzioni del sistema linfatico

  • Riportare in circolo il liquido e le proteine filtrati dai capillari sanguigni; 
  • trasferire i grassi assorbiti a livello dell’intestino tenue nella circolazione sistemica;
  • catturare e distruggere patogeni estranei all’organismo, producendo e trasformando le cellule deputate alla loro neutralizzazione.

Per mantenere in salute il sistema linfatico, è molto importante svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire l’azione della pompa muscolare. 

Quando questa sana abitudine si associa ad un’alimentazione equilibrata, le difese immunitarie massimizzano la loro efficacia, impedendo così che il sistema linfatico vada in tilt per il troppo lavoro.

Esistono, inoltre, particolari tecniche di massaggio, che aiutano il sistema linfatico a drenare più efficacemente il liquido che ristagna nelle zone periferiche: si parla di linfodrenaggio manuale.

Storia

La scoperta del linfodrenaggio e la coniazione del nome “Drenaggio Linfatico Manuale” o DLM vengono ascritte al fisioterapista danese Emil Vodder e alla moglie Estrid

Tuttavia, le basi di questa tecnica di massaggio risalgono a tempi precedenti.

Difatti, alla fine del XIX secolo, fu il dottor Alexander Von Winiwarter a introdurre per primo una particolare e nuova metodica di massaggio allo scopo di contrastare il linfedema: tale metodica prevedeva l’esecuzione di un massaggio leggero, seguito da compressione e, infine, dall’elevazione delle estremità del paziente allo scopo di favorire il deflusso dei fluidi linfatici.

Tuttavia, questo tipo di massaggio non ebbe grande successo, fino a quando non fu perfezionato dal dottor Vodder, che lo rese pubblico nel 1936: a partire da questa data e per i 40 anni successivi, i coniugi Vodder continuarono la loro attività di fisioterapisti, effettuando dimostrazioni e insegnando il loro metodo. 

Con il passare del tempo, il numero di medici, massaggiatori e fisioterapisti interessati a questa innovativa tecnica di massaggio aumentò sempre di più, fino a quando, nel 1967, venne fondata la Società per il Drenaggio Linfatico Manuale del Dott. Vodder.

Linfodrenaggio cos’è

Il linfodrenaggio è una particolare tecnica di massaggio, esercitata nelle aree del corpo caratterizzate da eccessiva riduzione del circolo linfatico

Come preannuncia la parola stessa, il linfodrenaggio favorisce il drenaggio dei liquidi linfatici dai tessuti: l’azione meccanica manuale viene esercitata sulle aree che interessano il sistema linfatico, composto da milza, timo, noduli linfatici e linfonodi, allo scopo di facilitare il deflusso dei liquidi organici ristagnanti. 

Linfodrenaggio indicazioni

Come accennato, lo scopo del linfodrenaggio è quello di far defluire, quindi drenare i fluidi linfatici

Per tale ragione, questa particolare tecnica di massaggio è indicata e sfruttata con successo per: 

  • favorire il riassorbimento degli edemi;
  • regolare il sistema neurovegetativo;
  • favorire la cicatrizzazione di ulcere e piaghe nei diabetici.

Inoltre, il linfodrenaggio è ampiamente utilizzato anche nell’ambito della medicina estetica: non a caso, sono molte le donne che ricorrono a questo tipo di massaggio per combattere gli inestetismi della cellulite. 

Ancora, il trattamento con linfodrenaggio viene spesso consigliato ai pazienti che si sono sottoposti a interventi di chirurgia estetica, quali la liposcultura e la liposuzione. 

Infine, vista la sua capacità di eliminare il ristagno di liquidi favorendo il riassorbimento degli edemi, il linfodrenaggio risulta essere una tecnica particolarmente utile e indicata anche nelle donne in gravidanza. Per maggiori informazioni in merito, consultate Linfodrenaggio in gravidanza.

Linfodrenaggio benefici ed effetti

Il linfodrenaggio esplica le proprie funzionalità e i propri benefici secondo tre metodiche:

  • azione drenante dei liquidi: favorisce l’eliminazione dei liquidi interstiziali e linfatici;
  • attività rilassante delle fibre muscolari;
  • capacità di introdurre nel circolo ematico leucociti ed immunoglobuline, prodotte negli organi del sistema linfatico.

Il tutto si traduce in un miglioramento della circolazione linfatica e nel conseguente benessere del paziente.

Linfodrenaggio tecniche

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il linfodrenaggio è una tecnica difficile da eseguire: infatti, l’operatore deve conoscere perfettamente il circolo linfatico e le zone da trattare, in quanto, solo in questo modo, il drenaggio dei liquidi interstiziali e della linfa potrà essere favorito dalle giuste manipolazioni. 

Lo scopo è quello di indirizzare la linfa verso le zone linfatiche più vicine all’area massaggiata: in questo modo, la circolazione superficiale della linfa e lo scorrimento della stessa è facilitato.

Nel corso del tempo, si sono sviluppate diverse tecniche al fine di eseguire dei linfodrenaggi efficaci.

Ad ogni modo, possiamo affermare che le metodiche principalmente impiegate sono sostanzialmente due: il metodo di Vodder e il metodo di Leduc

Questi due metodi si differenziano principalmente per il tipo di movimenti eseguiti, pur basandosi sui medesimi principi fondamentali.

La tecnica del linfodrenaggio si attua tramite applicazione di un leggero movimento pressorio sulla cute, che deve essere lento e delicato, avendo cura di applicare spinte tangenziali.

Il linfodrenaggio deve seguire il percorso della linfa: a tal proposito, il massaggio richiede d’iniziare a livello del collo, che è la zona in cui si trovano i linfonodi in cui la linfa si mescola al circolo ematico. 

Solo successivamente, la tecnica procede nelle altre zone del corpo. 

Linfodrenaggio metodo Vodder

Il metodo Vodder prevede l’esecuzione di quattro movimenti tipici: spinte circolari, rotatorie, movimenti a pompaggio ed erogatori.

I movimenti circolari, che devono essere sempre applicati in modo leggero e allo stesso tempo consistente, in genere, si effettuano a livello del collo e del viso: frequentemente, il linfodrenaggio comincia proprio con questo massaggio circolare, in quanto a livello del collo circolo ematico e linfatico si mescolano attraverso i linfonodi presenti in quest’area.

Il massaggio prosegue con movimenti rotatori, in cui l’esperto fisioterapista esegue movimenti con il polso, alzandolo ed abbassandolo e frizionando la mano sulla cute, in modo circolare.

Successivamente, il linfodrenaggio Vodder prevede movimenti a pompaggio: si altera la pressione dei tessuti per permettere una circolazione migliore della linfa, per cui il fisioterapista sposta la pelle del paziente cercando di disegnare una sorta di cerchi ovali e spostando le dita nella stessa direzione. 

Tutti questi movimenti vengono alternati con una frizione erogatrice, che consiste nel movimento rotatorio del polso sulla pelle del paziente.

Linfodrenaggio metodo Leduc 

A differenza del metodo di Vodder, il metodo Leduc prevede l’esecuzione di un minor numero di movimenti rientranti in protocolli terapeutici, che variano in funzione del tipo di disturbo da trattare. 

I movimenti previsti dal metodo di Leduc sono due:

  • la manovra di richiamo, che deve essere effettuata a valle della zona interessata dal disturbo e ha lo scopo di svuotare i collettori linfatici;
  • la manovra di riassorbimento, che viene effettuata in corrispondenza delle aree interessate dalla ritenzione e si prefigge lo scopo di favorire il riassorbimento dei liquidi all’interno dei vasi linfatici superficiali.

Infine, nella metodica di Leduc, l’area interessata dal ristagno di liquidi deve essere bendata: tuttavia, il bendaggio non deve essere compressivo e va effettuato partendo dalla periferia del corpo verso il centro.

L’esperienza del massaggiatore

La manualità del fisioterapista rappresenta sicuramente un fattore importantissimo: infatti, con l’esperienza, lo specialista affina la capacità di applicare il linfodrenaggio.

Il massaggio deve seguire il flusso linfatico e la frizione sulla pelle non deve essere troppo pesante, per evitare che il paziente percepisca dolore; inoltre, la cute non deve arrossare dopo la seduta: non a caso, il linfodrenaggio è spesso definito anche massaggio dolce

Solo nel caso in cui il fisioterapista applichi queste regole base, il linfodrenaggio potrà svolgere gli effetti terapeutici desiderati.

Oltre a tali regole basilari, il massaggiatore deve mettere in pratica anche alcuni piccoli, ma efficaci accorgimenti, in modo che il soggetto possa trarre ancor più beneficio dal linfodrenaggio: 

  • le mani del fisioterapista devono essere calde;
  • l’ambiente dev’essere idoneo: la temperatura non deve essere eccessivamente calda o fredda;
  • il paziente deve stare comodo, i muscoli non devono essere tesi e le aree del corpo non interessate dal linfodrenaggio devono essere coperte;
  • la pressione del massaggio dovrebbe aumentare gradualmente e, a conclusione del massaggio, il soggetto dovrebbe riposare circa 15 minuti.

Inoltre, è fondamentale che il linfodrenaggio sia effettuato direttamente con le mani, senza l’ausilio di oli o creme: il contatto con la pelle del paziente deve essere diretto e l’attrito è fondamentale per spingere pelle e liquidi ristagnanti in modo appropriato, mentre le creme favorirebbero lo scivolamento delle mani lungo il corpo.

La pressione esercitata dalle mani dello specialista sulla pelle del paziente non deve essere eccessiva, per evitare d’incrementare il passaggio di liquidi dai tessuti ai vasi ematici ma favorire, viceversa, il drenaggio dei liquidi linfatici.

Durata del trattamento

È raro che in una sola seduta le manovre del linfodrenaggio possano risolvere completamente l’edema, nonché il ristagno dei liquidi. 

Generalmente, il paziente si deve sottoporre a più trattamenti per ottenere buoni risultati duraturi: ovviamente, la frequenza e la durata delle sedute saranno stabilite in base al disturbo del paziente. 

Linfodrenaggio controindicazioni e consigli

Come tutte le terapie, ci sono controindicazioni: il linfodrenaggio è severamente sconsigliato nei soggetti affetti da infiammazioni acute, tumori maligni, edema cardiaco

Anche chi soffre di alterazioni pressorie, quali ipotensione o ipertensione, non dovrebbe sottoporsi a trattamenti linfodrenanti, così come le persone asmatiche e le donne durante il ciclo mestruale.

È consigliabile praticare sport e seguire un’alimentazione sana e regolare, priva di eccessi e ricca di liquidi, allo scopo di stimolare il metabolismo, riattivare la circolazione e ridurre gli accumuli di grasso, favorendo lo scambio idrico. 

Mettendo in pratica questi semplici accorgimenti, il linfodrenaggio è sicuramente favorito e può dare buoni frutti in tempi ristretti.

Metodica del linfodrenaggio manuale 

Trattare il sistema vasale linfatico non è un’operazione semplice, poiché i vasi linfatici sono sottili come fili di seta ed i capillari linfatici sono ancora più fini e delicati. 

I movimenti devono essere eseguiti con sensibilità dei polpastrelli, in modo da ottenere un rilassamento muscolare e far fluire la linfa: nuovo ossigeno e materiali utili penetrano nel tessuto interstiziale per il nutrimento e la rigenerazione delle cellule. 

I movimenti circolari e a spirale drenanti sono movimenti rivitalizzanti, come tutte le vibrazioni a spirale della natura.

Il movimento cerchiante delle mani con rotazione interna e rotazione esterna, con effetto di pressione in aumento o in diminuzione nel tessuto è simile a quello del cuore con sistole e diastole. 

Com’è noto, il ritmo cardiaco avviene ogni 8 decimi di secondo e il cuore riposa 4 decimi: il cuore alterna in egual misura riposo e lavoro e arriva a lavorare normalmente fino a 100 anni senza stancarsi. 

Diventando padrone del metodo di linfodrenaggio manuale, si riesce ad eseguire trattamenti senza sentire stanchezza: infatti, lavorando in modo armonico, si sente scorrere la naturale fonte di energia, che si potrebbe chiamare forza cosmica. 

ll drenaggio linfatico ha lo scopo di portare al collo i liquidi tissulari utilizzati dalla testa e dalle diverse regioni del corpo, affinché possa scorrere nel tessuto nuova linfa.  

Il drenaggio deve essere delicato, armonico e ritmico e, soprattutto, i polsi devono essere sbloccati: un massaggio duro o una rigida tensione potrebbero causare una chiusura locale dei capillari linfatici con formazione di nuove infiltrazioni. 

Le mani devono essere così vitali e indipendenti, da poter massaggiare una pelle asciutta, ottenendo così un effetto sbiancante e vellutato. 

Il drenaggio linfatico manuale stimola la circolazione dei liquidi del tessuto connettivo, quali linfa e sangue venoso, libera il tessuto connettivo dai residui, alimenta i meccanismi di difesa nel nostro sistema linfatico, induce una situazione nervosa equilibrata e libera da condizioni di ingorgo. 

Le manipolazioni del DLM 

Le manipolazioni del Drenaggio Linfatico Manuale sembrano delle leggere carezze sulla pelle, in realtà si tratta di spinte tangenziali alla pelle fino al limite della sua elasticità, senza frizionarla o scivolare su di essa. 

Le spinte si esercitano soprattutto nella direzione delle ghiandole linfatiche. 

Nelle varie manipolazioni del DLM, occorre adattare al massimo le mani e le dita alla superficie delle diverse parti del corpo, facendo confluire la linfa lungo il suo percorso naturale. 

Con il DLM si influisce direttamente sul drenaggio della linfa e del liquido interstiziale dei tessuti più superficiali, mentre la circolazione profonda si attiva per effetto propulsivo proveniente dalla superficie. 

Spinta massima pressione zero 

Le spinte tangenti alla pelle seguono un determinato percorso semicircolare o a spirale, a seconda dei casi: ad ogni modo, durante la spinta, la mano non eserciterà alcuna pressione, per questo motivo si parla di spinta massima pressione zero. 

Nel DLM, si lavora sempre dalle zone prossimali a quelle distali, dato che, per poter drenare senza trovare ostacoli, conviene sgomberare innanzitutto il liquido accumulatosi nei vasi linfatici e nei linfonodi più vicini alla zona di sbocco

Quindi, prima di iniziare qualsiasi trattamento, occorre aprire il terminus, ossia il sistema ghiandolare, dove tutto il sistema linfatico va a sfociare e che si trova a una certa profondità a livello delle fossette clavicolari. 

Spinte lunghe e leggere 

La pressione del DLM è generalmente di 30-40 Tor, per cui si userà una pressione più leggera del massaggio classico: in questo modo, si riuscirà a drenare la linfa, senza attivare l’irrigazione sanguigna che provocherebbe un maggior passaggio di liquidi nei tessuti.

Durante il DLM, è importante che ad ogni fase di pressione ne segua una di rilassamento, perché, proprio in questa fase, si ha il riempimento dei vasi linfatici.  

Le manovre del DLM si svolgono in tre fasi: spinta; appoggio di mani e dita; rilassamento, staccando leggermente la mano, pelle torna spontaneamente nella posizione iniziale. 

Dunque, esistono una fase attiva, la spinta, e due fasi passive, appoggio e rilassamento. 

Particolarità delle diverse manovre

Le manovre fondamentali sono quattro, con aggiunta di varianti e combinazioni:

  • pompaggio;
  • cerchio fisso;
  • movimento erogatore;
  • movimento rotatorio.

Pompaggio: viene usato nelle regioni curve e lunghe del corpo, quali braccia, cosce e gambe e nelle regioni laterali del tronco. In questa manovra, il palmo della mano è rivolto verso il pavimento, pollice e dita si muovono insieme nella stessa direzione, spostando la pelle in cerchi ovali. Il movimento viene pilotato dal polso, non dalla spalla, le dita sono distese e rilassate. Nella fase di appoggio, bisogna adattare il palmo alla parte più curva; durante la spinta, bisogna sollevare leggermente le dita e, durante il rilassamento, bisogna allentare leggermente il contatto, per far sì che la pelle ritorni allo stato iniziale.

Cerchi fissi: vengono usati nelle zone piccole del corpo, quali viso, testa, collo, stazioni linfatiche, ginocchia, caviglie, piede, gomito, polsi e mani. Sono manovre in cui si spinge la pelle, tracciando dei semicerchi nel medesimo posto; si chiamano fissi perché le mani non si spostano come nelle altre manovre: le mani e le dita restano passivi, l’unica parte mobile è il polso. Il cerchio fisso si effettua con un solo dito, pollice o indice, o con tutte le dita. 

Movimento erogatore o presa che attinge: viene usato a livello della gamba, al braccio e all’avambraccio. A differenza del pompaggio, si effettua con il palmo della mano rivolto verso l’alto e in più prevede una quarta fase, che consiste in un movimento laterale delle dita verso l’esterno, il cui perno è l’articolazione metacarpo-falangea del dito indice. Lo spostamento della mano e delle dita dà una sensazione di movimento a spirale o di avvitamento. Il movimento erogatore si può effettuare con una sola mano, a mani alternate o a mani parallele. 

Movimento rotatorio: viene applicato soprattutto sulle grandi superfici piane del corpo quali e regioni antero-posteriore del tronco. Si appoggiano le mani rilassate con i pollici divaricati a L, le dita distese e rilassate; la spinta sarà sempre data dai polsi verso il pollice e l’indice; nel rilassamento, il pollice si troverà chiuso vicino l’indice; successivamente, si avanzerà con le mani, facendo perno con la punta delle dita fino al punto in cui la mano toccherà nuovamente la pelle e il pollice avrà l’apertura a L. La manovra si divide in: appoggio-spingo-rilasso-punto-scorro-appoggio. Si può effettuare con mani alternate e con mani parallele; è una manovra superficiale, ma può essere anche profonda; il ritmo può essere lento o veloce, a seconda dei casi. 

Movimenti combinati: si tratta della combinazione successiva di un pompaggio e di un cerchio fisso o di un movimento erogatore. 

Linfodrenaggio meccanico

Il massaggio linfodrenante può anche essere eseguito non manualmente: infatti, esistono dei dispositivi meccanici appositi, che si basano su congegni pneumatici, i quali applicano diverse pressioni in sequenza sulla pelle.

I meccanismi pneumatici vanno a stimolare il drenaggio dei fluidi. 

Il massaggio meccanico, spesso, viene consigliato come terapia aggiuntiva al massaggio manuale: infatti, se usato da solo potrebbe anche andare a peggiorare il problema. 

Solitamente, la macchina è meno precisa e attenta: ecco perché viene spesso utilizzata in modo complementare al massaggio manuale.

Linfodrenaggio in gravidanza

Il linfodrenaggio è molto utile anche in gravidanza, in quanto dà risultati sia medici che estetici.

Dal punto di vista estetico, permette un progressivo svuotamento dei vasi linfatici sovraccarichi: migliora, quindi, l’aspetto della pelle, eliminando sia la ritenzione idrica che la cellulite.

Dal punto di vista medico, invece, permette di drenare gli scarti metabolici presenti nella linfa, andando ad alleggerire gambe e braccia.

Inoltre, aiuta in caso di stitichezza e stimola il sistema immunitario sia della madre che del figlio.

Da evitare in gravidanza è il metodo meccanico e, in generale, il trattamento sull’addome.

È importante assicurarsi sempre di essersi affidati a mani esperte: il trattamento va adattato, dev’essere delicato e mirato, visto lo stato interessante della paziente.

È bene ricordare che, oltre a combattere la cellulite, il massaggio linfodrenante ha molti altri effetti positivi; infatti, stimolando la circolazione linfatica, favorisce l’innalzamento delle difese immunitarie, aiuta a liberarsi da scorie e tossine, è ottimo per combattere lo stress mentale e favorisce il rilassamento muscolare.

Ecco perché potrebbe essere utile concedersi ogni tanto un buon massaggio linfodrenante.

Massaggio Ayurvedico: di cosa si tratta?

Massaggio Ayurvedico: di cosa si tratta?

State pensando di farvi fare un massaggio Ayurvedico, ma in realtà non sapete bene di cosa si tratti?

Qualche vostra amica l’ha provato e ve l’ha consigliato e l’idea di sottoporvi ad un massaggio Ayurvedico vi ha incuriosite?

Per darvi qualche informazione in più, abbiamo incontrato Fernando Melileo, operatore ayurvedico, diplomato presso l’Ayurveda Hospital, South of Kovalam Kerala in India, che ci ha svelato tutti i segreti di questa tecnica antichissima, che ci riporta con i sensi ad un passato di sapienza orientale e in un presente, ricco di benefici dal punto di vista psico-fisico.

Massaggio Ayurvedico cos’è

Il massaggio ayurvedico si dovrebbe in realtà definire come un trattamento olistico, che coinvolge non soltanto il corpo, ma anche l’aspetto mentale e la sfera emotiva.

L’Ayurveda è una pratica antichissima, che nasce in India diversi millenni fa e di cui si è cominciato a scrivere solo verso il 400 a.C. nei testi sacri indiani.

Il termine sanscrito “Ayurveda” significa “conoscenza della vita” e indica uno stile di vita e un approccio al benessere che prevedono una precisa alimentazione, la meditazione, lo yoga e, appunto, i massaggi.

Il massaggio ayurvedico nasce per mantenere l’organismo e la mente in equilibrio: ognuno di noi porta in sé tre forze bio-fisiche, chiamate Dosha, ma una prevale più o meno nettamente sulle altre, determinando quella che viene definita la costituzione individuale, detta Prakriti

In base a questo, il massaggio sarà strutturato in modo tale da infondere benessere ed equilibrio, ma anche energia.

I tre Dosha

In generale, si attribuisce la costituzione dosha vata, termine che indica etere e aria, a persone con caratteristiche di magrezza, leggerezza e capacità di astrarre mentalmente; dosha pitta, cioè fuoco e acqua, a persone che hanno tra le loro caratteristiche coraggio, volontà, impulsività, costituzioni robuste e occhi magnetici; la costituzione kapha, terra e acqua, è attribuita, invece, a persone massicce, solide, robuste e con una generosità interiore spiccata.

A chi è meglio affidarsi?

È molto importante saper riconoscere un buon operatore ayurvedico

Da terapista, mi è capitato purtroppo di imbattermi in luoghi in cui il massaggio Ayurvedico era sminuito e venduto come un semplice massaggio rilassante con olio caldo. 

Trovo che una disciplina così completa, che analizza anatomia e umori, non possa essere praticata da chi non ne conosce le radici e non ha approfondito con studi adeguati. 

Per questo motivo, consiglio sempre di affidarsi a terapisti o centri seri che praticano Ayurveda con conoscenza e rispetto. 

Per valutare le competenze degli operatori, abbiamo a disposizione almeno tre criteri, o meglio, tre domande che possiamo porre per capire se la persona che abbiamo di fronte sia davvero competente in materia.

Non esiste un solo tipo di massaggio

Quale massaggio ayurvedico è più adatto a me?” Questa domanda rappresenta il primo criterio che abbiamo a disposizione per verificare la competenza dell’operatore che abbiamo scelto. 

Molto probabilmente la risposta sarà “quello tradizionale”; tuttavia, è bene ricordare che in India esistono almeno cinquemila tipi di massaggi ayurvedici, tutti tradizionali. 

Chiariamolo bene: un praticante che sa il fatto suo potrà entrare nei dettagli storici e filosofici di ciò che fa, spiegandovi esattamente quale tra i tanti tipi di massaggio Ayurvedico andrà a proporvi: in questo caso, saprete di avere di fronte una persona competente.

Se poi chi pratica il massaggio sa cos’è la prakriti, ovvero la costituzione psico-fisica, detta anche costituzione doshica, secondo i principi dell’Ayurveda e può ipotizzare quale sia la vostra, allora è probabile che sappia davvero il fatto suo; se, viceversa, dovesse dimostrare di non conoscere questo termine, allora saremo autorizzati a voler cambiare centro.

Come dicevamo in precedenza, non esiste un unico massaggio ayurvedico, ma ne esistono di numerosi, che vengono utilizzati per curare diversi disturbi:

  • emicrania: tramite massaggi con olio di sandalo dalla fronte alle clavicole, che aumenta l’afflusso sanguigno;
  • prevenzione della caduta dei capelli e formazione della forfora: massaggio Shiroabhyanga sul cuoio capelluto;
  • insonnia: tramite movimenti delicati al viso, il massaggio Mukhabhyanga allevia lo stress e favorisce il riposo; un trattamento adeguato anche per l’ossigenazione della pelle del volto in funzione anti-age;
  • dolori cervicali: il massaggio Griva Abhyanga è indicato per contrastare i dolori muscolari da stress e l’affaticamento di questa zona del capo;
  • schiena: il massaggio ayurvedico Tandabhyanga è una stimolazione parziale del dorso, che scioglie le tensioni muscolari e allevia la stanchezza della schiena e delle spalle;
  • gambe: grazie al massaggio che parte dagli arti inferiori, l’Antikapha oppure il Gamathi, si alleviano gli effetti di gonfiore e adiposi, eliminando anche le tossine tramite il drenaggio del massaggio;
  • cellulite: il massaggio ayurvedico del dosha Kapha favorisce la circolazione e stimola il metabolismo energetico, che scioglie i grassi in eccesso;
  • piedi: il massaggio Padabhyanga viene praticato con oli vegetali sui piedi, per ristabilire una corretta circolazione sanguigna, eliminando l’eventuale gonfiore e i disturbi legati ai dolori articolari.

Il massaggio ayurvedico Gamathi, drenante per le gambe, viene abbinato ad un bagno di vapore per eliminare le tossine e i liquidi in eccesso e per fornire un’immediata sensazione di leggerezza agli arti inferiori. 

Massaggio ayurvedico completo

Il Sarvanga Abhyanga è un massaggio globale, che comprende la manipolazione di corpo, testa e viso, con l’ausilio di un olio tiepido, che va fatto scendere gradualmente dalla testa ai piedi, con movimenti regolari, enfatizzando la manipolazione in alcune zone del corpo sofferenti e praticando un movimento intenso di stimolazione energetica sui chakra.

Muscoli e tessuti sono coinvolti in questo massaggio, che dona un forte benessere al corpo e alla mente, favorendo anche la qualità del sonno notturno. 

In alternativa, esiste un massaggio linfodrenante ayurvedico, detto Phenakam, che agisce eliminando le tossine all’interno di un organismo sovraccarico, specialmente con riferimento al cibo di difficile assimilazione, alcol e medicinali.

Tramite il massaggio manuale, la circolazione linfatica viene stimolata verso i linfonodi presenti all’attaccatura di collo, ascelle, inguine e addome, che fungono da filtri per eliminare le tossine.

L’importanza dell’olio 

Per praticare il massaggio ayurvedico, inoltre, serve un olio specifico in linea con la costituzione doshica dell’individuo: ad esempio, per la costituzione dosha pitta, serve un olio al cocco o al sandalo o eventualmente di riso; per il dosha vata, sarebbe meglio utilizzare un olio alla mandorla, più delicato; per una costituzione dosha kapha, viene invece utilizzato un olio alla jojoba, che riscalda e favorisce la circolazione sanguigna. 

Si tratta di un particolare niente affatto secondario: utilizzare un olio da massaggio comune e sempre uguale per tutti può togliere autenticità alla pratica eseguita.

L’olio utilizzato può fare la differenza tra un bel massaggio ed un’esperienza negativa, perché l’olfatto è uno dei sensi più primitivi che abbiamo, uno dei primi che sviluppiamo ed è quello più intensamente connesso con la parte del cervello più istintiva e antica.

Un buon olio da massaggio deve essere in grado di ridurre la frizione delle manovre applicate, ma senza essere troppo untuoso o lasciare residui; inoltre, deve essere in grado di idratare e nutrire la pelle, cioè deve essere assorbito facilmente. 

Con l’aggiunta di qualche olio essenziale ad hoc, chi conosce la materia può proficuamente praticare contemporaneamente l’aromaterapia.

Controindicazioni

Prima di iniziare un qualsiasi percorso di massaggio, è bene chiedere al ricevente informazioni sulle proprie condizioni fisiche

Dai neonati agli anziani, tutti possono sottoporsi al massaggio tranne in alcune circostanze, quali: ferite o lesioni, febbre, infezioni cutanee o particolari e importanti patologie, per le quali può essere opportuno chiedere un parere medico preliminare. 

Per quanto riguarda la donna in dolce attesa, è prevista la possibilità di un massaggio Ayurvedico in gravidanza, più adeguato al suo stato e preferibilmente dopo il terzo mese.

Conclusione

Ciò che per me è molto importante trasmettere è che ogni individuo è un’anima a sé, con una storia di vita mai uguale: sintomi e disturbi simili possono avere radici diverse e questo è dato dalla propria individualità. 

Come un sarto che cuce su misura un abito, il terapista deve saper trattare e lavorare, personalizzando il più possibile il percorso terapeutico in base al soggetto che ne beneficia. 

Solo in questo modo, a parer mio, è possibile vivere e giovare appieno del benessere che il massaggio è in grado di apportare. 

Il corpo è sciolto e nutrito, i dolori sono alleviati, le funzioni dell’organismo migliorano e il rumore dei pensieri della giornata vengono messi a tacere per lasciare spazio a calma, silenzio e pieno equilibrio psico-fisico

Se avete voglia di provare questa esperienza, ricordate di affidarvi solo a veri esperti del settore.

Namastè!

Massaggi anticellulite: dal linfodrenante al connettivale

Massaggi anticellulite: dal linfodrenante al connettivale

Quello dei massaggi anticellulite è un mercato in costante ascesa. 

Finalmente, anche il mondo occidentale sta capendo l’importanza dei massaggi in generale e, nello specifico, dei massaggi anticellulite: una pratica così semplice e, al contempo, così salutare per il nostro organismo. 

Considerati quasi gli unici strumenti utili per combattere la cellulite, le manipolazioni effettuate nel massaggio anticellulite spesso vengono additati da subito come inefficaci, se non si riscontrino i risultati rapidi sperati.

Tuttavia, nella massoterapia, non sempre si utilizzano tecniche adeguate, diete correlate e mani sapienti.

Prima di tutto, è bene sapere che, in realtà, i massaggi per la cellulite veri e propri non sono denominati tali, dato che la dicitura più adeguata dovrebbe essere quella i massaggi drenanti e linfodrenanti, i quali agiscono sulla circolazione linfatica, appunto, stimolandola nel suo processo di rimozione delle scorie.

I massaggi per cellulite sono degli incredibili alleati per dire addio in fretta alla buccia d’arancia, rigenerando i tessuti.

Grazie a diverse tecniche di manipolazione sulle zone colpite, infatti, lo strato connettivo della pelle si riattiva, si rigenera, si ossigena e riesce a drenare i liquidi e ad eliminare più facilmente le scorie e le tossine, che generano l’infiammazione.

Quindi, esistono diverse tecniche di massaggio anticellulite: alcune agiscono sullo strato più superficiale della pelle, attivando il sistema linfatico; altre, invece, stimolano il tessuto connettivo, agendo proprio dove risiede il problema; altre ancora sono addirittura più intense ed energiche e sono mirate a ravvivare la circolazione sanguigna.

Massaggio linfodrenante

In questo paragrafo, parleremo dell’importanza del massaggio drenante, di quando sia necessario farlo e di quando, invece, potrebbe avere delle controindicazioni.

Questo particolare tipo di massaggio è utilizzato per smaltire la ritenzione idrica in eccesso all’interno del nostro corpo, soprattutto delle gambe. 

Infatti, il massaggio drenante è uno dei modi più accreditati per ridurre la cellulite su alcune zone del corpo delle donne: proprio per questo, sono molto praticati i massaggi alle gambe

Grazie ad un tocco leggero, ma deciso, concentrato sulla superficie della pelle, inizialmente, il massaggio linfodrenante svuota i linfonodi dalla linfa stagnante, spingendola in direzione dei reni e facilitandone l’espulsione. 

Dopo aver liberato i canali, si agisce sulle zone colpite, principalmente cosce, glutei, addome o braccia, agevolando il flusso dei liquidi dai tessuti infiammati ed edematosi in direzione dei linfonodi.

Come tante altre tecniche di massaggio anticellulite, anche quella linfodrenante parte dal basso, quindi da piedi, caviglie e polpacci, e procede verso l’alto, fino ad arrivare al collo e allo sterno, seguendo le linee e la direzione del sistema circolatorio superficiale.

La cellulite, o ritenzione idrica, è un problema atavico per le donne, ma la vita quotidiana degli ultimi tempi sta addirittura peggiorando la situazione, a causa di alcune dinamiche, quali, ad esempio, restare seduti a lungo su una sedia, bere poca acqua, avere un’alimentazione scorretta.

Tutto ciò può portare ad accentuare i problemi di cellulite. 

Migliorare il proprio stile di vita dovrebbe essere una conditio sine qua non, ma, qualora il problema non dovesse risolversi, può essere necessario sottoporsi ad una serie di massaggi anticellulite drenanti, che, oltre ai problemi di ritenzione idrica, possono rivelarsi davvero adatti ad eliminare tutte le scorie e le tossine prodotte dal nostro corpo. 

Massaggi linfodrenanti e massaggi anticellulite benefici e controindicazioni

Eppure, anche il linfodrenaggio può avere delle controindicazioni e, quindi, pur trattandosi di una pratica assolutamente naturale, prima di ogni seduta, è sempre bene sincerarsi del proprio stato di salute e assicurarsi di potersi sottoporre a tale massaggio. 

Le controindicazioni del linfodrenaggio possono essere divise in due grandi categorie: le controindicazioni assolute e relative. 

Le controindicazioni assolute sono quelle patologie come tumori maligni, infiammazioni acute, edema cardiaco, la trombosi venosa profonda e lo scompenso cardiaco, e tutte quelle malattie che non consentono una vita normale: in tal caso, questo tipo di massaggio potrebbe avere soltanto effetti negativi. 

Le controindicazioni relative, invece, sono le infiammazioni croniche, i tumori trattati, i disturbi tiroidei, l’asma bronchiale, lesioni precancerose cutanee, ipotonia e distonia vegetativa e una serie di patologie momentanee, che potrebbero rivelarsi nemiche del massaggio drenante, ma non vita natural durante. 

Ci sono anche altri casi in cui un massaggio drenante potrebbe avere più controindicazioni che effetti benefici, come ad esempio nelle donne che soffrono di fastidiose alterazioni pressorie, come episodi di pressione bassa o di ipertensione arteriosa, oppure, semplicemente, nelle donne indisposte: si consiglia sempre di non sottoporsi a sedute di linfodrenaggio nei giorni di ciclo mestruale. 

Per il resto, invece, i benefici del massaggio linfodrenante sono molteplici, per cui, coloro che non siano affetti dalle patologie sopraindicate potranno abbandonarsi agli effetti positivi di tale trattamento e migliorare anche la circolazione sanguigna

Infatti, il linfodrenaggio è utilizzato soprattutto per il trattamento degli edemi, soprattutto quelli che si vengono a creare a causa dell’accumulo in eccesso del cosiddetto liquido interstiziale.

Tuttavia, fate attenzione: il massaggio drenante non è miracoloso, esistono anche casi in cui le cause di questo accumulo di liquido non sono risolvibili con un semplice massaggio ed è necessario rivolgersi a un esperto, prima di lanciarsi in pericolose autodiagnosi. 

Pur essendo solo un massaggio, infatti, il linfodrenaggio agisce su cute e sottocute, senza interessare direttamente le fasce muscolari: per tale ragione, infatti, alcuni puristi dei massaggi non considerano tale pratica neanche propriamente ascrivibile al grande gruppo dei massaggi.

Massaggio connettivale

Quando il gonfiore è ormai oltre i limiti e la pelle ha assunto la caratteristica sembianza di buccia d’arancia, è tempo di intervenire con una strategia d’urto.

Oltre al massaggio linfodrenante, utile per agevolare l’espulsione dei liquidi dal corpo, è necessario andare più in profondità stimolando il tessuto connettivale con trattamenti anticellulite più energici e intensi.

Grazie alla pressione delle dita e delle nocche sulle zone colpite, il massaggio connettivale riattiva i tessuti, scioglie i blocchi cellulite con forza e accende la circolazione. 

Anche il metabolismo trae grande beneficio da questa tecnica di massaggio, riprendendo slancio e bruciando più grassi.

Il movimento del massaggio connettivale è profondo e alterna momenti più lenti e intensi a fasi veloci e caratterizzate da frizioni più accelerate e strong, ideali per scuotere i tessuti e intervenire sul sistema circolatorio.

Tutto il corpo è coinvolto in questo processo: come succede in altri massaggi contro la cellulite, anche in quello connettivale non ci si concentra solo sulle zone con pelle a materasso, ma si lavora a 360° per un benessere complessivo.

Grazie a questo massaggio, le cellule degli strati cutanei più profondi saranno meglio ossigenati, con una circolazione più veloce. 

Il risultato? La produzione di collagene aumenterà, aiutando i tessuti a ritornare compatti ed elastici, il metabolismo ristabilito farà bruciare più grassi al corpo e i liquidi verranno accompagnati verso i nodi di espulsione, grazie al movimento.

Massaggio Cupping

Si tratta di un’altra tecnica di massaggio di cui abbiamo già parlato in precedenza e che si serve dell’azione meccanica della coppetta, realizzata in vetro o silicone.

Questo massaggio libera del fastidioso inestetismo della cellulite, al fine di ritrovare una forma fisica impeccabile.

Consigli:

  • bevete almeno 2 litri di acqua al giorno: l’acqua è essenziale per aiutare il vostro corpo a smaltire i liquidi in eccesso; infatti, prima ancora della cellulite, è la ritenzione idrica il tuo vero nemico;
  • muovetevi e fate sport: uno stile di vita sedentario è tra le principali cause della cellulite; 
  • se non avete tempo di praticare attività fisica, camminate o prendetevi qualche minuto al giorno per eseguire qualche semplice esercizio in casa;
  • mangiate sano, evitando cibi grassi e fritti.
Riflessologia plantare

Riflessologia plantare: cos'è, benefici e scopi

Avete mai sentito parlare della riflessologia plantare e dei benefici associati ad essa?

Se la risposta è no, siete nel posto giusto: vi spiegheremo da dove nasce la riflessologia plantare, cos’è, per quali scopi è utilizzata e quali benefici comportano.

Le origini della riflessologia plantare

I piedi hanno un ruolo estremamente importante, anche se non sempre sono valorizzati come meritano e in modo da dare il giusto risalto alla loro affascinante storia.
Gli antropologi ritengono che il piede sia il tratto fisico più caratteristico dell’uomo, da quando, cinquanta milioni di anni fa, si è verificato il passaggio dei primi antropoidi dalla postura accovacciata alla postura eretta.
Questa fase fu una tappa fondamentale dell’evoluzione dell’uomo: i suoi arti inferiori si trovarono a dover sostenere il doppio del peso rispetto a quello di cui erano gravati nella postura accovacciata, la colonna vertebrale passò dall’avere una forma ad arco a raddrizzarsi, l’alluce dalla sua forma simile a quella del pollice della mano si evolse allineandosi alle altre dita e il tallone aderì a terra, in modo da poggiare sul terreno e sostenere meglio il peso del corpo.
Ma la storia del piede non si ferma alla sua evoluzione preistorica, anzi, nei secoli è stato ritenuto centrale nella struttura dell’uomo, nella mitologia, nella religione e nella cultura generale. Basta ricordare il mito del tallone di Achille, ma anche un grande come Leonardo da Vinci lo definì un capolavoro di ingegneria e un’opera d’arte, ciò proprio in considerazione del rapporto tra le sue dimensioni e il peso che questo doveva sostenere.
In particolare, il concetto di riflessologia plantare deriva dalla medicina tradizionale cinese, ma fu il dottor William H. Fitzgerald, uno otorinolaringoiatra americano, a introdurre nel 1915 negli Stati Uniti la terapia zonale, secondo la quale alcune parti del piede sono collegate a organi e ad altre parti del corpo, per cui, effettuando una pressione su queste, si liberano dei percorsi energetici, che facilitano la guarigione dell’area del corpo che le corrisponde.
Pochi anni dopo, intorno agli anni ’30, il dottor Eunice Ingram, un fisioterapista americano, introdusse un’altra terapia zonale, sviluppando le tecniche e la mappatura del piede, indicando i punti e le parti del corpo corrispondenti.
Quello del dottor Ingram è il moderno sistema di riflessologia.

Riflessologia plantare cos’è?

La riflessologia consiste in un trattamento olistico, che considera l’individuo come un’entità unica di corpo, spirito e mente: la malattia da trattare non è isolata, ma si opera sulla persona nella sua interezza, per aiutarla a raggiungere un proprio equilibrio.
Non si tratta, quindi, di un banale massaggio al piede, ma si tratta di una tecnica che si basa sulla pressione di specifici punti di pressione o riflessogeni del piede, che si ritiene abbiano delle corrispondenze in tutte le parti del corpo.
Ecco allora come i piedi rivestono un ruolo centrale nella salvaguardia della salute e del benessere dell’individuo, mentre il riflessologo si occupa di attivare il potenziale autocurativo del soggetto.

Riflessologia plantare a cosa serve?

La riflessologia si basa sull’idea per la quale tutti i sistemi del corpo sono strettamente collegati e ha degli obiettivi ben precisi: guarigione, riduzione del dolore e normalizzazione delle funzioni corporee, con particolare attenzione alle zone dolorose, e può essere praticata tranquillamente anche su bambini e donne in gravidanza.
Inoltre, una riflessologia ben eseguita comporta anche un miglioramento del flusso sanguigno in un’area specifica, per cui è utilizzato anche per ridurre la ritenzione idrica e la cellulite e per agevolare il dimagrimento.
Tuttavia, nel caso di alcune malattie, la riflessologia non è curativa, ma ha lo scopo di ridurre e calmare i dolori che derivano da questa.
La reflessologia punta a far innescare i meccanismi per raggiungere l’omeostasi, ossia uno stato di equilibrio e armonia, riducendo la tensione e inducendo il rilassamento.
Una volta rilassato il corpo, può iniziare il processo di guarigione e un massaggio professionale sui punti di riflesso del piede aiuta il riflessologo a individuare le parti del corpo non in equilibrio e a correggerle.
Tuttavia, la reflessologia non serve solo per curare, ma anche per prevenire eventuali disturbi, individuando i problemi già dai primi sintomi e bloccando o rallentando il processo che porta alla malattia.

Riflessologia plantare come funziona?

Questo tipo di massaggio agisce su diversi livelli, quali quello fisiologico, spirituale e psicologico, stilando la sfera fisica, emotiva e mentale del soggetto che vi si sottopone.
Secondo la riflessologia, il corpo è attraversato da canali o sentieri di energia, che collegano gli organi e tutte le sue parti: la sua efficacia dipende dalla rivitalizzazione di tali canali.
Il flusso di energia segue una direzione specifica, per cui, quando un riflessologo esegue un massaggio, trasmette alla persona un’energia particolare, che lo riporta in armonia.
A sua volta, però, il riflessologo riceve dalla persona trattata la sua energia negativa, per cui è importante che questo adotti alcune precauzioni, prima e dopo ogni trattamento, per preservare il proprio benessere:

  • prima e durante il massaggio, è preferibile lavorare su un pavimento di legno, togliete il materiale d’oro, bracciali, collane e orologi e incrociate le bambe sotto il lettino, in modo da bloccare il ritorno delle negatività;
  • dopo il massaggio, prendete tra le mani una lastra di rame per qualche minuto, lavate le mani dopo ogni trattamento e fate una doccia al termine della vostra giornata lavorativa.

Inoltre, prima di eseguire un massaggio plantare, è importante sapere se la persona che si ha davanti sia o meno carica di negatività.
Come?
Offritele un bicchiere di vino annacquato a sua insaputa: se la persona tossisce, significa che è pieno di negatività.
In alternativa, potete preparare accanto al lettino, in un angolo della stanza, tre bicchieri con il 70% di sale grosso e il 30% di acqua: se l’acqua risale il sale grosso ed esce fuori, allora la persona è carica di negatività.
Per impostare un programma di trattamento, il riflessologo svolge una ricerca visiva e tattile dei piedi, così da rilevare quanto utile per avere un quadro generale della situazione: verifica che i piedi abbiamo stessa forma e colore, spinge con le mani per riscoprire i punti privi di energia.
In base alla risposta al dolore, il riflessologo individua se il corpo del soggetto è sano o malato e stila un programma di trattamento.
Durante il trattamento, di solito si avverte una sorta di formicolio o una sensazione di calore e di movimento di energia in tutto il corpo, dovuta alla pressione sulla zona specifica del corpo.
Inoltre, tra le reazioni al trattamento, possono esservi:

  • sudorazione a mani o piedi;
  • sensazione di freddo;
  • tosse;
  • giramenti di testa;
  • risate o pianti;
  • sonnolenza;
  • scomparsa di dolori e fastidi;
  • rilassamento dei muscoli;
  • sete.

Riflessologia plantare benefici

I benefici della riflessologia plantare
I benefici della riflessologia plantare

Il massaggio plantare può essere utilizzato in diverse situazioni ed è utile, in particolare, per:

  • rilassarsi, inteso anche come sistema per scaricare le tensioni del sistema nervoso;
  • depurare un fisico intossicato, in quanto agisce sugli organi deputati all’eliminazione delle tossine dall’organismo;
  • migliorare e stimolare la circolazione linfatica e sanguigna;
  • contrastare il dolore, in quanto agisce sui meccanismi nervosi del corpo, così da alleviare i dolori, stimolando la produzione di endorfine;
  • riequilibrare l’energia del corpo.

Per quanto detto, il trattamento è utile in caso di mal di testa, mal di schiena, problemi gastrointestinali, asma e problemi respiratori, eczema e problemi dermatologici, insonnia, ansia, problemi connessi alla menopausa e dipendenza dal fumo.
Secondo uno studio di Kunz e Kunz, sono stati individuati quattro effetti primari della riflessologia:

  • effetto su determinati organi;
  • miglioramento dei sintomi;
  • effetto di rilassamento;
  • riduzione del dolore.

Inoltre, in virtù di studi specifici condotti in materia, è stato dimostrato che la riflessologia agisce il modo peculiare in relazione ad alcuni disturbi, quali emicrania o cefalea tensiva, attività dei reni, sindrome premestruale, sinusite
Insomma, un’arte affascinante quella della riflessologia plantare e ricca di benefici!

  • 1
  • 2

Corso trucco correttivo

Corso trucco fotografico


© 2018-2020 Fernando Melileo. Tutti i diritti riservati.